lunedì, 20 Settembre, 2021
Politica

Chi rischia con la crisi

Chi rischia di più è l’Italia che avrebbe bisogno di armonia nazionale e stabilità politica. Conte rischia di uscire di scena, Renzi di risultare irrilevante, Pd e 5S di mettere in crisi delicati equilibri interni, Forza Italia di perdere pezzi, Salvini di essere il collante della destra e Meloni di restare isolata.

Se la cultura del rischio fosse più diffusa molte scelte della politica italiana sarebbero meno azzardate e anche più responsabili. E tante decisioni dettate dalla convenienza si rivelerebbero calcoli sbagliati.

Questa crisi politica comporta enormi rischi.

Chi rischia di più è l’Italia che, mai come adesso, avrebbe bisogno di armonia nazionale e stabilità per esprimere il meglio di sé nella riscrittura urgente del Piano di ripresa e nella sua attuazione. Il vuoto di potere e il clima polemico che si respira non è quello che ci voleva. Se poi il gioco scappasse di mano e si andasse alle elezioni, bisognerebbe mettere nel conto almeno 4-5 mesi di conflitti, assenza di Governo e Parlamento. Un disastro.

Sul piano politico tutti corrono dei rischi.

Innanzitutto il Presidente del Consiglio dimissionario. Per Conte questa è la partita più difficile che può segnare o la sua conquista del ruolo leader politico o l’inizio di una uscita di scena. Dovrà mettere insieme una maggioranza ampia, ricostruire un clima di fiducia con componenti interne al Pd e ai 5 Stelle che non lo amano particolarmente, saper dare il giusto ruolo a nuovi possibili alleati, riannodare un dialogo con le componenti più ragionevoli di Italia Viva, gestire con maggiore collegialità il Governo e migliorare i rapporti con una stampa che gli è stata molto ostile. Impresa tutt’altro che facile. Se non riuscirà a formare un governo forse avrà un ministero di prestigio ma l’alto consenso di cui ancora gode si assottiglierà rapidamente e la prospettiva di un suo partito sarà più problematica.

I 5 stelle rischiano la deflagrazione. Seminare zizzania tra di loro è diventato un gioco facile e spregiudicato cui molti si dedicano. Di Maio è oggi un leader più equilibrato e sembra aver appreso alcune dure lezioni degli ultimi 3 anni. Quindi tocca a lui ricucire un minimo di concordia tra le anime del Movimento, evitare di cedere alle sirene di chi lo vorrebbe al posto di Conte a Palazzo Chigi: una ipotesi che farebbe saltare la collaborazione con il Pd e farebbe esplodere una faida interna devastante. Inutile dire che Di Maio deve evitare a tutti i costi le elezioni anticipate che scatenerebbero un caos incontrollabile tra gli attuali parlamentari 5 Stelle.

Il Pd corre vari rischi. Zingaretti finora è riuscito a tenerlo faticosamente unito, dopo le scissioni di Calenda e Renzi. Ma nulla è scontato. Le varie correnti potrebbero riprendere fiato, ambizioni personali potrebbero squilibrare i delicati rapporti interni. Se Conte saltasse definitivamente, sarebbe complicato ricomporre un’alleanza senza vincitori né vinti con i 5 Stelle. Zingaretti deve evitare di soccombere al tatticismo di Renzi, che dall’esterno vorrebbe dettare la linea al Pd: non può dargliela vinta al senatore di Rignano ma neanche può creare attriti con chi nel partito ha ancora legami con l’ex segretario. Operazione molto delicata.

Tre sono i rischi che corre Renzi. Se Conte mette insieme una maggioranza più ampia il peso di Italia Viva nella coalizione diminuisce e rischia di diventare irrilevante. Se, temendo questo, Renzi si oppone all’allargamento della maggiorana rischia di perdere per strada una parte dei suoi seguaci. Se Conte salta per un veto di Renzi la responsabilità dell’avvitamento della crisi e di eventuali elezioni anticipate ricadrà sul leader di Italia Viva che difficilmente sopravvivrebbe ad una prevedibile sconfitta elettorale.

A destra, al di là della apparente unità di facciata, Salvini rischia di perdere il ruolo di primo attore della coalizione oscillando tra la richiesta di elezioni e la disponibilità a un governo di unità nazionale. Meloni rischia meno, ma potrebbe restare isolata nella sua intransigenza in favore delle urne. Berlusconi è quello che rischia di più: se rimane schiacciato sulle posizioni di Salvini si preclude la possibilità di tornare in gioco magari per un governo di salvezza nazionale e rischia di perdere deputati e senatori disponibili a sostenere un governo europeista e non di parte. Se si sfila dall’alleanza con Salvini dovrà dire addio per sempre al sogno di aspirare al Quirinale.

Valeva la pena per i partiti imbarcarsi in tutti questi rischi? E ora sperano che sia Mattarella a togliere le castagne dal fuoco…

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