Per quattro anni l’India ha trasformato la crisi energetica globale in un vantaggio strategico. L’embargo occidentale sul petrolio russo ha dirottato milioni di barili verso le raffinerie indiane, spesso a prezzi scontati, garantendo a Nuova Delhi una fonte abbondante e conveniente per soddisfare la domanda di un Paese che importa oltre l’88% del suo fabbisogno di greggio. Ora quel vantaggio rischia di diventare una vulnerabilità geopolitica.
La Camera dei Rappresentanti USA ha approvato una legge che concede al presidente Donald Trump ampi poteri per imporre sanzioni alla Russia e dazi fino al 100% ai Paesi che acquistano petrolio e gas russi. Tra i più esposti ci sono India e Cina, che insieme assorbono quasi l’87% delle esportazioni di greggio di Mosca. Nel solo 2026, la Russia ha fornito 30,3% delle importazioni indiane, pari a 40,8 miliardi di dollari.
A luglio, il greggio russo ha rappresentato oltre metà degli arrivi nei porti indiani, superando la somma di fornitori storici come Arabia Saudita, Emirati, Oman e Stati Uniti. Secondo Ajay Srivastava, ex funzionario commerciale indiano, la legge americana è “un tentativo pericoloso di forzare l’India a firmare un accordo bilaterale sbilanciato”. Nuova Delhi, sostiene, compra petrolio russo “per garantire energia accessibile a 1,4 miliardi di persone, non per finanziare la guerra”.
Ma la convenienza del greggio russo non è più quella del 2022: gli sconti si sono ridotti, la competizione è aumentata e i rischi legati a trasporto, assicurazioni e compliance sono cresciuti. Il vero nodo, però, è un altro: i dazi USA non colpirebbero il petrolio russo diretto in India, ma le esportazioni indiane verso gli Stati Uniti, un mercato da 104 miliardi di dollari l’anno. Elettronica, farmaceutica, macchinari, tessili e prodotti petroliferi rischiano di essere travolti da tariffe punitive.
Secondo Michael Kugelman dell’Atlantic Council, l’impatto sarebbe “grave e nel momento peggiore”, proprio mentre India e USA stanno negoziando un accordo commerciale delicato. L’India ha diversificato i partner, rafforzando i legami con UE e Cina, ma un dazio fino al 100% su un mercato chiave resterebbe “una pessima notizia, comunque la si guardi”.





