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BRICS, la sfida al sistema occidentale e la ricerca di un nuovo spazio di sviluppo

sabato, 19 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Si è concluso domenica 13 settembre a Nuova Delhi, sotto la presidenza indiana, il 18° vertice dei BRICS, con l’adozione della Dichiarazione di Nuova Delhi. Il summit ha confermato l’ambizione del gruppo di rafforzare il peso politico ed economico del Sud globale e di promuovere una trasformazione degli equilibri della governance internazionale.

Con l’espansione a 11 membri, i BRICS rappresentano una componente rilevante dell’economia mondiale, circa il 40% del PIL calcolato a PPA e circa la metà della popolazione globale. Inoltre rappresentano il 40% della produzione mondiale di idrocarburi. Il loro peso, tuttavia, non si traduce automaticamente in una posizione politica uniforme: le differenze strategiche, economiche e regionali tra i Paesi membri rimangono significative.

Il vertice ha posto al centro la contestazione delle politiche commerciali occidentali, la riforma delle istituzioni internazionali e la ricerca di strumenti capaci di ridurre la dipendenza dai circuiti finanziari dominati dal dollaro.

Dazi, sanzioni e de-dollarizzazione

La Dichiarazione di Nuova Delhi esprime preoccupazione per l’incremento delle misure tariffarie unilaterali, considerate distorsive per il commercio internazionale e contrarie ai principi del sistema multilaterale. I BRICS hanno inoltre ribadito la contrarietà alle sanzioni unilaterali e secondarie.

Il presidente cinese Xi Jinping ha sostenuto la necessità di contrastare il protezionismo e di rafforzare la cooperazione economica tra i Paesi emergenti. Pechino ha inoltre proposto iniziative nei settori dell’intelligenza artificiale, del commercio dei servizi e della cooperazione tecnologica.

Sul piano monetario, il gruppo ha riaffermato l’obiettivo di sviluppare meccanismi di pagamento transfrontaliero alternativi e di favorire l’utilizzo delle valute nazionali negli scambi. La de-dollarizzazione rimane però un processo graduale, condizionato dalle differenze tra i sistemi finanziari dei membri e dalla persistente centralità del dollaro nell’economia internazionale.

Medio Oriente e riforma dell’ordine globale

La crisi mediorientale ha rappresentato uno dei principali temi geopolitici del summit. Il documento finale esprime preoccupazione per l’escalation militare, condanna gli attacchi contro infrastrutture civili e siti nucleari e richiama alla protezione delle rotte commerciali e dei marittimi. Tuttavia non vi è una condanna aperta del conflitto tra USA, Iran e Israele.

Il linguaggio adottato riflette la necessità di mantenere un consenso tra Paesi con interessi divergenti, tra cui Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La dichiarazione sostiene inoltre una maggiore rappresentanza dei Paesi emergenti nelle istituzioni multilaterali, compreso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

La riforma della governance globale costituisce, dunque, uno degli obiettivi strategici del gruppo: non soltanto una redistribuzione del peso decisionale, ma la costruzione di un sistema internazionale più rappresentativo delle trasformazioni intervenute nell’economia mondiale.

Cina e India: la ricerca di spazi comuni

In questo quadro assume particolare rilievo il rapporto tra Cina e India. Le rivalità territoriali e la competizione strategica non sono scomparse, ma la dimensione economica e la necessità di preservare margini di autonomia internazionale spingono i due Paesi a individuare aree di cooperazione.

India e Russia: energia e fertilizzanti

Il rapporto tra Nuova Delhi e Mosca si inserisce nella stessa logica di diversificazione strategica. Prima del vertice, il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar si era recato a Mosca per discutere, tra gli altri temi, di energia, commercio e forniture di fertilizzanti.

La questione energetica assume un’importanza particolare in una fase in cui la guerra e le tensioni regionali hanno reso più vulnerabili le catene di approvvigionamento. L’India è impegnata a garantire la propria sicurezza energetica attraverso una pluralità di fornitori, mentre le relazioni con la Russia tornano a rappresentare un elemento rilevante della sua politica di approvvigionamento, anche in forza della crisi in Medio Oriente.

Durante un incontro bilaterale, la Russia ha inoltre manifestato la disponibilità a garantire all’India le forniture di fertilizzanti necessarie al proprio mercato agricolo. Il tema non è secondario: la sicurezza alimentare e la stabilità degli input agricoli costituiscono una componente essenziale dell’autonomia economica degli Stati.

La cooperazione energetica e agricola mostra come i rapporti bilaterali possano affiancare l’agenda multilaterale dei BRICS, trasformando le esigenze di sviluppo in strumenti di collaborazione concreta.

In sintesi, sebbene il progetto sia ancora attraversato dalle molte contraddizioni dovute alla divergenza di interessi degli Stati membri – in primis l’India a cavallo tra Occidente e Oriente – non si può non notare una continuità con il vertice di Shanghai (SCO) e il prossimo anno la presidenza sarà della Cina e la Cina su alcuni temi, come quelli finanziari, fa terribilmente sul serio.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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