Parallelamente al ritorno della skinny culture, che per un momento sembrava superata dalla body positivity, nei social sta prendendo spazio un modello femminile molto diverso, quello delle cosiddette muscle mommy, dal corpo non certo esile, ma allenato, tonico, muscoloso, visibilmente forte. E in questo caso il muscolo non viene mostrato come un risultato estetico, ma come il segno visibile di un duro percorso fatto di allenamento, disciplina, costanza e capacità fisica.
Sono numerose le creator, che costruiscono parte della propria immagine intorno al fitness, agli allenamenti di forza e alle trasformazioni del corpo. Anche alcune celebrity, per anni associate a un’estetica fortemente legata alla magrezza o al raggiungimento di questa, sembrano oggi avvicinarsi, almeno in parte, a un’immagine più atletica. È il caso, per esempio, di Hailey Bieber, che negli ultimi tempi ha mostrato una maggiore attenzione allo strength training, mentre Khloé Kardashian da più tempo ha integrato pesi, allenamento di forza e performance fisica nella propria narrazione pubblica.
Online è possibile vedere anche forme più estreme di questa nuova tendenza, che vuole la donna fuori dall’antico stereotipo di “sesso debole”, sia sul piano della resistenza fisica sia su quello emotivo. Non è difficile incontrare video di donne, anche molto giovani, che scelgono di trascorrere settimane o mesi in camp e scuole di arti marziali, soprattutto in Asia, a Muay Thai in Thailandia o in scuole e accademie in Cina, con percorsi legati al kung fu o ispirati alle tradizioni Shaolin. Si tratta di allenamenti davvero molto rigorosi, a volte anche estremamente violenti.
In questi casi il corpo femminile non viene più soltanto osservato o mostrato. Viene allenato, messo alla prova, reso più resistente. E proprio la capacità di sopportare, apprendere e migliorare sembra diventare parte integrante dell’immagine che queste donne vogliono costruire di sé.
Le muscle mommy
Ma torniamo alle muscle mommy, donne dal fisico visibilmente muscoloso e forte. Nei social il termine viene utilizzato spesso in modo ironico, ammirativo o anche sessualizzato e, con il tempo, è stato adottato anche da molte creator del mondo fitness.
Si tratta di donne che si sottopongono a allenamenti intensi per ottenere maggiore forza e aumento della massa muscolare. L’estetica continua naturalmente ad avere un peso importante, ma raramente è l’unico elemento del racconto. Nelle immagini non c’è solo il corpo, ma l’allenamento, la routine, la costanza, la gestione dell’alimentazione e la capacità di seguire un programma nel tempo. La forza fisica diventa così anche la dimostrazione visibile di un percorso e di una nuova determinazione. Un modello ideale che sembra rappresentare l’opposto di quello della skinny girl che ha dominato altri momenti della cultura estetica contemporanea e il cui obiettivo era spesso occupare meno spazio, pesare meno, entrare in una determinata taglia. Nei casi più estremi la ricerca della magrezza poteva trasformarsi in restrizione alimentare e in un rapporto problematico con il peso e con il cibo.
La narrazione legata alle muscle mommy appare, dunque, almeno a prima vista, molto diversa. L’obiettivo dichiarato non è diventare sempre più piccole, ma al contrario aumentare le proprie capacità e vedere il corpo cambiare grazie all’allenamento. Questo, però, non si traduce automaticamente in una libertà dalle stesse dinamiche di controllo che hanno caratterizzato quelli precedenti. L’ossessione per il corpo non scompare necessariamente quando cambia la forma del corpo desiderato. Può semplicemente cambiare linguaggio.
In questi casi il controllo delle calorie può essere sostituito da un controllo altrettanto rigido di proteine e macronutrienti, le ore trascorse ad allenarsi possono diventare una nuova misura del proprio valore e la ricerca di una definizione muscolare sempre maggiore può spingere alcune persone verso comportamenti poco equilibrati. Nei casi più estremi può entrare in gioco anche l’uso improprio di sostanze finalizzate ad aumentare la massa muscolare o a modificare la composizione corporea.
Il rischio, quindi, è che anche il corpo forte finisca per trasformarsi in un corpo obbligatorio, non più necessariamente sottile, ma comunque sottoposto alla richiesta continua di essere performante, disciplinato, definito e sotto controllo. In questo senso, il passaggio da un ideale di magrezza a uno di muscolarità non rappresenta automaticamente una liberazione. Può certamente ampliare ciò che viene considerato accettabile o desiderabile nel corpo femminile, soprattutto perché introduce forza, capacità e presenza fisica in un immaginario che per molto tempo ha premiato soprattutto la sottrazione. Ma può anche produrre nuove forme di pressione se avere i muscoli diventa un altro requisito da inseguire.
Allenamenti estremi
Come abbiamo detto ci sono, poi, i percorsi di allenamento legati alle arti marziali. Le destinazioni e le discipline possono essere molto diverse. Non si tratta, quindi, di un unico fenomeno, né di una singola scuola o metodologia, ma in ogni caso le donne scelgono deliberatamente di sottoporre il proprio corpo a una fatica estrema per scoprirne capacità e superare la tradizionale rappresentazione della femminilità.
