martedì, 24 Maggio, 2022
Attualità

Il Papa: “Flagello atroce”. I nuovi schiavi più di 40 milioni

Il commercio di esseri umani non è più legale ma sappiamo che in tutto il mondo esistono nuove forme di schiavitù. “Lavoriamo insieme per sradicare il flagello atroce della schiavitù moderna che ancora oggi incatena milioni di persone alla disumanità e all’umiliazione” è, infatti, il monito contenuto nel tweet di Papa Francesco dedicato alla Giornata internazionale per la commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione. 

 
Già nel 2014, durante la cerimonia per la firma della Dichiarazione contro la schiavitù da parte dei leader religiosi, il Pontefice aveva detto: “La schiavitù moderna – in forma di tratta delle persone, lavoro forzato, prostituzione, traffico di organi – è un crimine di lesa umanità”. Si stima che nel mondo le nuove vittime siano attualmente più di 40 milioni, un dato tre volte superiore rispetto a quello legato al periodo della tratta transatlantica.
LE MODERNE FORME DI SCHIAVITÙ

“È impossibile ignorare lo sguardo sofferente di coloro che sanno di non potersi liberare da soli dalle catene che li tengono imprigionati con la paura e il ricatto”. A scriverlo è Don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII, in un editoriale su Famiglia Cristiana: «Tra le creature più indifese le giovanissime rapite, ingannate e sfruttate fino a ridurle a bancomat umani delle peggiori organizzazioni criminali tra loro in competizione per dividersi il turpe mercato del mercimonio coatto».  Ma non sono solo i marciapiedi a essere teatro di indecenti schiavitù, ricorda il sacerdote, bensì anche i cantieri abusivi nei quali si è raggiunto il livello record di morti bianche, il caporalato nei campi, i settori legati al turismo sessuale e all’accattonaggio, le occupazioni in nero come badanti o babysitter, il traffico internazionale di organi.

LE STORIA
La Giornata è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 2007 per ricordare i quattrocento anni – tra il XV e il XIX – in cui milioni di donne e uomini furono strappati dalle loro terre in Africa per essere venduti come schiavi nelle Americhe ma anche commemorare quanto accaduto nella notte tra il 22 e il 23 agosto del 1791 quando sull’isola di Santo Domingo, oggi Haiti e Repubblica Domenicana, ebbe origine la rivolta guidata dal generale Toussaint Louverture, ex schiavo. Papa Pio II, scrivendo nel 1462 a un vescovo che partiva per una missione nell’attuale Guinea Bissau, definì la tratta degli esseri umani “magnum scelus” un “crimine enorme”. Eppure, bisognerà attendere il 2 dicembre 1949 per l’approvazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Convenzione per la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui. Ma perché la storia non si ripeta, la scorsa settimana anche 14 leader religiosi africani hanno sottoscritto ad Accra, in Ghana, la “Dichiarazione congiunta contro la schiavitù moderna”, iniziativa del Global Freedom Network, una coalizione interreligiosa impegnata nella lotta contro il traffico di esseri umani, nella promozione del commercio etico, nella assistenza alle vittime e ai sopravvissuti e sensibilizzazione di governi e politici.
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