Un tempo ci si incontrava nelle piazze, nei circoli culturali, in chiesa, nei bar di quartiere o presso le associazioni sportive. Con l’avvento del digitale prima, dei social dopo, quei luoghi sembrano essersi ridotti e piano piano diventati poco attrattivi. Eppure, la voglia di costruire relazioni non è mai sparita ed ecco, quindi, il bisogno di colmare un vuoto sociale, che le app di dating non possono soddisfare del tutto. Immaginate, quindi, di camminare per strada tranquilli e vedere un folto gruppo di persone che corrono verso di voi. Una scena affatto surreale, in cui non è poi così difficile incappare. A me è successo qualche giorno fa per le vie della Capitale e ho pensato subito ai running club, che nell’ultimo periodo vanno tanto di moda sui social. L’ennesimo fenomeno in controtendenza, che descrive il bisogno sempre più emergente di questa generazione di tornare a incontrarsi di persona e uscire dalla semplice dimensione digitale.
I running club nel mondo
Da New York a Milano, passando per San Francisco e Londra fino ad arrivare a Roma, i running club si sono diffusi rapidamente e oggi stanno registrando una crescita esponenziale. Nati come semplici ritrovi per appassionati di corsa si sono, poi, trasformati in qualcosa di più, un modo per allontanarsi dalle applicazioni di incontri virtuali e provare a riabbracciare la realtà. Non si tratta soltanto di una percezione. Secondo l’ultimo report “Year In Sport: Trend Report 2024” di Strava, applicazione dedicata al tracciamento dell’attività fisica e alla condivisione dei propri allenamenti, il 58% degli intervistati dichiara di aver stretto nuove amicizie grazie a gruppi sportivi e community fitness. Inoltre, circa un giovane della Gen Z su cinque ha frequentato qualcuno conosciuto facendo sport.
La fatica del digitale
Alla base del fenomeno esistono diverse ragioni, prima fra tutte la stanchezza digitale. Molti giovani, attraverso i running club, hanno la possibilità di sfuggire agli algoritmi infiniti, agli swipe e a dinamiche performative che nella corsa sembrano venire meno.
I running club eliminano quell’ansia da prestazione tipica del primo appuntamento. Ci si ritrova in un contesto informale con un abbigliamento sportivo, senza trucco, sudati e con i capelli scombinati. Sparisce così il classico dilemma del “che mi metto?” o del “come mi devo comportare?”. Tom Trotter, content creator e fitness coach online, in un articolo su “Vogue”, in risposta alla domanda se per lui i running club siano un buon posto dove conoscere gente, ha risposto: “Beh, sì. Ti stai mostrando per quello che sei realmente. Durante un appuntamento le persone si vestono in modo elegante e si comportano in un certo modo, magari rivelando un lato un po’ materialista. Non si dovrebbe mai costruire una relazione su basi artificiali”.
Quello che viene dopo
Ma il vero fulcro di queste nuove community è quello che succede dopo le corse. Si è sviluppata, infatti, una vera e propria cultura del post-run, ovvero, dopo i chilometri percorsi ci si ritrova per un aperitivo, una colazione o un brunch. Ed è proprio in quel momento che ci si conosce davvero, si parla, si ride, si scherza e si abbattono quegli standard imposti dalla società secondo cui bisogna apparire sempre perfetti per evitare che l’altro abbia un’impressione sbagliata di noi. Senza dimenticare, poi, che questi running club sono anche figli di una generazione che preferisce investire nel benessere fisico, piuttosto che in forme di divertimenti che, nel lungo periodo, possono nuocere sia alla salute sia al portafoglio.
Non manca, però, chi guarda con diffidenza a questo fenomeno, ritenendolo una possibile deriva rispetto a quelli che erano, in origine, semplici gruppi dedicati all’attività fisica. La paura di molti è che possano trasformarsi nell’ennesimo espediente per “rimorchiare”.
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