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Meloni incalza Bruxelles su energia e imprese: “Non siamo nell’Ue per dire sempre sì”

Lettera a Costa con Merz e De Wever in vista del vertice europeo. Il Premier ad Assolombarda: “Servono risposte strutturali e di lungo periodo”
martedì, 13 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

Accelerare gli investimenti in energia e digitalizzazione, frenare l’introduzione di nuovi oneri burocratici e alleggerire gli obblighi di rendicontazione per le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. È la richiesta che Giorgia Meloni, il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il Primo Ministro belga Bart De Wever hanno indirizzato al Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa in una lettera inviata in vista del vertice dei leader del 15 e 16 ottobre, con l’obiettivo di riportare al centro dell’agenda comunitaria il rapporto tra costi energetici, semplificazione normativa e competitività industriale.

 Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al suo arrivo all'Assemblea Generale di Assolombarda, presso il Teatro Dal Verme
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al suo arrivo all’Assemblea Generale di Assolombarda, presso il Teatro Dal Verme

L’iniziativa, secondo quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi, segue la riunione del gruppo informale degli Amici della competitività della scorsa settimana e individua tre direttrici sulle quali i leader chiedono un’accelerazione: una corsia preferenziale per gli investimenti nei settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione, un freno a nuove imposizioni burocratiche e una riduzione generalizzata degli obblighi di reporting previsti dall’Unione europea, con particolare attenzione alle Pmi.

Una linea che si intreccia con le parole pronunciate ieri dal Presidente del Consiglio all’assemblea generale di Assolombarda, a Milano, dove Meloni ha insistito sulla necessità di superare gli interventi emergenziali contro il caro energia e affrontare i nodi che penalizzano il sistema produttivo: «Servono risposte strutturali e di lungo periodo», ha detto il Premier che tenuto a rivendicare un ruolo attivo dell’Italia nel confronto con Bruxelles e chiarendo che «non siamo nell’Unione per dire sempre di sì».

Il nodo energia

È soprattutto sul costo dell’energia che si concentra l’iniziativa del Governo, in un quadro internazionale segnato dalla crisi in Iran, dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e dall’instabilità nel Mar Rosso, fattori che, secondo Meloni, si ripercuotono sui prezzi delle materie prime, sui trasporti e sull’inflazione, con conseguenze dirette per famiglie e imprese. Il Presidente del Consiglio ha ricordato gli oltre 60 miliardi di euro stanziati per contrastare il caro energia e le misure adottate sul fronte delle accise, oltre all’appello rivolto alle principali compagnie energetiche affinché contribuiscano al contenimento dei prezzi. Risposte che, pur necessarie nell’immediato, non possono sostituire interventi capaci di incidere stabilmente sui costi di produzione e sulla capacità competitiva dell’industria italiana.

Da qui il negoziato con la Commissione europea per individuare un meccanismo che permetta di contenere il prezzo del gas utilizzato nella produzione di elettricità, confronto che Meloni ha definito in fase avanzata e sul quale l’esecutivo auspica un accordo a breve. La lettera firmata insieme a Merz e De Wever amplia ora il perimetro della richiesta, legando la questione energetica alla necessità di facilitare gli investimenti e ridurre gli adempimenti amministrativi che gravano sulle aziende.

“Lo Stato sia alleato delle imprese”

Davanti alla platea di Assolombarda il Premier ha richiamato anche il ruolo delle istituzioni nel sostenere la crescita economica, respingendo una concezione dello Stato che consideri le aziende soltanto come soggetti da tassare, controllare o ostacolare: «Un’industria che voglia crescere ha anche bisogno di uno Stato che la accompagni e che la consideri un alleato», ha aggiunto, attribuendo al sistema produttivo e ai lavoratori una parte significativa dei risultati conseguiti dall’Italia. Un riconoscimento rivolto in particolare al territorio rappresentato da Assolombarda, che riunisce oltre 7mila aziende e circa 450mila addetti, con un contributo pari al 12% del valore aggiunto nazionale, mentre sul fronte delle prospettive economiche Meloni ha indicato la possibilità di una crescita del Pil dell’1% nel 2026, pur ammettendo che il ritmo dell’economia italiana resta insufficiente: «La crescita in Italia è ancora troppo debole, ma la nostra economia ha dimostrato di saper reggere l’onda d’urto di scenari complessi», ha osservato il Presidente del Consiglio per la quale i risultati raggiunti rappresentano una base sulla quale costruire nuove politiche industriali e rafforzare la posizione del Paese nel contesto europeo.

Dal nucleare all’IA

Tra le priorità dell’esecutivo resta il ritorno alla produzione di energia nucleare attraverso nuove tecnologie, con l’obiettivo di arrivare alla prima produzione entro il prossimo decennio, traguardo che Meloni considera ambizioso ma necessario per il futuro energetico italiano. Al tema dell’approvvigionamento si affianca quello dell’Intelligenza Artificiale, che il Premier ha definito «la più radicale tra le rivoluzioni che l’uomo ha conosciuto», per poi richiamare però l’urgenza di una governance internazionale capace di accompagnare una trasformazione destinata a incidere profondamente sull’economia e sul lavoro. Un dossier già posto dall’Italia al centro della propria presidenza del G7, anche attraverso il coinvolgimento di Papa Francesco.

Il Piano Mattei

Nell’intervento milanese non è mancato un riferimento al Piano Mattei e alle prospettive offerte dal continente africano, indicato dal Premier come un’area strategica per le imprese italiane, grazie alla disponibilità di risorse energetiche, materie prime e mercati destinati a espandersi nei prossimi decenni: «Esserci oggi in Africa significa non lasciare ad altri un’opportunità che può essere soprattutto nostra», la chiosa di Meloni.

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