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La fabbrica delle false fatture al servizio di Mosca

La fabbrica delle false fatture al servizio di Mosca

venerdì, 25 Settembre 2026
4 minuti di lettura

Una rete di società di copertura, documenti commerciali falsificati e conti correnti presso importanti banche internazionali ha permesso alla Russia di trasferire miliardi di dollari all’estero, aggirando le restrizioni introdotte dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Un sistema utilizzato anche per pagare equipaggiamenti militari e acquisti degli apparati di sicurezza russi. A ricostruirne il funzionamento è una vasta documentazione riservata proveniente dall’interno di A7, società finanziaria sostenuta dal Cremlino che ha mantenuto aperti importanti canali di pagamento con l’estero nonostante le sanzioni occidentali.

La nascita di A7

Dopo l’avvio della guerra di aggressione su vasta scala contro l’Ucraina, a febbraio 2022, i Paesi occidentali limitarono l’accesso di numerose banche russe al sistema finanziario internazionale per ostacolare i trasferimenti di capitali e l’importazione di beni e tecnologie, anche destinati all’industria militare. Mosca ha risposto sviluppando intermediari, società commerciali e strumenti alternativi di pagamento. Tra questi figura A7, costituita alla fine del 2024 dall’oligarca moldavo Ilan Șor con il sostegno di Promsvyazbank, banca statale russa strettamente legata all’industria della difesa.

Operazioni miliardarie

Tra la fine del 2024 e l’agosto 2025, attraverso questa rete sarebbero transitati oltre 6,9 miliardi di dollari. La cifra potrebbe rappresentare soltanto una parte delle operazioni: sono stati individuati altri 17.500 pagamenti di valore non accertato. A7 si avvaleva di almeno cento società di copertura effettivamente coinvolte nei trasferimenti; nei documenti interni compaiono riferimenti ad almeno altre cento strutture distribuite tra Hong Kong, Emirati Arabi Uniti, Kirghizistan, Indonesia, Regno Unito e Ungheria. La presenza di società anche in Europa mostra come la rete disponesse di strumenti per accedere alle infrastrutture finanziarie occidentali.

Il meccanismo di frode

Il meccanismo era semplice nella concezione, ma articolato nell’esecuzione. Un’impresa russa che doveva pagare un fornitore straniero si rivolgeva ad A7, che organizzava il trasferimento attraverso una società formalmente estranea alla Russia. Questa utilizzava un conto estero e documenti commerciali modificati, facendo apparire il pagamento come una normale transazione tra operatori di Paesi terzi. Il denaro raggiungeva così il destinatario attraverso i circuiti bancari internazionali, senza che emergessero necessariamente i collegamenti con il reale acquirente russo.

La rete disponeva di una struttura organizzata per produrre fatture contraffatte, modificare codici doganali e alterare le descrizioni delle merci. Gli operatori avevano a disposizione migliaia di timbri aziendali, alcuni falsificati e altri ricavati da documenti autentici. Un sistema informatico interno, denominato Invoicer, permetteva di generare nuove fatture mantenendo invariato l’importo ma sostituendo la descrizione dei prodotti e cancellando i riferimenti alla Russia. Il personale preparava inoltre risposte e documenti apparentemente coerenti per superare le richieste di chiarimento delle banche.

Un episodio del febbraio 2025 chiarisce la portata delle manipolazioni. Un cliente russo doveva pagare circa 510.000 dollari per 500 dispositivi di puntamento per la visione notturna, ma nella documentazione bancaria la merce era indicata come vetro temperato. Quando la banca chiese chiarimenti, gli operatori discussero la possibilità di descrivere la fornitura come calzature. L’ipotesi venne scartata perché avrebbe creato incongruenze con le fatture precedenti. Non si nascondeva, dunque, soltanto l’identità dell’acquirente: si falsificava la natura dei beni, rendendo più difficile individuare forniture soggette a restrizioni commerciali.

