Le dichiarazioni dei vertici militari americani di questa settimana segnano una svolta storica: gli Stati Uniti non si preparano più soltanto a combattere nello spazio vicino alla Terra, ma anche attorno alla Luna. Un cambio di paradigma che arriva dopo la rivelazione, da parte dell’Air Force, dell’esistenza di armi di controllo spaziale già operative in orbita, rompendo decenni di convenzioni sulla natura pacifica dello spazio extra‑atmosferico.
Il generale Dan Caine, presidente dei Joint Chiefs of Staff, ha avvertito che le forze armate devono essere pronte a “combattere, resistere e vincere dal fondale marino allo spazio cislunare”. Un messaggio che amplia la dottrina militare americana verso un teatro operativo mai formalmente considerato: la regione tra l’orbita terrestre alta e la Luna, dove si concentreranno le future infrastrutture spaziali civili e militari.
La Space Force, creata nel 2019, è già impegnata a definire tattiche e capacità per difendere gli interessi statunitensi in un ambiente che non è più solo scientifico o commerciale. Il generale Gregory Gagnon, capo del Combat Forces Command, ha spiegato che l’avanzamento umano nello spazio richiede una postura difensiva adeguata: “Il nostro compito è essere pronti a proteggere gli interessi degli Stati Uniti”.
Le recenti ammissioni americane hanno però riacceso tensioni internazionali. La Cina, che nel 2024 ha istituito proprie truppe spaziali, ha criticato apertamente Washington, ribadendo di “opporsi alla militarizzazione dello spazio” e invitando gli USA a fermare l’espansione delle loro capacità militari oltre l’atmosfera. Il quadro normativo è complesso.
Il Trattato sullo Spazio del 1967, firmato da Stati Uniti e Cina, stabilisce che la Luna e gli altri corpi celesti devono essere utilizzati “solo per scopi pacifici”. Vietata la collocazione di armi nucleari, ma non è chiaro se sistemi convenzionali o tecnologie di controllo orbitale rientrino nelle restrizioni. I tentativi recenti di rafforzare il regime anti‑militarizzazione alle Nazioni Unite sono falliti, complice il veto russo e l’assenza di consenso globale.





