lunedì, 27 Settembre, 2021
Politica

Maggioranza tra verifica ed elezioni anticipate

A gennaio, dopo la lunga vacanza natalizia, i 4 partiti di maggioranza (5 stelle, Pd, Italia Viva e Leu) saranno convocati da Giuseppe Conte per fare il punto nave e decidere la rotta da seguire.

È una buona idea e il Presidente del Consiglio ha fatto bene a lanciarla nel bel mezzo di una situazione confusa. A Conte avevamo suggerito anche di fare qualcosa di analogo ai primi di ottobre chiedendo un voto di fiducia su un documento che indicasse con precisione le linee programmatiche della legge di Bilancio. Questo passaggio avrebbe vincolato i partiti di maggioranza a evitare lo spettacolino poco edificante delle valanghe di emendamenti presentati per tutelare questo o quest’altro interesse.

Sul tavolo della verifica Conte dovrà porre innanzitutto una questione politica: vogliamo andare avanti seriamente e fino a quando? Se l’orizzonte è quello dei tre anni che mancano alla fine della legislatura, il tempo per realizzare riforme incisive c’è. A parole nessuno dovrebbe negare che sia questo l’orizzonte temporale del governo. E Conte dovrebbe essere così abile a prendere tutti in parola e costringerli a stilare una serie di riforme e di obiettivi da raggiungere in tempi certi.

Naturalmente, questo potrebbe non bastare, ma   carta canta e un documento con impegni precisi con le firme dei vari leader potrebbe essere sempre esibito davanti all’opinione pubblica per inchiodare chi volesse disattendere gli impegni presi.

Un coraggioso lavoro di snellimento e semplificazione della burocrazia sarebbe una priorità insieme a regole più semplici che consentano di “cantierare” in pochi mesi opere pubbliche e di rendere possibile la messa in attività di nuove imprese private nel giro di massimo un mese.

Un massiccio intervento, anche con trasferimento di personale, nell’amministrazione della Giustizia dovrebbe imprimere un forte accelerazione ai processi prima nel settore civile e poi in quello penale.

Norme più severe sulla concorrenza nei servizi con tutele reali e non fittizie dei consumatori potrebbero far aumentare l’efficienza e la produttività complessiva del sistema paese. Sono queste riforme che costano poco. Di più costerebbe l’indispensabile rilancio della scuola, dell’università e della ricerca in un’ottica orientata a colmare il vallo che separa l’istruzione dal mondo della produzione e del lavoro. In tre anni si può.

Ma Conte deve stare attento alle trappole e soprattutto ai giochi di chi ha interesse ad anticipare il voto. E qui si torna al tema della legge elettorale e alla riduzione del numero dei parlamentari.

Se, anche senza dirlo, ci fosse la volontà di nullificare la riforma costituzionale del taglio dei parlamentari, bisognerebbe andare ad elezioni anticipate il prima possibile per continuare ad eleggere 630 deputati e 315 senatori. Ma con quale legge elettorale? Se rimane l’attuale alta quota maggioritaria il vantaggio della Lega è scontato. Se questa quota viene abolita e si passa semplicemente ad un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 3%, c’è posto per tutti. La scommessa è che l’intera galassia che include Pd, 5 stelle, Leu, Italia viva, Azione, Più Europa, totalizzi nel complesso un buon 52%. In quel caso avremmo un governo esapartito, di difficile gestione e non è scontato che sia Conte a poterlo guidare.

C’è poi l’incognita dei rapporti tra Salvini e Di Maio. Dopo le eventuali elezioni anticipate, Salvini potrebbe decidere di fare a meno di Fratelli d’Italia e di rilanciare a Di Maio l’offerta della Presidenza del consiglio per un nuovo governo gialloverde. Di Maio stavolta non rinuncerebbe facilmente ma rischierebbe di perdere definitivamente il controllo del partito la cui maggioranza oggi sembra più vicina ad un’alleanza stabile con la sinistra che non ad una riedizione dell’asse con Salvini.

Le incognite sono tante. Conte ha tutto l’interesse che il Governo attuale vada avanti per i prossimi 3 anni. Ma forse è l’unico che fa questa valutazione.

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