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San Francesco, Assisi celebra gli 800 anni dalla morte. Mattarella: “Non c’è colpa maggiore che uccidere in nome di Dio”

Il 4 ottobre torna a essere festa nazionale. Il presidente della Repubblica, il cardinale Zuppi e la premier Meloni rendono omaggio al Patrono d’Italia. Dalla Basilica di Assisi un appello alla pace, contro le guerre
lunedì, 5 Ottobre 2026
4 minuti di lettura

L’Italia celebra San Francesco d’Assisi, Patrono del Paese, nell’ottavo centenario della sua morte. Una ricorrenza che, dal 4 ottobre, torna a essere festa nazionale e che quest’anno assume un significato particolare, con le celebrazioni nella città umbra alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e con la partecipazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dedicato al Santo un messaggio.

I pellegrini dal Poverello

Circa un migliaio di pellegrini ha raggiunto Assisi per rendere omaggio al Poverello. Diciotto le Regioni rappresentate, insieme ad altrettanti Comuni capoluogo. Il momento centrale della giornata si è svolto nella Basilica superiore di San Francesco, dove la Messa è stata presieduta dal cardinale Zuppi. A seguire, il discorso del capo dello Stato dalla loggia del Sacro Convento, con un richiamo forte al valore universale del messaggio francescano e alla necessità di fermare le guerre.

Mattarella: “Non c’è colpa maggiore che uccidere in nome di Dio”

Parole nette quelle pronunciate da Sergio Mattarella, che ha indicato nell’insegnamento di San Francesco un riferimento imprescindibile per un mondo attraversato da conflitti e contrapposizioni. «Oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c’è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio». Il presidente ha invitato a non ridurre la figura del Santo a quella di un semplice precursore dell’ecologismo, del pacifismo o della solidarietà: «Non renderemmo giustizia al santo di Assisi se la sua figura fosse esaurita in quella di un ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram». Un messaggio che si inserisce in uno scenario internazionale segnato da guerre e violenze. «In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da “tanta violenza, manipolazione, arroganza”, come ha detto, giorni fa, Leone XIV, l’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza», ha aggiunto Mattarella.

Zuppi: “Siamo sedotti dalla cultura della potenza”

Il richiamo alla pace ha attraversato anche l’omelia del cardinale Matteo Maria Zuppi, che ha indicato nella testimonianza francescana una strada per contrastare la violenza e ricostruire legami tra le persone e i popoli. «Laudato sì perché frate Francesco continua a donarci pace e a insegnarci a essere operatori di pace, per portarla dove c’è violenza, odio, incomprensione», ha affermato il presidente della Cei, ricordando la scelta del Santo di spogliarsi di tutto per vivere senza armi e senza prevaricazioni. Un disarmo che, ha precisato Zuppi, non coincide con la debolezza o con la rinuncia ad agire. L’esempio è quello del lupo di Gubbio, che Francesco non affronta come un nemico da abbattere, ma come un essere con cui è possibile costruire una relazione e trovare un accordo. «In questa stagione siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza, volgare e invadente, ingannevole, frutto anche di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce», ha sottolineato il cardinale. Da qui l’attualità di un messaggio che invita a superare l’arroganza e le divisioni: «Laudato sì perché proprio lui, l’umile, sgonfia, sempre con tanta cortesia e senza nessuna supponenza, l’arroganza dei forti, parla con tutti perché la sua fede non è contro qualcuno ma amore per tutti, perché vede tutto con gli occhi di Dio, quelli che fanno cantare la vita».

“Anche il lupo ha bisogno di pace”

Nel corso dell’omelia, Zuppi è tornato sulla forza universale della testimonianza di Francesco, capace di riconoscere nell’altro, persino nel nemico, un fratello da non abbandonare. «Laudato sì, mi Signore per frate Francesco, immagine viva di Cristo, tuo Figlio, che continua a mostrarci il volto dell’eterno Padre, che ci aiuta a vedere la sua presenza e a fare la sua volontà, quella che niente della nostra povera vita vada perduto e che nessuno sia perduto, neppure il nemico, nostro fratello lupo che ha bisogno di pace e di pane». Un invito a spezzare la spirale dell’ostilità attraverso la cura, il dialogo e la condivisione. «E noi possiamo darglieli e, se diamo, troviamo la pace, per lui e per noi», ha aggiunto il cardinale, ricordando come Francesco continui a parlare al cuore delle persone «non con dotta lezione o precisi e impietosi giudizi, ma con la sua vita, i suoi gesti e le sue tante parole».

Meloni: “Celebriamo uno dei più grandi figli d’Italia”

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reso omaggio al Patrono d’Italia con un messaggio dedicato all’ottavo centenario della morte. «Oggi è un giorno di festa, per l’Italia e gli italiani», ha scritto la premier, definendo Francesco «il più amabile, il più poetico e il più italiano de’ nostri santi». «Oggi ricordiamo un uomo che ha lasciato tutto per trovare tutto, un Santo che ha insegnato al mondo la gioiosa semplicità dell’amore, un italiano che ha forgiato l’identità di un intero popolo», ha proseguito Meloni. E infine: «Oggi l’Italia rende omaggio ad uno dei suoi figli più grandi, testimone di un messaggio universale che ha attraversato le generazioni e che continuerà ad illuminare il nostro cammino».

Le celebrazioni fin dalle prime ore del mattino

La giornata di festa ad Assisi è iniziata a mezzanotte con il suono solenne delle campane. Alle 6 si è svolta la Messa della comunità dei frati, presieduta da fra Carlos Alberto Trovarelli, ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Alle 6.50, davanti alla Tomba del Santo, il padre Custode e i frati della comunità hanno affidato alla preghiera le intenzioni dei devoti. Nel corso delle celebrazioni, l’olio destinato ad alimentare la lampada votiva è stato offerto dall’Umbria. Per la prima volta nella storia, ad accendere la lampada è stato il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, in rappresentanza dei Comuni italiani. Una ricorrenza che, nell’ottavo centenario della morte di Francesco, unisce istituzioni civili e religiose attorno a un messaggio che supera i confini nazionali: la pace come responsabilità condivisa, il dialogo come alternativa alla contrapposizione e la fraternità come risposta alla cultura dell’odio.

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