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La stabilità italiana e la governabilità europea

lunedì, 5 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

Francia attraversata dalle proteste e da una crisi istituzionale, Spagna alle prese con una maggioranza fragile, Germania segnata dall’avanzata dell’AfD e dalle difficoltà di Merz: l’Europa vive una stagione nella quale l’incertezza politica rischia di indebolirne il peso internazionale. In questo confronto l’Italia presenta un vantaggio concreto: la continuità del governo. Riconoscerlo non significa approvare ogni scelta di Giorgia Meloni, ma valutare senza pregiudizi una risorsa del Paese.

La situazione in Europa

In Francia le mobilitazioni studentesche, accompagnate da blocchi ed episodi di violenza, si inseriscono in un quadro di difficoltà più ampio. L’assenza di una maggioranza chiara nell’Assemblea nazionale rende complesso il rapporto fra presidenza, governo e Parlamento. Le rivendicazioni sull’istruzione meritano ascolto; le violenze richiedono contrasto e responsabilità individuali.

In Spagna la bocciatura dei decreti sulla casa ha riaperto l’ipotesi di elezioni anticipate. Sánchez non è stato destituito da una mozione di sfiducia: affronta la precarietà degli appoggi parlamentari. Il negoziato fra partiti è fisiologico in democrazia, ma quando manca un’intesa programmatica affidabile ogni voto diventa una prova di sopravvivenza. Restare in carica e riuscire a governare sono due condizioni diverse.

In Germania l’avanzata dell’AfD e il logoramento di Merz segnalano una crisi di fiducia nei partiti tradizionali. La scelta di escludere alleanze con l’AfD restringe le combinazioni possibili, ma esprime anche una responsabilità politica che non può essere ridotta a semplice rigidità. Il disagio economico e sociale va affrontato nelle sue cause, senza inseguire capri espiatori o promesse illusorie.

Il punto di forza dell’Italia

L’Italia appare relativamente più solida sul piano della tenuta politica. Meloni ha mantenuto coesa la maggioranza e assicurato continuità nei rapporti europei, atlantici e mediterranei. Questa continuità favorisce un’interlocuzione affidabile e può rafforzare la credibilità economica del Paese.

Debito, produttività e costo dell’energia restano nodi aperti. Trasformare gli investimenti e le riforme del PNRR in benefici durevoli, migliorare l’amministrazione e sostenere la crescita entro le regole fiscali europee sono prove decisive. La stabilità facilita le riforme, ma non garantisce né la loro qualità né il successo: il peso internazionale dipende anche dalle risorse economiche e dalla capacità di attuare le decisioni.

Le sfide della democrazia

Le prossime scadenze elettorali renderanno questo equilibrio più delicato. Nel 2027 sono attese le presidenziali francesi e le politiche italiane; in Spagna resta possibile un anticipo del voto. La ricerca del consenso è legittima, ma una campagna permanente può frenare intese europee su difesa, energia e industria.

Come osservavo nell’articolo dell’8 aprile su rappresentanza e governabilità, la stabilità ha un significato geopolitico. Chi governa deve poter disporre di un orizzonte di legislatura per realizzare il programma, rispondendo dei risultati. Una legge elettorale può favorirlo, senza assicurare da sola cinque anni di governo e senza sacrificare la rappresentanza. Le regole devono risultare accettabili anche quando a vincere è l’avversario.

Russia e Cina dispongono di una continuità sottratta all’alternanza democratica, ma la concentrazione del potere limita il dissenso e può rendere più difficile correggere gli errori. L’Europa deve rafforzare la capacità di decidere insieme, conservando pluralismo e controlli. Governi affidabili aiutano a costruire accordi duraturi; la forza negoziale nasce dalla capacità europea di trasformarli in azione comune.

Responsabilità politica e prospettive

La Prima Repubblica offre una lezione distinta dalla durata dei singoli governi: esecutivi brevi convivevano con una forte continuità istituzionale. Pur fra scontri e contraddizioni, il PCI di Berlinguer difese la democrazia dal terrorismo e cercò il confronto con la DC, fino alla solidarietà nazionale.

Oggi occorre un codice di responsabilità reciproca fra maggioranza e opposizione. Politica estera, difesa e sicurezza richiedono informazione parlamentare, consultazione e ricerca di intese che possano reggere all’alternanza. Nessuna unanimità obbligatoria: il dissenso resta libero, anche sulle scelte strategiche. Ma chi governa deve coinvolgere e rendere conto; chi si oppone deve proporre alternative sostenibili, senza usare vulnerabilità nazionali come strumenti di lotta interna. Gli impegni possono essere rivisti democraticamente, spiegandone ragioni e conseguenze.

Alla luce di questa analisi, un apprezzamento a Giorgia Meloni, al suo governo e alla coalizione che lo sostiene è doveroso. In una legislatura attraversata da gravi crisi internazionali, hanno mantenuto coesione politica e continuità di governo, contribuendo alla tenuta del Paese e alla sua presenza internazionale. Al di là delle appartenenze, è un merito che va riconosciuto.

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