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Medio Oriente, cresce la tensione: Teheran sfida Washington, Trump valuta le prossime mosse

Al centro della crisi lo Stretto di Hormuz. Mosca si propone come mediatrice, mentre Israele annuncia nuove restrizioni ai valichi palestinesi
lunedì, 5 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

“Non esiste una soluzione militare, né una soluzione basata su ulteriori sanzioni. Solo un approccio fondato sul negoziato, sull’equità e sulla dignità diplomatica può offrire una soluzione definitiva a questa guerra”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, riferendosi al conflitto con gli Stati Uniti.

Washington, ha aggiunto, ha già fallito in passato sia sul piano militare sia su quello diplomatico. Anche nuove sanzioni, secondo il ministro, non porteranno benefici agli Stati Uniti. “Ci auguriamo che scelgano la via della saggezza e della razionalità”, ha concluso.

Hormuz, Teheran pone sette condizioni

Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, ha riferito che Washington ha avanzato “alcune proposte tramite un mediatore”, dopo che Teheran aveva presentato una tabella di marcia di sette giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz. La posizione iraniana resta tuttavia ferma: “L’epoca in cui si perdeva tempo e si imponevano richieste unilaterali è finita”. Secondo Ghalibaf, lo Stretto non verrà riaperto finché non saranno soddisfatte le sette condizioni iraniane basate sul Memorandum di Islamabad. Lo riporta Al Jazeera.

Trump: “L’Iran è stato decimato”

Il presidente statunitense Donald Trump ha rilanciato la linea dura nei confronti di Teheran prima di partire dalla Casa Bianca, a bordo del Marine One, per raggiungere l’Ohio. “L’Iran è stato decimato” e avrebbe “virtualmente abbandonato qualsiasi piano per ottenere un’arma nucleare”, ha dichiarato Trump, anticipando una decisione imminente sulla strategia americana. La risposta degli Stati Uniti, ha avvertito, potrà arrivare “con le buone o con le cattive”. Le dichiarazioni si inseriscono nella crescente pressione diplomatica ed economica esercitata da Washington. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ribadito che l’obiettivo prioritario resta neutralizzare il programma nucleare iraniano.

Israele chiude i valichi palestinesi il 5 e il 7 ottobre

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha disposto la chiusura generale dei valichi verso la Cisgiordania e la Striscia di Gaza il 5 e il 7 ottobre, in occasione dell’anniversario dell’attacco del 7 ottobre 2023. Lo riferisce il Times of Israel. La misura, adottata su raccomandazione delle autorità militari, non riguarda gli israeliani in transito ai posti di blocco in Cisgiordania. Sarà consentito il passaggio ai lavoratori palestinesi essenziali del settore sanitario e ad altre categorie nei casi previsti dagli impegni assunti dallo Stato davanti all’Alta Corte di Giustizia. Ulteriori deroghe potranno essere autorizzate dal Cogat, l’unità militare israeliana responsabile del coordinamento civile e umanitario nei territori palestinesi.

Yemen, raid sauditi e attacchi missilistici

Si intensifica lo scontro tra l’Arabia Saudita e i ribelli Houthi. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, aerei da guerra sauditi hanno colpito la città di Abs, nella provincia yemenita di Hajjah, nel nord-ovest del Paese. Il raid sarebbe seguito a un’offensiva delle forze yemenite contro il territorio saudita. Fonti regionali hanno segnalato esplosioni a Buqayq, importante polo petrolifero del Regno, attribuite all’impatto di missili balistici. Deflagrazioni sono state udite anche nei pressi dell’aeroporto internazionale di Riad, alimentando i timori di una nuova escalation nel Golfo.

Mosca si propone come mediatrice, ma conferma i legami con Teheran

La Russia si è detta disponibile a mediare tra Washington e Teheran, assicurando al contempo che non intende sacrificare la propria partnership strategica con l’Iran. Lo ha dichiarato Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo, ai media iraniani. Medvedev ha definito le relazioni bilaterali senza precedenti, ricordando che gli scambi commerciali sono aumentati del 20% nell’ultimo anno. Mosca e Teheran stanno inoltre rafforzando i meccanismi finanziari alternativi alle sanzioni occidentali: circa il 90% delle transazioni nell’ambito dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai avverrebbe già nelle valute nazionali. Tra i progetti strategici figurano il completamento della ferrovia Rasht-Astara, parte del Corridoio Nord-Sud verso il Golfo e l’India, e la costruzione di una nuova centrale nucleare in Iran, destinata ad affiancare quella di Bushehr. Medvedev ha infine sottolineato il ruolo di Teheran per la sicurezza dello Stretto di Hormuz

Pezeshkian: “Abbiamo un nuovo piano contro le sanzioni”

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato l’adozione di un “nuovo assetto” per affrontare le sanzioni economiche e le difficoltà del Paese. “Il piano del nemico negli ultimi mesi è stato quello di tagliare le arterie vitali del Paese, con l’obiettivo di mettere sotto pressione il nobile popolo iraniano”, ha scritto su X. Pezeshkian ha riconosciuto l’intensificarsi della pressione economica, sostenendo però che, grazie al sostegno della popolazione e alle misure adottate dal governo, Teheran è riuscita finora a impedire il raggiungimento degli obiettivi della cosiddetta guerra economica.

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