sabato, 25 Giugno, 2022
Esteri

Dal G7 un’azione comune dopo la debacle afgana

In vista del G20 straordinario su iniziativa di Draghi, il G7 deve far capire che il coinvolgimento di Cina e Russia non può costituire un’umiliazione per gli Stati Uniti e l ‘occasione per Putin e Xi per approfittare cinicamente di questa crisi. Strizzare gli occhi ai Talebani e rafforzarne il potere potrebbe rivelarsi un calcolo sbagliato anche per Russia e Cina.

 

La riunione virtuale convocata da Boris Johnson è il primo atto non solo della gestione dell’emergenza,-sicurezza delle evacuazioni e profughi- ma anche della ricostruzione di una politica estera comune tra le grandi potenze occidentali.

La data del 31 agosto pende come una spada di Damocle su tutti i Paesi della coalizione che per 20 anni sono stati impegnati in Afghanistan. Ce la faranno ad ultimare le partenze degli afgani che hanno collaborato con loro? I Talebani usano toni minacciosi se la scadenza non sarà rispettata.

Chiedere una proroga sarebbe forse poco onorevole. In ogni caso la richiesta dovrebbe essere unitaria e non avanzata dagli Stati Uniti.

 

EMERGENZA UMANITARIA

Ma oltre a definire la conclusione dell’uscita dall’Afghanistan, i 7 grandi dovranno approntare una strategia per l’emergenza umanitaria che sarà rappresentata dall’ ondata di profughi che investirà soprattutto l’Europa. L’apertura di corridoi umanitari sarà indispensabile ma sarà necessario programmare quale sarà la gestione dei profughi tra i vari Paesi.

Il vertice dovrà però guardare avanti e porsi una serie di problemi.

 

SICUREZZA E NUOVE MINACCE TERRORISTICHE

Nell’ordine il primo è quello della sicurezza e del terrorismo.

E’ inevitabile che il trionfo dei Talebani accenda in tutte le organizzazioni del terrore la voglia di approfittare di questo momento di debolezza dell’Occidente per colpire gli Stati Uniti e i loro alleati.

Peraltro, nel bacino del Mediterraneo ci sono due Paesi, Libia e Tunisia, che potrebbero essere il luogo ideale per il reclutamento di nuovi “soldati” dell’internazionale del terrore. L’Afghanistan talebano è il primo Stato sovrano, con territorio  e confini definiti, che è in mano ad un gruppo terroristico, molto più forte dell’Isis che il suo autodefinito Stato se l’era dovuto ritagliare tra la Siria e l’Iraq. I rischi sono due

  • una competizione tra le varie fazioni (Isis, Al Qaeda e altri gruppi jihadisti) per dimostrare chi la fa più grossa
  • l ‘uso del territorio afgano per l’addestramento non solo di squadre ma di un vero e proprio esercito del terrore che potrà disporre di armi e mezzi sofisticati lasciati dalla resa dell’esercito afgano.

 

CHE FARE PER LA RESISTENZA CONTRO I TALEBANI?

Il secondo tema che i 7 grandi dovrebbero affrontare è la definizione di una strategia comune per il dopo 31 agosto: disinteressarsi di ciò che succederà abbandonando la popolazione afgana ai soprusi dei Talebani oppure aiutare i gruppi di resistenza e mettere in guardia i nuovi padroni non solo in tema di terrorismo ma anche di rispetto dei diritti umani.

Ciò che conta più di tutto però è dare un segnale forte e inequivocabile: dopo gli errori commessi l’Occidente è compatto, la credibilità degli Stati Uniti non è in discussione e, d’ora in poi, le strategie  internazionali saranno concordate meglio, in maniera coordinata e paritaria.

 

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