Quasi 50mila migranti sono entrati nelle ultime 24 ore a Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa settentrionale del Marocco, travolgendo i controlli di frontiera e portando al collasso il sistema di accoglienza. Almeno 19 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’isola a nuoto, aggirando il frangiflutti del Tarajal. Centinaia di migranti, tra cui numerosi minorenni, hanno trascorso la notte nei parchi, nei parcheggi e lungo le strade, mentre gli arrivi sono proseguiti anche questa mattina via mare e attraverso la zona industriale al confine.
La stima, diffusa dal ministero dell’Interno di Madrid e confermata dalle forze di sicurezza, equivale a quasi il 60% degli 83.600 abitanti della città autonoma e supera ampiamente i circa 10mila ingressi registrati durante la crisi del maggio 2021.
Il governo spagnolo ha mobilitato le unità dell’esercito presenti nell’enclave a sostegno della Guardia Civil. A Melilla, l’altra città autonoma spagnola in territorio nordafricano, è stato chiuso il valico di Beni Enzar dopo l’ingresso di altre 300-400 persone. Sul versante marocchino la polizia ha rafforzato i controlli a Fnidq, impiegando reparti antisommossa e cannoni ad acqua. Durante gli scontri sono state lanciate pietre e incendiate alcune automobili.
Sánchez in visita
Il premier Pedro Sánchez è atteso oggi a Ceuta insieme al ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska. Dopo un sopralluogo al valico del Tarajal, parteciperà a una riunione con il presidente della città autonoma Juan Jesús Vivas, i vertici di Polizia e Guardia Civil, la Croce Rossa e i responsabili del centro di accoglienza. Sánchez ha discusso della crisi anche con Re Felipe VI, che ha sentito telefonicamente Vivas. Madrid ha annunciato che procederà al rimpatrio dei migranti sulla base degli accordi con Marocco, Mauritania e Senegal, precisando però che le operazioni non saranno immediate e che ogni posizione dovrà essere esaminata individualmente, distinguendo in particolare tra adulti e minori.
Rabat accusa le organizzazioni criminali
Rabat attribuisce l’afflusso alle “organizzazioni criminali” che avrebbero diffuso false informazioni e sfruttato la vulnerabilità dei migranti. Anche il governo spagnolo sostiene che le reti di trafficanti abbiano approfittato dell’interpretazione di una sentenza della Corte Suprema che vieta il rimpatrio immediato di chi raggiunge la costa a nuoto. Madrid nega invece qualsiasi legame con la recente procedura straordinaria di regolarizzazione, alla quale i nuovi arrivati non potrebbero accedere.
Scontro tra Roma e Madrid
La crisi ha aperto uno scontro diplomatico tra Italia e Spagna. Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che Roma valuta la sospensione di Schengen con il Paese iberico. “È sbagliata la scelta di Madrid, l’immigrazione incontrollata è un pericolo per la sicurezza”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, criticando la regolarizzazione decisa dal governo Sánchez.
Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito le parole italiane “indegne” e ha convocato l’ambasciatore d’Italia a Madrid. “Da un Paese amico e partner ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica”, ha affermato, accusando Roma di utilizzare politicamente l’emergenza.






dovrebbe essere l’ U.E a sospendere il trattato di Schengen visto che la Spagna ha consentito se non incentivato l’immagine clandestina. Ora la gestisca e se ne assuma le responsabilità. Non esiste alcun motivo per consentire loro di girare per l’Europa in libertà.