«Il settore terziario è il vero motore dell’occupazione in Italia, eppure continua a subire una profonda sottovalutazione strategica e istituzionale». È questo il messaggio che lancia Mariano Bella, direttore del Centro Studi di Confcommercio, durante l’audizione in Commissione Attività produttive della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia, sulle dinamiche del Pil nel periodo 1992-2025 rispetto alla media Ue e sulle leve di intervento nei settori produttivi per sostenere la crescita economica. L’intervento di Confcommercio ha puntato a mettere in discussione alcuni dei principali pregiudizi sulle attività dei servizi di mercato e a proporre una nuova chiave di lettura per l’economia italiana. I dati presentati dall’associazione evidenziano, in particolare, il ruolo del terziario nella crescita dell’occupazione. Tra il 1995 e il 2025, il totale degli occupati a tempo pieno in Italia è aumentato del 15%, passando da 22 a 25,4 milioni.
Quattro milioni di posti di lavoro in più nel terziario
«Questo incremento», sottolinea Bella, «è interamente merito della forza attrattiva del terziario, che ha visto le proprie unità lavorative crescere di oltre il 27%, creando ben 4 milioni di posti di lavoro in termini assoluti». Secondo Confcommercio, questi numeri rendono necessario superare le letture che associano i servizi a una scarsa produttività o a bassi livelli di investimento. Per l’associazione, il settore terziario rappresenta invece una componente strutturale della crescita e dell’occupazione italiana. «Il settore terziario in Italia», commenta Bella, «è meno produttivo di quanto potrebbe essere, ma ciò accade per problemi di contesto. Il freno principale può essere definito come fiscocrazia, eccesso di fiscalità e burocrazia».
Turismo e “Sense of Italy”
Nel corso dell’audizione, Bella ha affrontato anche il tema del turismo e del suo rapporto con la capacità del sistema Italia di valorizzare le proprie eccellenze. «Siamo un Paese che attrae in maniera crescente flussi turistici», osserva Bella, «per questo Confcommercio ha elaborato un approccio innovativo per superare il significato ormai limitato di Made in Italy e farlo evolvere verso quello che abbiamo definito il Sense of Italy». L’idea, ha spiegato Bella, è quella di integrare le eccellenze manifatturiere italiane destinate all’esportazione con i servizi turistici, valorizzando così l’esperienza complessiva legata al prodotto e al territorio.
Export, il valore dei servizi turistici
«Il Sense of Italy si riassume in pochi numeri», sottolinea ancora Bella, «Lo scorso anno, a fronte di esportazioni complessive pari a 730 miliardi di euro, il saldo export meno import era pari a 44 miliardi». Un quadro che cambia, secondo l’analisi presentata da Confcommercio, se si considera la manifattura destinata al consumatore finale insieme ai servizi turistici. «Se invece consideriamo la manifattura che va al consumatore finale più i servizi turistici, con soli 240 miliardi di esportazioni si ha un saldo di 140 miliardi di euro», ha concluso Bella.





