venerdì, 14 Giugno, 2024
Politica

La sfinge cinese e la “Santa” alleanza delle autocrazie

Macron e Von der Leyen a Pechino

Cosa ha in mente Xi Jinping? Vuole assecondare Putin nella sua politica di aggressione e di attacco frontale all’Occidente o usare la Russia per consolidare le sue mire egemoniche senza rompere i ponti con l’Europa?
Macron e Ursula von der Leyen a Pechino cercheranno di capirlo. Non sarà un’impresa facile. L’ambiguità della politica cinese da un anno in qua è cresciuta a dismisura. È probabile che, con cinico pragmatismo, Xi non voglia fare una scelta precisa e proverà a tenere i piedi in due scarpe. Da un lato non farà nulla per fermare Putin, e magari si limiterà a non inviargli veri aiuti militari. Dall’altro lato cercherà di tenere stretti i rapporti con l’Europa nel tentativo di staccare l’Unione europea dalla politica americana ormai dichiaratamente ostile alla Cina.
La riuscita di questa alchimia dipende da cosa farà l’Europa: starà al gioco a tutto vantaggio di Xi o eserciterà la sua forza per obbligare la Cina a compiere una scelta netta?

Nel documento di 99 pagine sottoscritto l’anno scorso tra Putin e Xi, pochi giorni prima dell’invasione dell’Ucraina, i toni anti-occidentali erano molto chiari ma non aggressivi. «Le parti (…) si oppongono all’abuso dei valori democratici e all’ingerenza negli affari interni degli Stati sovrani con il pretesto della protezione della democrazia e dei diritti umani… Le parti invitano la comunità internazionale a rispettare la diversità culturale e di civiltà nonché i diritti all’autodeterminazione dei popoli di Paesi diversi… ogni Nazione ha le sue caratteristiche nazionali uniche, la storia, la cultura, il sistema sociale e il livello di sviluppo sociale ed economico che le sono propri, la natura universale dei diritti umani dovrebbe essere vista attraverso il prisma della situazione reale in ogni Paese particolare».

Con la recente visita a Mosca e la successiva pubblicazione della nuova strategia di Putin i toni sono radicalmente cambiati. Si è passati da un anti-occidentalismo difensivo ad un anti-occidentalismo aggressivo. Putin si veste da vittima, dopo aver aggredito un Paese sovrano senza che la Cina condanni questa violazione del diritto internazionale. e proclama che “intende proteggere costantemente i propri interessi nazionali, prestando attenzione prioritaria a ridurre e neutralizzare le minacce alla sicurezza, all’integrità territoriale, alla sovranità, ai valori spirituali e morali tradizionali e allo sviluppo socio-economico della Russia, dei suoi alleati e partner da stati europei ostili, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, l’Unione Europea e il Consiglio d’Europa” e individua negli Stati Uniti il “principale ispiratore, organizzatore ed esecutore dell’aggressiva politica anti-russa dell’Occidente collettivo, fonte dei principali rischi per la sicurezza della Federazione Russa, la pace internazionale, lo sviluppo equilibrato, equo e progressivo dell’umanità”.

Nella sostanza Cina e Russia non vogliono che la libertà e la democrazia vadano a disturbare le loro autocrazie. Ma non si limitano a questo. Pretendono che nessuno ostacoli l’espansione della loro egemonia. Insomma mano libera per loro e mani legate per l’Occidente.

L’Europa non deve farsi né ingannare né schiacciare da questa perversa macchinazione. Se la Cina vuol essere partner dell’Unione non può restare indifferente a ciò che succede nel cuore dell’Europa: sull’Ucraina Xi non può stare con chi difende Kiev e chi l’aggredisce. Faccia le sue scelte ma non si illuda che siano senza conseguenze.

Sarà capace l’Europa di sostenere questa posizione? O prevarrà il calcolo di bottega di ogni singolo Paese?

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