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Trump-Xi, la tregua possibile: dazi, IA e Taiwan al centro del vertice di Washington

Trump-Xi, la tregua possibile: dazi, IA e Taiwan al centro del vertice di Washington

venerdì, 25 Settembre 2026
3 minuti di lettura

Il presidente cinese Xi Jinping è arrivato negli Stati Uniti per una visita di Stato di tre giorni, accolto direttamente da Donald Trump alla Joint Base Andrews. Un’accoglienza dal forte valore simbolico, con picchetto d’onore, sorvolo di due bombardieri B-1 ed esecuzione degli inni nazionali. L’ultima volta che un presidente americano aveva accolto personalmente un ospite in visita di Stato negli Stati Uniti era stato John Fitzgerald Kennedy.

In un quadro di estrema attenzione alle forme i due leader si legittimano a vicenda.

Xi ha auspicato un rapporto fondato sulla collaborazione pragmatica, sostenendo che Cina e Stati Uniti dovrebbero essere partner e non rivali e che il rilancio della potenza americana e il «ringiovanimento» della Cina possono procedere parallelamente. Trump ha sottolineato a sua volta l’importanza della visita, definendola legata a un «momento importante della storia americana» in riferimento ai 250 anni dalla nascita degli Stati Uniti, e ha parlato di una «vera e grande amicizia» sviluppata con Xi negli anni.

La cerimonia ufficiale alla Casa Bianca ha visto Trump e la first lady Melania ricevere Xi e la moglie Peng Liyuan al South Portico. Il confronto politico entrerà nel vivo nei colloqui bilaterali e nella successiva cena di Stato, alla quale sono attesi i vertici dell’industria tecnologica americana.

Dietro i sorrisi e il cerimoniale in grande stile, i commenti a caldo degli analisti (ISPI) sono che il summit si stia svolgendo su equilibri di forza profondamente mutati e rovesciati rispetto al passato, con una Cina che si presenta al tavolo con leve negoziali più efficaci.

Funzionari delle due parti hanno annunciato un’estensione di due mesi della “tregua di Busan”. Stilata in Corea del Sud a ottobre 2025 dopo una breve ma aspra guerra tariffaria, la sosta nell’escalation commerciale tra Pechino e Washington sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. La decisione di prorogarla fino al 10 gennaio, ha spiegato il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, “concederà più tempo alle parti per lavorare a un accordo commerciale potenzialmente più ampio sul fronte economico”. Un primo passo in un vertice la cui agenda è fitta di temi cruciali

In ogni caso la composizione della delegazione cinese rappresenta uno degli elementi più significativi della visita. Xi è arrivato a Washington senza i principali manager delle grandi aziende tecnologiche cinesi. Alcuni esponenti della Corporate China, tuttavia, hanno raggiunto gli Stati Uniti separatamente, in possesso di visto, e sono rimasti in attesa di un eventuale invito alla cena. Tra i nomi segnalati figura Liang Wenfeng, fondatore di DeepSeek, già coinvolto alle Nazioni Unite nei lavori sull’intelligenza artificiale.

L’assenza iniziale dei grandi manager cinesi ha ridimensionato le aspettative su possibili accordi commerciali e di investimento. Il Wall Street Journal aveva riferito che Pechino aveva valutato la formazione di una delegazione di top executive da affiancare a Xi, anche in vista dell’incontro con i dirigenti americani del settore tecnologico e dell’IA, ma i piani erano rimasti in fase di preparazione. Il quadro riflette anche le difficoltà incontrate negli ultimi anni dalle aziende cinesi nell’investire negli Stati Uniti. Nel viaggio di Trump in Cina dello scorso maggio, al contrario, il presidente americano era stato accompagnato da numerosi grandi manager statunitensi.

I temi sul tavolo

Al centro del vertice ci sono innanzitutto i rapporti commerciali. In vista della scadenza dell’intesa tariffaria raggiunta lo scorso autunno, Washington e Pechino puntano a prorogare il congelamento dei dazi. Gli Stati Uniti chiedono la conferma degli acquisti cinesi di prodotti agricoli e jet commerciali americani; Pechino chiede invece un allentamento delle restrizioni sull’esportazione di tecnologie avanzate, offrendo in cambio maggiore fluidità nelle forniture di terre rare e minerali critici.

Pechino ricerca inoltre affidabilità. Finito il vertice la Cina non vuole una nuova guerra commerciale o cambi di postura americani all’insegna della imprevedibilità e forse è proprio in questo senso che la Cina misurerà il successo di questo vertice.

Un capitolo specifico riguarda l’intelligenza artificiale. Dopo i primi dialoghi tecnici tra le diplomazie economiche, sul tavolo c’è l’ipotesi di meccanismi di notifica e trasparenza per gli sviluppi dell’IA considerati ad alto rischio per la sicurezza nazionale.

Resta invece particolarmente sensibile il dossier Taiwan. Pechino chiede lo stop alle forniture militari americane a Taipei, mentre Washington considera gli armamenti parte del dispositivo necessario a mantenere l’equilibrio nell’Indo-Pacifico.

Infine l’Iran. L’amministrazione Trump intende chiedere a Pechino una maggiore pressione diplomatica ed economica su Teheran, mentre la Cina rimane il principale acquirente del greggio iraniano. A rincarare la dose oggi, sempre il Wall Street Journal, fa sapere citando dati doganali iraniani, che nei primi sei mesi dell’anno Pechino avrebbe effettuato circa 1.300 spedizioni al ministero della Difesa iraniano con componenti dual use, alcuni utilizzabili per droni e sistemi di guida missilistica. Tra le forniture figurerebbero GPS, motori elettrici e componenti aeronautici. La questione assume quindi particolare rilievo nel giorno del vertice tra Trump e Xi.

Quello di Washington è il secondo summit bilaterale dell’anno tra Trump e Xi e si inserisce in una fitta sequenza di appuntamenti multilaterali. Più che la ricerca di un accordo globale destinato a risolvere le controversie, il vertice punta quindi a mantenere sotto controllo la competizione, stabilizzare le catene globali del valore e impedire escalation dirette, mentre il confronto economico e tecnologico tra le due potenze resta strutturale.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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