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Eurofighter italiani, attacchi alla base di Taif. Roma pronta a scortare le navi a Bab el-Mandeb

sabato, 19 Settembre 2026
3 minuti di lettura

La base aerea di Taif, in Arabia Saudita, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata colpita da diversi attacchi. Lo ha confermato il ministro della Difesa Guido Crosetto, precisando che «non vi sono militari italiani coinvolti». L’episodio si inserisce nell’escalation regionale legata al conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Roma è pronta a intervenire anche autonomamente dall’Unione europea per garantire il passaggio delle navi mercantili italiane attraverso Bab el-Mandeb, lo stretto strategico che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e che è diventato cruciale dopo la crisi di Hormuz.

«Abbiamo deciso di non aspettare che sia la missione europea Aspides a decidere se le navi possono passare», ha dichiarato Crosetto. La fregata Bergamini si trova nel porto di Gibuti, dove almeno una decina di mercantili con bandiera o armatore italiano chiederebbero di transitare sotto scorta. Sono in corso verifiche sull’eventuale necessità di un passaggio parlamentare.

La decisione italiana riflette la crescente preoccupazione per la sicurezza della navigazione e delle rotte commerciali. Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, rappresentano uno degli attori principali della crisi nel Mar Rosso.

L’alto rappresentante Ue Kaja Kallas intanto scrive che «L’Europa sta contribuendo a proteggere il traffico marittimo nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi: data l’aggravarsi della situazione di sicurezza, l’operazione Aspides ha innalzato il livello di allerta delle proprie navi mentre prosegue le operazioni di scorta», aggiungendo: «Gli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita sono inaccettabili e compromettono l’economia globale. Ho parlato con Faisal bin Farhan – ministro degli Esteri saudita – degli sforzi diplomatici volti a porre fine ai combattimenti nello Yemen e a ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz: il passaggio marittimo deve essere libero da ostacoli e gratuito».

Le dinamiche regionali

Secondo l’emittente libanese Al-Akhbar, l’Arabia Saudita avrebbe proposto agli Houthi una tregua di due settimane, seguita da colloqui diretti per affrontare le richieste umanitarie e arrivare a un accordo globale. La proposta, trasmessa attraverso l’Oman, comprenderebbe la revoca del blocco allo Yemen e l’ingresso degli aiuti. Gli Houthi, tuttavia, preferirebbero una soluzione definitiva del conflitto con Riad, respingendo le ingerenze saudite negli affari interni yemeniti.

Sul piano diplomatico, la Cina avrebbe chiesto privatamente all’Iran di utilizzare la propria influenza sugli Houthi per contenere le minacce alle rotte marittime e alle esportazioni petrolifere saudite.

Intanto, Donald Trump ha definito «cruciale» il momento attraversato dall’Iran, dichiarando di dover decidere se intervenire militarmente. Il presidente americano dovrebbe incontrare martedì prossimo i leader del Golfo a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York. L’ex diplomatico iraniano Abbas Khameyar ha respinto la ricostruzione secondo cui Teheran starebbe cercando colloqui diretti, ribadendo la richiesta di garanzie internazionali.

Le tensioni si riflettono sui mercati energetici. A New York il petrolio è in rialzo dello 0,90%, a 102,83 dollari al barile.

Sul fronte umanitario, una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha inoltre segnalato presunti crimini di guerra statunitensi in due raid in Iran, tra cui quello contro una scuola di Minab.

La situazione in Libano e Israele

A Parigi, Emmanuel Macron ha incontrato il presidente libanese Joseph Aoun e il re di Giordania Abdallah II per discutere il futuro della presenza internazionale in Libano. L’obiettivo è preparare un dispositivo destinato a subentrare all’Unifil, il cui mandato scade a dicembre, e sostenere il dispiegamento dell’esercito libanese in vista del disarmo di Hezbollah e del ritiro israeliano dal sud del Paese.

Aoun ha ribadito la volontà di disarmare Hezbollah senza provocare scontri interni, chiedendo sostegno internazionale per le forze armate libanesi. I colloqui coinvolgono anche Stati Uniti, Gran Bretagna e Arabia Saudita.

Inoltre, sempre nella giornata di ieri Macron ha dichiarato che l’aumento dei prezzi dei carburanti e la crisi energetica sono «interamente dovuti alle guerre e alla situazione internazionale».

In Israele, Benjamin Netanyahu ha inaugurato la campagna elettorale del Likud rivendicando il ruolo del proprio partito nella sicurezza nazionale. Il premier ha sostenuto la necessità di proseguire la guerra contro Iran, Hezbollah e Hamas.

Parallelamente, gli Stati Uniti hanno nuovamente negato il visto al presidente palestinese Mahmoud Abbas, impedendogli di partecipare fisicamente all’Assemblea generale dell’Onu. L’Assemblea ha approvato con 152 voti a favore una risoluzione che gli consentirà di intervenire attraverso un video preregistrato.

La crisi regionale si sviluppa così lungo più direttrici: sicurezza delle rotte marittime, confronto con l’Iran, ridefinizione degli equilibri in Libano e tensioni diplomatiche sulla questione palestinese. Per l’Italia, la protezione dei propri mercantili potrebbe tradursi in un’azione autonoma rispetto ai tempi decisionali europei.

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