Tra i contenuti più spettacolari ci sono proprio quelli girati in scuole o camp con allenamenti ispirati alla tradizione Shaolin. Alcuni video mostrano esercizi di resistenza estrema, sessioni molto lunghe, allenamenti sotto la pioggia, attività nell’acqua fredda, esercizi di condizionamento fisico e, in determinati casi, pratiche che prevedono impatti o colpi controllati sul corpo. “E’ indubbio che il corpo maschile sottoposto a fatica, disciplina, combattimento e dolore fisico appartiene da tempo a un immaginario molto familiare, al contrario del corpo femminile che è stato invece raccontato attraverso categorie come bellezza, delicatezza, sensualità, vulnerabilità e necessità di protezione.” Anche per questo alcune di queste immagini possono risultare particolarmente potenti. Vedere il corpo di una donna allenato, pronto a ricevere un duro colpo ad esempio sul ventre, produce un piccolo rovesciamento simbolico per il quale la nostra proverbiale vulnerabilità diviene resistenza, capacità di adattarsi e di reagire.
Le ragioni
I percorsi che si richiamano alla tradizione Shaolin ovviamente non si limitano alla sola forma fisica. L’aspetto esteriore esiste, naturalmente, e sarebbe ingenuo fingere che nei contenuti pubblicati sui social non abbia importanza, ma il racconto ruota anche intorno ad altro, come la capacità di imparare una tecnica, tollerare la fatica, mantenere la concentrazione, superare la frustrazione e acquisire una maggiore consapevolezza delle proprie capacità.
Gli effetti dell’esperienza delle donne nelle arti marziali sono stati analizzati da Philippa Velija, Mark Mierzwinski e Laura Fortune nello studio del 2013 “It made me feel powerful: women’s gendered embodiment and physical empowerment in the martial arts”. La ricerca condotta su undici donne che praticavano arti marziali ha esaminato il rapporto tra esperienza corporea, genere ed empowerment fisico. Le partecipanti descrivevano l’allenamento come un’esperienza capace di sviluppare forza fisica e, insieme a questa, una maggiore sensazione di potere e fiducia nelle proprie capacità, compresa quella di difendersi.
Lo studio spiega come sul piano individuale la pratica possa contribuire a mettere in discussione l’idea del corpo femminile necessariamente più debole o vulnerabile, anche se questo tipo di empowerment non cancella automaticamente le norme di genere o le aspettative estetiche alle quali le donne continuano a essere sottoposte. Una donna può sentirsi più forte, più capace e più sicura grazie alla pratica di un’arte marziale e continuare comunque a confrontarsi con l’idea di dover apparire femminile, tonica o conforme a determinati modelli corporei.
L’ambivalenza che rende il fenomeno interessante
Il punto importante è questo, non basta praticare un’arte marziale perché si producano automaticamente determinati effetti psicologici. Molto dipende dal tipo di disciplina, dal metodo di insegnamento, dall’ambiente, dal rapporto con gli istruttori e dalla cultura del luogo in cui ci si allena. Una scoping review pubblicata nel 2023 da Rosie Lindsay, Jo Horne, Jill Shaw, Nichola Kentzer e Wendi Bacon, che ha analizzato 53 studi sulle esperienze delle donne nelle arti marziali, ha individuato sì tra i temi più ricorrenti l’empowerment raggiunto attraverso l’allenamento e, di conseguenza, la possibilità di mettere in discussione i tradizionali ruoli di genere, ma anche che le arti marziali restano uno spazio prevalentemente maschile. Le donne possono acquisire nuove capacità e, allo stesso tempo, trovarsi ancora a negoziare il proprio posto all’interno di ambienti nei quali forza, aggressività, competizione e combattimento sono stati storicamente associati soprattutto alla mascolinità.
La libertà di essere forti
Esiste, poi, un ulteriore livello di lettura. In una società in cui la violenza contro le donne continua a rappresentare un problema reale, vedere immagini di donne che aumentano la propria forza, resistenza e capacità di combattimento può assumere un ulteriore significato simbolico. Esiste una differenza significativa tra rappresentare continuamente il corpo femminile come qualcosa da proteggere e mostrarlo, invece, come capace di reagire, colpire, resistere e occupare lo spazio con sicurezza. Dopo decenni in cui alla donna è stato chiesto di essere bella, desiderabile, giovane e possibilmente magra, la forza fisica introduce almeno una possibilità diversa. Il valore del corpo non coincide più necessariamente solo con il modo in cui viene guardato, ma può riguardare anche ciò che sa fare.
In questa prospettiva la forza può diventare un modo diverso di abitare il proprio corpo: non soltanto osservarlo dall’esterno, misurarlo o giudicarlo attraverso lo sguardo altrui, ma sperimentarlo dall’interno attraverso le sue capacità. Anche questo modello, però, non deve essere idealizzato. Quando la disciplina diventa ossessione, l’allenamento si trasforma in compulsione e il controllo dell’alimentazione occupa ogni spazio della quotidianità il meccanismo rischia di diventare molto simile a quello già visto con altri ideali estetici. Può rimanere la stessa convinzione di fondo, che il corpo non sia mai abbastanza e che debba essere continuamente corretto, misurato e migliorato.
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