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Bce, caro energia e inflazione: l’Italia resta più esposta, edilizia in frenata

Bce, caro energia e inflazione: l’Italia resta più esposta, edilizia in frenata

Nell’area euro inflazione al 3% nel 2026 e al 2,5% nel 2027: il ritorno verso il 2% è atteso solo a fine del prossimo anno
venerdì, 25 Settembre 2026
3 minuti di lettura

Il conflitto in Medio Oriente e gli ultimi sviluppi della guerra della Russia contro l’Ucraina hanno spinto ulteriormente verso l’alto i prezzi dell’energia. Secondo la Banca centrale europea questo quadro potrebbe mantenere l’inflazione complessiva ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027. Le nuove proiezioni indicano un tasso medio del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028. L’indicazione emerge dal Bollettino economico della Bce pubblicato ieri e che illustra il quadro alla base della decisione assunta dal Consiglio direttivo il 10 settembre. Le prospettive restano caratterizzate da forte incertezza, con rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica.

Gli esperti dell’Eurotower hanno elaborato nuovi scenari per misurare le possibili conseguenze dello shock energetico. Le proiezioni mostrano differenze rilevanti nell’andamento di crescita e inflazione in base all’intensità e alla durata delle tensioni sui prezzi, oltre che agli effetti indiretti e di secondo impatto sull’economia. Dopo la fase di incremento, la componente energetica dovrebbe registrare una flessione e mantenersi negativa fino alla metà del 2028. Tale dinamica favorirebbe una riduzione dell’inflazione complessiva.

Rincari verso alimentari

La Bce prevede una trasmissione graduale degli aumenti dell’energia ai prezzi dei beni alimentari e alla componente di fondo. Anche il miglioramento delle prospettive economiche potrebbe esercitare una moderata pressione al rialzo sull’inflazione sottostante, attesa in crescita fino agli inizi del 2027. Il livello resterebbe elevato per il resto dell’anno, prima di ridursi nel 2028.

Nel quadro delineato da Francoforte l’inflazione complessiva dovrebbe tornare in prossimità dell’obiettivo verso la fine del 2027. A favorire il rientro contribuirebbero anche gli effetti dei tassi di interesse più elevati.

Francoforte vigila sui prezzi

Il Consiglio direttivo intende osservare con particolare attenzione l’entità e la persistenza dei rincari energetici, oltre alle ripercussioni sulla formazione di prezzi e salari, sulle aspettative di inflazione e sull’andamento generale dell’economia. La politica monetaria resta orientata all’obiettivo di stabilizzare l’inflazione al 2% nel medio termine. Le future scelte sui tassi dipenderanno dalle prospettive dei prezzi, dai rischi connessi, dai nuovi dati economici e finanziari, dall’evoluzione dell’inflazione di fondo e dall’intensità della trasmissione delle decisioni monetarie.

Italia esposta sul fronte dell’energia

All’interno di questo scenario di rincari l’Italia presenta una doppia vulnerabilità. La prima riguarda il mercato dell’energia. Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità risulta più esposto alle oscillazioni del gas rispetto a Paesi come Spagna e Francia. La diversa struttura del mix energetico incide sul divario: in Italia le centrali a gas fissano il prezzo marginale nella maggioranza delle ore, mentre la maggiore presenza delle fonti rinnovabili riduce tale influenza in Spagna. In Francia assume invece un peso determinante la produzione nucleare.

La maggiore dipendenza italiana dal metano espone quindi il sistema elettrico nazionale con maggiore intensità agli shock sul mercato del gas, mentre l’espansione delle rinnovabili tende a ridurre il legame tra le quotazioni delle due fonti.

Edilizia residenziale

Il secondo elemento di fragilità riguarda il settore immobiliare. Gli investimenti residenziali mostrano una contrazione che risente anche dell’esaurimento della stagione delle agevolazioni fiscali destinate alle ristrutturazioni. Nel secondo trimestre del 2026, gli investimenti nel comparto residenziale dell’area dell’euro hanno registrato una diminuzione dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo la flessione dell’1,9% archiviata nei primi tre mesi.

Il rallentamento dell’edilizia abitativa rappresenta così una delle frizioni interne all’area dell’euro. La Bce segnala una dinamica particolarmente debole per l’Italia, dove il ridimensionamento degli incentivi fiscali sulle ristrutturazioni ha inciso sull’attività dopo il forte sostegno assicurato negli anni precedenti. Gli studi dell’istituto avevano già individuato nel Superbonus uno dei fattori alla base dell’eccezionale crescita degli investimenti residenziali italiani durante la fase precedente.

Gli analisti di Francoforte collegano inoltre una parte della debolezza italiana a effetti di calendario associati alla progressiva revoca degli incentivi finanziari per il recupero degli immobili. Il venir meno delle agevolazioni ha quindi modificato il profilo degli investimenti, dopo una fase nella quale il sostegno fiscale aveva alimentato in misura rilevante i lavori sulle abitazioni.

Conti pubblici

Sul versante dei conti pubblici le proiezioni della Bce di giugno indicavano per l’area dell’euro un disavanzo pari al 3,6% del Pil nel 2026 e un rapporto tra debito e prodotto interno lordo destinato a raggiungere il 90% nel 2028. Il quadro di settembre colloca quest’ultimo valore poco sotto quella soglia. In questo contesto l’11 settembre l’Italia ha trasmesso alla Commissione europea la richiesta formale per accedere alla flessibilità prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale, sia sul fronte della difesa sia per gli interventi destinati alla sicurezza energetica. Bruxelles ha confermato la ricezione della domanda.

Le regole europee consentono infatti di estendere la clausola già prevista per la spesa per la difesa alle misure che rafforzano la resilienza del sistema energetico e accelerano la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Per gli interventi sull’energia, il quadro comunitario stabilisce un margine dedicato con un tetto cumulativo pari allo 0,6% del Pil nel periodo previsto.

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