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La bellezza a punti: così il face rating e il looksmaxxing alimentano le insicurezze verso il proprio corpo

Volti classificati e corpi da perfezionare e correggere, così il face rating e il looksmaxxing trasformano l’aspetto fisico in una gara senza fine. Un fenomeno nato nella manosfera, che oggi raggiunge sempre più giovani attraverso i social
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Ogni giorno Internet ci pone di fronte a nuovi termini e fenomeni che raccontano la società e l’epoca in cui viviamo. Negli ultimi anni, tra quelli più spinti dall’algoritmo, emergono il face rating e il looksmaxxing, nati nei meandri digitali della manosfera, ovvero una rete di comunità online che promuovono idee antifemministe e convinzioni secondo cui sarebbero gli uomini a essere discriminati nella società odierna, considerata come favorevole solo alle donne.

Il face rating

Adolescenti e adulti si guardano allo specchio e pensano che l’unico modo per piacere e piacersi sia modificare il proprio corpo a ogni costo. E così si affidano al face rating, letteralmente “valutazione della faccia”, che avviene tramite applicazioni basate sull’Intelligenza Artificiale e siti web, le quali assegnano un punteggio numerico al volto. La valutazione si basa sulla simmetria geometrica del viso, l’armonia delle proporzioni, la qualità della pelle e le caratteristiche degli occhi. Il punteggio va da 1 a 8 e segue parametri pseudo-scientifici. In base al risultato si viene classificati secondo diversi livelli: normie, se si rientra nella media, e Chad o GigaChad se si appartiene ai livelli massimi. Questa gerarchia si ispira alla filosofia della Blackpill, secondo cui il destino relazionale dell’uomo è scritto nella sua genetica e non può essere cambiato.

Il looksmaxxing, tra softmaxxing e hardmaxxing

Come soluzione per risalire questa piramide estetica, le comunità digitali e i social hanno proposto il looksmaxxing (incrocio tra looks, aspetto, e maximizing, massimizzare), ovvero l’insieme di pratiche nate per ottimizzare il proprio aspetto fisico. Tali strategie si dividono in due categorie, softmaxxing e hardmaxxing. La categoria softmaxxing racchiude tutte quelle pratiche accessibili e a basso rischio come la palestra, la skincare, la dieta, una cura più attenta del proprio stile e tagli dei capelli studiati per il proprio viso. Appartiene al softmaxxing anche il mewing, ovvero la tecnica che consiste nel premere la lingua sul palato per definire la mascella.

Ma la deriva è rapida e in men che non si dica molti uomini si ritrovano ad abbracciare tutte quelle strategie appartenenti alla categoria dell’hardmaxxing, che consiste in interventi invasivi e pericolosi come la rinoplastica, mentoplastica, uso di farmaci senza supervisione medica, integratori ormonali o steroidi anabolizzanti. Per non farsi mancare niente, alcuni ricorrono anche a pratiche estreme come il bonemashing, ovvero il colpirsi volontariamente il volto per causare microfratture nella speranza che le ossa si ricostituiscano più spesse. O ancora lo starvemaxxing, digiuni estremi per sgonfiare il viso e renderlo più scavato e con le ossa in evidenza. Si tratta di comportamenti che non solo non hanno alcuna base scientifica, ma espongono anche a rischi fisici e psicologici gravi.

L’ossessione che diventa insicurezza

Per la psicologa clinica Allegra Diamanti molto spesso questi interventi sono l’effetto di un dismorfismo corporeo, ovvero la percezione totalmente distorta di possedere un difetto estetico che mina il senso del proprio valore e pertanto può diventare una vera ossessione da correggere e migliorare. Di conseguenza, tali interventi diventano una sorta di strategie per gestire ansia, disgusto e angoscia. Tuttavia, secondo la psicologa, questo non è altro che un loop senza fine, poiché nel dismorfismo il problema non è estetico o fisico, ma ha a che fare più che altro con il proprio mondo interiore. Neurobiologicamente è la risultante di un’alterazione cerebrale della percezione dell’immagine corporea, che spesso si verifica in seguito a esperienze infantili traumatiche.

Un’ossessione amplificata dall’uso dei social, che mostrano infiniti video e post di una realtà che non esiste davvero. E così la voglia di migliorarsi possiede sempre più ragazzi e li trascina in un circolo vizioso il cui risultato è quello di sviluppare una percezione distorta del proprio corpo, isolarsi dal mondo e sviluppare insicurezze e depressioni gravi.

Monetizzare le insicurezze

Le insicurezze vengono così potenziate e diventano il mezzo con cui monetizzare le sofferenze e le infelicità di una fascia d’età ancora fragile e delicata, che non sa proteggersi da se stessa. Dietro il face rating e il looksmaxxing si apre, infatti, un mercato che va dagli abbonamenti digitali a siti e applicazioni che danno consigli su come migliorarsi, ai prodotti di bellezza, agli abbonamenti in palestra, fino ad arrivare alle cliniche di chirurgia estetica. Un ecosistema economico che prospera nella paura di sentirsi inadeguati, di non essere abbastanza.

Il face rating e il looksmaxxing si trasformano in qualcosa di più di una tendenza estetica. Diventano sinonimi di un disagio tipico della nostra epoca, in cui si ricerca la perfezione per essere qualcuno, per essere notati. Secondo la dottoressa Diamanti, infatti, questi fenomeni sono mossi dalla necessità di affermare, attraverso l’aspetto estetico, il proprio valore. Un disagio che affonda le sue radici nella convinzione distorta che per valere si debbano raggiungere canoni di bellezza estremi, resi irraggiungibili dalle celebrità e dall’uso di filtri e Intelligenze Artificiali. La maggior parte di quello che si vede sui social non rispecchia mai la realtà, eppure continua a dettare standard impossibili.

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