giovedì, 8 Dicembre, 2022
Politica

Meloni trascina il centrodestra alla vittoria. Subito un governo solido e autorevole

Nel centrodestra una vincente e due perdenti. Giorgia Meloni registra un successo personale senza precedenti, proprio mentre Forza Italia e la Lega segnano una sconfitta di grandi dimensioni. E questo le dà mani libere nella formazione del nuovo governo: non dovrà sottostare più di tanto alle richieste dei suoi alleati.

Ma è sbagliato pensare che Meloni sia cresciuta solo “cannibalizzando” i voti dei suoi alleati. La conquista di consenso di Fratelli d’Italia è andata ben oltre la somma delle perdite dei due tradizionali alleati.

Meloni può ora guardare a Palazzo Chigi contando sul sostegno di Berlusconi e Salvini il cui peso politico risulta molto ridimensionato. La leader di Fratelli d’Italia avrà così ampi margini per plasmare il nuovo governo senza dover troppo concedere alle pretese dei suoi alleati. In questo quadro appare difficile che Salvini possa immaginare di tornar al Ministero dell’Interno

Meloni ha bisogno di presentare una squadra di ministri autorevole formata anche da personalità che godono di prestigio personale al di là della loro appartenenza politica.

L’ipotesi che il centrodestra possa modificare da solo la Costituzione senza ricorrere a referendum confermativi sembra impraticabile.

I tormenti di Letta

Problemi sicuramente ci saranno per la leadership di Salvini nella Lega. E anche Forza Italia dovrà avviare una seria riflessione sul suo futuro.

Un forte ripensamento sarà necessario anche nel Pd. Non è riuscito a tenere unito il famoso campo largo ha perso a sinistra i 5stelle e al centro Renzi-Calenda e porta a casa un risultato davvero deludente di poco sopra il 18% del 2018. La segreteria Letta sarà messa in discussione. Ma sarebbe ora che l’intero partito riflettesse sul suo futuro per evitare di finire come i socialisti francesi. Certo sarebbe davvero penoso che il Pd cercasse di uscire dall0angolo imp0lorand una collaborazione con il Movimento 5 Stelle.

Conte canta vittoria

Giuseppe Conte descriverà uno scampato pericolo come un grande trionfo. Ne è capace. Dal 32,7% del 2018 il M5S passa a meno della metà. Non si può dire che sia un successo, Ma Conte ha evitato che la frana diventasse una valanga devastante e ha il vantaggio di avere un partito in cui non ha leader concorrenti: Di Maio è fuori, Di Battista si dedica ai suoi documentari e Grillo ha altri grilli per la testa. Conte potrà maramaldeggiare sulla parte del Pd che ha voluto la rottura con il Movimento e sicuramente farà la voce grossa ponendo condizioni per riprendere una collaborazione qualsiasi.

Calenda-Renzi e i cocci dell’area moderata

 Si aspettava sicuramente di più il neonato Terzo polo. Ma non può lamentarsi. È una buona partenza, richiederà molta fatica per essere consolidata in una vera forza politica a due teste e non disperdersi nel volgere di poche settimane. La sfida per il Terzo Polo è rimettere insieme i cocci di un’area moderata che appare ancor disorientata e in cerca di una stabile dimora. Calenda e Renzi non sosterranno il governo guidato da meloni ma non potranno fare un’opposizione preconcetta. Anzi, potrebbero approfittare della debolezza di Forza Itale e dell’irrilevanza della Lega per tentare una sorta di opposizione costruttiva sui contenuti soprattutto economici del Governo.

Chi penserà agli astenuti?

Circa 20 milioni di italiani non sono andati a votare. ma dovranno comunque essere rappresentati. Sembra una contraddizione ma non lo è. In democrazia anche chi-sbagliando- non esprime un voto ha diritto ad essere ascoltato. Chi si prenderà cura di questa enorme fetta dell’elettorato che è ampiamente il primo partito italiano?

È questa la sfida che investe vincenti e perdenti di questa tornata elettorale. In gioco è la tenuta della nostra vita democratica e anche la stessa ragion d’essere dei partiti ridotti sempre più a comitati elettorali o sinedri di oligarchie di potere.

Niente brindisi a Mosca

Sono falliti i tentativi della Russia di influenzare le elezioni e di spostare consensi verso i partiti che hanno mostrato “comprensione” per le bravate di Putin. È un buon segnale che dimostra quanto sia solido l’ancoraggio dell’Italia all’Occidente e quanto sia ampio il consenso verso una politica estera in cui l’Italia agisce in sintonia con Paesi liberi e democratici e non subisce le pressioni delle autocrazie.

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