giovedì, 8 Dicembre, 2022
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Prossimo governo. Tempi strettissimi e cifre da capogiro

Primi 100 giorni da shock per il Governo che verrà. Ad iniziare dalle risorse da trovare, dai 35 ai 40 miliardi, per arginare il caro bollette. A complicare la situazione le date ravvicinate per rispettare gli adempimenti di legge su Finanziaria e Bilancio. Sarà un rally di decisione dove non sarà possibile sbagliate tempi e scelte.

Un rally di difficoltà

La legge di bilancio 2023 dovrà essere decisa entro il 27 settembre e sarà il governo uscente a presentare la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef), mentre spetterà al nuovo esecutivo redigere entro il 15 ottobre il Documento programmatico di bilancio (Dpb) ed entro il 20 ottobre il disegno di legge di bilancio.
“Scadenze, queste ultime due”, fa presente la Cgia società di analisi socio finanziarie di Mestre, che ha pubblicato un dettagliato report sull’argomento, “che quasi certamente non potranno essere rispettate, visto che la prima seduta delle nuove Camere è stata fissata il 13 ottobre. Anche approvare in tempo la finanziaria 2023 non sarà facile: per legge il voto definitivo deve avvenire entro il 31 dicembre, altrimenti scatta l’esercizio provvisorio”. Stando quindi alle date, i tempi a disposizione sono strettissimi e non sarà facile trovare tutte le risorse per confermare anche per l’anno in arrivo i provvedimenti introdotti dal governo Draghi.

Obiettivo trovare 35-40 miliardi

Senza approvare alcuna misura promessa in questa campagna elettorale, “il nuovo Governo dovrà comunque trovare entro il prossimo 31 dicembre almeno 40 miliardi di euro; di cui 5 miliardi”, calcola la Cgia, “per estendere anche al mese di dicembre gli effetti contro il caro energia introdotti la settimana scorsa con il decreto Aiuti ter e altri 35 miliardi per consentire, attraverso la prossima legge di bilancio, che alcuni provvedimenti introdotti dal Governo Draghi non decadano con l’avvio del nuovo anno”.

Esecutivo a caccia di risorse

In altre parole, sottolinea l’Ufficio studi della Cgia, il nuovo esecutivo che “uscirà” dalle urne ha già una ipoteca da 40 miliardi di euro e sarà quasi impossibile mantenere, almeno nei primi 100 giorni, le promesse elettorali annunciate in questi ultimi due mesi. Ad esempio, “la drastica riduzione delle tasse, la riforma delle pensioni, il taglio del cuneo fiscale, etc. Senza contare che se il nuovo inquilino di Palazzo Chigi”, evidenzia la Cgia, “vorrà intervenire con ulteriori provvedimenti per mitigare il caro energia saranno necessari, come da tempo ripetono gli artigiani mestrini, “altri 35 miliardi di euro per ridurre di almeno la metà i rincari che si sono abbattuti quest’anno su famiglie e imprese”.

Dove andranno i miliardi

I 35 miliardi serviranno per decisioni già prese. Quasi 15 miliardi di euro per rinnovare nei primo trimestre le misure contro il caro energia previste dal decreto Aiuti ter; ne serviranno poi almeno 8,5 per indicizzare le pensioni; altri 5 miliardi per il rinnovo del contratto del pubblico impiego. A conti fatti serviranno anche 4,5 miliardi per lo sconto contributivo del 2% a carico dei lavoratori dipendenti con reddito fino a 35 mila euro; Da prevedere, infine 2 miliardi di euro di spese indifferibili.

Inflazione e stagflazione

In questo contesto di crisi i due scenari più temuti, con la corsa dei prezzi e il non avere soldi per gli acquisti, si vanno delineando con maggiore evidenza. Per l’Ufficio studi della Cgia, “È in arrivo la stagflazione. Il pericolo che l’economia del nostro Paese stia scivolando lentamente verso la stagflazione è molto elevato”, sottolinea la società mestrina, “Questo fenomeno, ai più sconosciuto, si manifesta raramente, ovvero quando ad una crescita economica tendente allo zero, o addirittura negativa, si affianca un’inflazione molto alta che fa aumentare in misura molto preoccupante il tasso di disoccupazione”.

Il ritorno agli anni ‘70

Una previsione, secondo la Cgia, che potrebbe verificarsi l’anno prossimo anche in Italia, così come già è successo nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso. “Gli effetti della guerra in Ucraina, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici rischiano, nel medio periodo, di spingere l’economia verso una crescita pari a zero, con una inflazione che si avvierebbe a toccare le due cifre”.

Meno tasse e spesa corrente

“Contrastare la stagflazione è un’operazione estremamente complessa”, spiegano gli analisti della Cgia, “Per invertire la spinta inflazionistica, gli esperti sostengono che le banche centrali dovrebbero contenere le misure espansive e aumentare i tassi di interesse, operazione già in corso che provocherà la diminuzione della massa monetaria in circolazione”.

Debito pubblico, Italia top

È evidente che avendo un rapporto debito/Pil tra i più elevati al mondo, con l’aumento dei tassi di interesse l’Italia registrerebbe un deciso incremento del costo del debito pubblico. “Altresì, bisognerebbe intervenire simultaneamente almeno su altri due versanti”, propone la Cgia, “in primo luogo, attraverso la drastica riduzione della spesa corrente e, in secondo luogo, con il taglio della pressione fiscale, unici strumenti efficaci in grado di stimolare i consumi e per questa via alimentare anche la domanda aggregata di beni e servizi. Operazioni, queste ultime”, conclude l’Ufficio studi, “non facili da applicare in misura importante, almeno fino a quando non verrà ‘rivisto’ il Patto di Stabilità a livello europeo”.

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