I legami con le banche internazionali

Attraverso questo sistema, ingenti somme sono transitate presso importanti istituti bancari internazionali. Conti di Standard Chartered a Hong Kong hanno ricevuto circa 1,1 miliardi di dollari da società riconducibili ad A7. First Abu Dhabi Bank avrebbe gestito oltre 1,8 miliardi di dollari di pagamenti in uscita da conti intestati a 17 società della rete; altri trasferimenti sono stati identificati presso DBS, Citigroup e Deutsche Bank. Poco più della metà dei flussi ricostruiti avrebbe avuto come destinazione finale conti bancari cinesi. Il transito dei fondi non dimostra, di per sé, che le banche conoscessero la reale natura delle operazioni. Alcuni istituti avevano individuato movimenti sospetti e adottato provvedimenti; altri hanno dichiarato di aver chiuso i conti dopo averne accertato i collegamenti con A7.

Particolarmente rilevante è la destinazione di una parte dei fondi. Tra i clienti di A7 sono state individuate almeno 75 società russe sottoposte a sanzioni, comprese imprese attive nella produzione di veicoli militari, nella logistica e nelle forniture alle forze armate. Tra queste figura Rustakt, azienda russa che fornisce droni FPV alle unità militari: per suo conto, una società commerciale statale kirghisa utilizzata dalla rete avrebbe gestito operazioni per circa 13,1 milioni di dollari dopo l’introduzione delle sanzioni europee. A7, dunque, non sosteneva soltanto il commercio civile, ma permetteva anche a fornitori dell’industria militare di mantenere rapporti economici con l’estero.

Ingerenza politica e sanzioni

Il ruolo della società va oltre l’aggiramento delle restrizioni commerciali. Il suo fondatore, Ilan Șor, è stato condannato in contumacia in Moldova per il coinvolgimento nella frode bancaria del 2014 e si è successivamente trasferito in Russia. Il 15 luglio 2025, il Consiglio dell’Unione europea ha sanzionato A7 per attività volte a destabilizzare la Repubblica di Moldova, individuando collegamenti tra la società e i tentativi di influenzare le elezioni presidenziali e il referendum costituzionale sull’adesione all’UE del 2024. La stessa infrastruttura finanziaria compare quindi anche nel contesto delle operazioni di ingerenza politica attribuite dalle istituzioni europee a soggetti collegati a Mosca.

Conclusioni

Presentata come una soluzione tecnologica alternativa ai circuiti occidentali, A7 ha continuato a dipendere proprio dalle infrastrutture bancarie internazionali che le sanzioni avrebbero dovuto rendere meno accessibili alla Russia. Non soltanto criptovalute e piattaforme digitali, dunque, ma società interposte, conti correnti, fatture falsificate e trasferimenti attraverso il sistema SWIFT. Una rete capace di spostare le operazioni da un Paese all’altro e di sostituire le società utilizzate anche dopo l’individuazione di alcuni canali finanziari.

La questione va ben oltre i 6,9 miliardi di dollari individuati. Riguarda la capacità di una rete sostenuta dallo Stato russo di mantenere aperti canali commerciali internazionali anche a beneficio di imprese sanzionate e fornitori militari. Il caso A7 pone interrogativi sull’efficacia dei controlli bancari e sulla capacità delle autorità occidentali di individuare i reali beneficiari dei trasferimenti: limitare l’accesso di Mosca al sistema finanziario internazionale non significa impedirle di continuare a utilizzarlo attraverso intermediari che ne occultano l’identità, mentre il denaro può ancora raggiungere i fornitori dell’apparato militare impegnato nella guerra di aggressione contro l’Ucraina.

Renato Caputo

Renato Caputo

Docente universitario di “Diritto Internazionale e normative sulla sicurezza (IUS/13)” nell’ambito del Master universitario di Secondo Livello in Scienze Informative per la Sicurezza presso l’Università degli Studi eCampus di Novedrate (CO)

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