0

La politica dell’altalena di Trump e la fermezza della premier Meloni

Dal caso della foto al G7 al nuovo elogio americano
giovedì, 8 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

Donald Trump è tornato a elogiare Giorgia Meloni. Il 2 ottobre, davanti ai giornalisti alla Casa Bianca, ha definito «molto buono» il loro rapporto e ha aggiunto: «Mi è sempre piaciuta». Dopo gli ultimi attacchi alla premier, il cambiamento di tono è evidente. Sarebbe eccessivo considerarlo la soluzione definitiva di ogni possibile divergenza fra Roma e Washington, ma sarebbe altrettanto riduttivo liquidarlo come una frase senza significato politico.

Il contrasto con le parole di giugno è netto. Il 19, in un’intervista telefonica a La7, Trump aveva sostenuto che Meloni lo avesse implorato per una fotografia al G7. La premier aveva respinto la ricostruzione, definendola inventata: «Io e l’Italia non imploriamo mai». L’attacco investiva la dignità dell’interlocutore italiano e rischiava di rappresentare un alleato come un subordinato in cerca di riconoscimento.

Oggi è il presidente americano a dichiarare pubblicamente la propria stima. In questo passaggio si può riconoscere una vittoria morale e politica di Meloni: la premier ha difeso la propria posizione e quella del Paese senza compromettere la possibilità di dialogare. Non significa che abbia costretto Trump a cambiare idea, né che conosciamo le ragioni decisive del riavvicinamento. Significa che la nuova apertura americana arriva dopo una risposta italiana ferma, non dopo l’accettazione dell’offesa.

La tensione aveva anche contenuti sostanziali. Le divergenze sulla guerra contro l’Iran, sullo Stretto di Hormuz e sull’impiego delle basi italiane avevano incrinato un rapporto inizialmente presentato come particolarmente stretto. A luglio Trump collegava ancora il deterioramento delle relazioni al mancato sostegno italiano. Il racconto sulla “fotografia” era diventato il simbolo personale di un conflitto politico più ampio.

Proprio per questo la condotta di Roma merita attenzione. Difendere gli interessi nazionali all’interno di un’alleanza richiede la capacità di dire no senza trasformare ogni contrasto in una rottura. Meloni ha contestato le provocazioni, mentre il governo ha continuato a preservare il rapporto con gli Stati Uniti. L’ancoraggio atlantico non impone acquiescenza: implica impegni condivisi, responsabilità reciproca e rispetto fra alleati.

Del resto l’alternanza fra pressione e cordialità appartiene al repertorio pubblico di Trump. Una svalutazione può mettere in difficoltà un interlocutore; un elogio successivo può riaprire lo spazio negoziale senza riconoscere esplicitamente gli eccessi precedenti. È una lettura plausibile della sua diplomazia transazionale, non una spiegazione certa di ogni dichiarazione. Ma per chi tratta con Washington la conseguenza è concreta: occorre mantenere una linea anche quando cambia il tono della Casa Bianca.

Il riavvicinamento ricorda inoltre che i rapporti internazionali non si esauriscono nelle affinità ideologiche. Due leader politicamente vicini possono scontrarsi quando divergono gli interessi; possono tornare a collaborare perché il rapporto resta utile a entrambi. L’Italia è un alleato della NATO e un interlocutore rilevante nel Mediterraneo.

A essi si aggiunge la continuità del governo italiano. Come osservavamo nell’articolo sulla stabilità italiana e la governabilità europea, mentre diversi partner europei attraversano difficoltà politiche, Roma offre un indirizzo riconoscibile. La durata dell’esecutivo consente di coltivare relazioni, seguire negoziati e assumere impegni con un orizzonte più lungo. È un vantaggio che Meloni e la sua coalizione hanno saputo preservare in una stagione internazionale particolarmente difficile.

La stabilità, naturalmente, non moltiplica da sola le risorse economiche o militari. Il peso negoziale dipende anche dalla capacità di attuare le decisioni e di costruire accordi europei. Proprio qui sta il valore della continuità: utilizzarla per rafforzare l’Italia e contribuire a una posizione comune dell’Europa, evitando che la ricerca di un rapporto privilegiato con Washington diventi un’alternativa alla cooperazione europea.

Nella stessa occasione Trump ha elogiato la disponibilità europea a rilasciare riserve di diesel per calmierare il prezzo del combustibile. Il dato mostra come, dietro le oscillazioni verbali, restino aperti dossier concreti di cooperazione. Non prova una concessione italiana in cambio dell’elogio, ma ricorda che energia, sicurezza e commercio obbligano gli alleati a confrontarsi anche dopo scontri duri.

La scelta europea e atlantica di Alcide De Gasperi, fondatore di questo giornale e padre della Repubblica, ricorda quanto la politica estera possa rafforzare l’azione di governo. Pur in un contesto diverso, la fermezza mostrata da Meloni richiama quel metodo: mantenere un indirizzo riconoscibile e difendere gli interessi italiani senza compromettere le alleanze. Il nuovo elogio di Trump mostra che la dignità difesa non ha impedito il riavvicinamento. Al di là delle appartenenze, è un risultato politico e una vittoria morale che meritano di essere riconosciuti.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

Fonti rinnovabili: in due anni investimenti su del 24%

L’IEA, l’Agenzia internazionale intergovernativa dell’energia fondata nel 1974 dall’OCSE in…

“Unità per avvenire più ricco. Stop a tutte le guerre”

“Oggi Costituzione, Inno e Tricolore simboleggiano la Repubblica. Più vero…