Una notte tranquilla, i primi passi nella stanza del Policlinico Gemelli e il ritorno a una normale alimentazione. Sono segnali incoraggianti quelli arrivati ieri sulle condizioni di Leone XIV, operato nel pomeriggio di martedì per un adenocarcinoma al polmone destro. Dopo le ore di apprensione per la diagnosi e l’intervento chirurgico, in Vaticano prevale ora un cauto ottimismo: «Sta bene e il suo umore è buono», hanno assicurato fonti della Santa Sede. A rassicurare sono stati soprattutto i risultati degli accertamenti effettuati nella mattinata di ieri. Gli esami del sangue e la radiografia del torace hanno confermato un’evoluzione positiva del quadro clinico: «Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito», ha comunicato la Sala Stampa Vaticana.
Il Pontefice ha inoltre iniziato la fisioterapia respiratoria, si è alzato dal letto e ha camminato nella propria stanza. Ha consumato regolarmente la colazione e il pranzo. Piccoli gesti quotidiani che, a poche ore da un’operazione al polmone, assumono un significato importante. Per i medici il recupero rispetta i tempi previsti.
L’operazione
Leone XIV era entrato in sala operatoria nel pomeriggio di martedì. L’intervento, durato circa un’ora e mezza, ha portato all’asportazione del lobo inferiore del polmone destro. Nessuna complicanza durante la procedura e risveglio regolare dall’anestesia. Dopo un breve periodo di osservazione, il Papa era tornato nella stanza al decimo piano del Gemelli, dove aveva anche cenato. A pesare sulle ore successive all’operazione è stata soprattutto la conferma della natura del tumore. Il bollettino medico diffuso dalla Santa Sede ha reso noto che «l’esame istologico ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori».
La notizia ha suscitato preoccupazione, ma la buona riuscita dell’intervento e le condizioni generali del Pontefice hanno restituito fiducia agli ambienti vaticani. I chirurghi, del resto, hanno potuto ricorrere a una tecnica mini-invasiva, la videotoracoscopia, che permette di operare attraverso piccole incisioni tra le costole, senza aprire il torace secondo le modalità della chirurgia tradizionale. L’équipe del Professor Stefano Margaritora ha rimosso la parte di polmone interessata dalla neoplasia e i linfonodi vicini ai bronchi e alla trachea. Una procedura che, nei pazienti con una buona capacità respiratoria, può consentire un recupero più rapido e limitare le conseguenze sulla mobilità.
L’attesa per i linfonodi
La prudenza, comunque, resta necessaria. Le prime 24-48 ore dopo l’operazione sono considerate particolarmente delicate e c’è soprattutto un risultato che i medici attendono: quello dell’esame istologico definitivo dei linfonodi asportati. Se non emergeranno infiltrazioni tumorali e gli altri elementi clinici risulteranno favorevoli, l’intervento potrebbe essere risolutivo. In questo caso il Pontefice potrebbe non avere bisogno della chemioterapia, ma soltanto di controlli periodici negli anni successivi. Saranno gli specialisti, sulla base di tutti gli accertamenti, a stabilire il percorso terapeutico.
Per ora i segnali alimentano la speranza di una degenza più breve dei sette giorni inizialmente ipotizzati. Il fatto che il Santo Padre abbia già ripreso a camminare rappresenta un passaggio importante, soprattutto se confrontato con i tempi di recupero richiesti in passato da interventi analoghi eseguiti con l’apertura del torace.
Le possibili visite
Al Gemelli, intanto, la giornata di ieri è trascorsa tra controlli medici e primi esercizi di riabilitazione. Era stata prospettata anche una possibile visita del Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, e del Sostituto della Segreteria di Stato, Monsignor Paolo Rudelli. Intanto in Vaticano si guarda già a domenica prossima. Non viene esclusa la possibilità che Prevost reciti l’Angelus da una finestra del decimo piano dell’ospedale, affacciata sull’atrio d’ingresso.
Sarebbe un’immagine familiare ai fedeli, che da quelle stesse finestre hanno visto affacciarsi Giovanni Paolo II e Francesco durante i rispettivi ricoveri. Una decisione, però, potrà arrivare soltanto dopo le valutazioni dei sanitari. Nessuno intende forzare i tempi della convalescenza.
Il viaggio in Sudamerica resta un’incognita
L’intervento è stato condotto dal Professor Stefano Margaritora, affiancato dalla Professoressa Elisa Meacci, dalla Dottoressa Maria Teresa Congedo e dal Dottor Leonardo Petracca Caravella. Per l’anestesia sono intervenuti il Professor Massimo Antonelli e i Dottori Giovanni Punzo e Giuseppe Bello. Il bollettino sanitario reca le firme dello stesso Margaritora e del Dottor Luigi Carbone, Direttore della Direzione di Sanità e Igiene dello Stato della Città del Vaticano. Resta da capire quali conseguenze avrà il ricovero sugli impegni del Pontefice. Dal 6 al 17 novembre è previsto un viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù, con lunghi trasferimenti aerei e un programma impegnativo. Al momento è troppo presto per sapere se la missione potrà svolgersi secondo il calendario stabilito.





