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L’Odissea di Nolan oltre le polemiche. Quando il film smentisce il web

Si è attirato parecchie critiche, nate soprattutto on line, per il cast troppo "woke" e i costumi e il linguaggio eccessivamente moderno. Ma molte delle polemiche si sono ridimensionate dopo la sua uscita nei cinema, che ha permesso di comprendere meglio lo spirito con cui il regista ha riletto il poema omerico, trasformando il viaggio di Ulisse in un racconto profondamente umano e attuale
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Dal 16 luglio scorso è nelle sale di tutto il mondo “Odissea” di Christopher Nolan, uno dei film più attesi dell’anno e dell’estate. In appena una settimana ha già incassato circa 260 milioni di dollari, confermando che l’hype che lo ha accompagnato fin dall’annuncio non è stato casuale. Come ogni film di questo tipo si sono subito accese, infatti, grandi aspettative e grandi paure data l’imponenza del poema omerico.

Non sorprende, quindi, che le polemiche siano nate online ancor prima della sua uscita. Nel mirino di migliaia di utenti il cast “inadatto”, in particolare la scelta dell’attrice di colore Lupita Nyong’o come Elena di Troia e dell’attore transgender Elliot Page, ai quali si sono aggiunti la scarsa accuratezza storica dei costumi, il linguaggio troppo moderno e la mancata fedeltà al testo omerico. Polemiche forse in parte anche fondate, ma che sembrano il sintomo di una voglia generalizzata di criticare anche per il solo gusto di farlo.

Ora che il film è finalmente nelle sale, anche se purtroppo non nel formato in cui è stato concepito, ovvero in IMAX con pellicola 70mm, è stato possibile verificare direttamente la fondatezza delle critiche che hanno animato Internet negli ultimi due anni.

Il cast troppo “woke”

La scelta del cast a molti è sembrata una semplice trovata per omaggiare la cultura woke. Tra i fortemente critici anche Elon Musk, che ha accusato il regista di abbracciare la scelta solo per rispondere ai criteri di inclusione richiesti dall’Academy Award per essere candidati agli Oscar. Una polemica a nostro avviso fragile, convinti che a contare maggiormente sarà stata la capacità degli attori nell’interpretare i personaggi così come immaginati da Nolan.

Lupita Nyong’o, premio Oscar per “12 anni schiavo”, interpreta un’Elena segnata dal senso di colpa e dalla responsabilità per una guerra scatenata in suo nome e dal suo desiderio di seguire il cuore. Che nel poema venisse descritta “dalle bianche braccia” è irrilevante, ciò che Nolan racconta è un’Elena diversa e l’attrice è perfetta nel darle voce. La questione, poi, riguardante Elliot Page, vissuto aprioristicamente come incongruo dal punto di vista fisico rispetto agli eroi greci, si regge sul nulla, poiché non interpreta Achille, come si vociferava, ma il giovane e fedele Sinone.

Numerose rimostranze sono arrivate anche per la scelta di scritturare il rapper Travis Scott nel ruolo del bardo, perché non appartenente alla categoria degli attori. Christopher Nolan, però, ha spiegato in un’intervista al “Time” che la sua presenza è motivata dalla volontà di alludere “all’idea che questa storia sia stata tramandata come poesia orale, analogalmente al rap”. Se vogliamo, quindi, una scelta coerente con la natura del mito e con la sua trasmissione.

Incuranza storica o punto di vista?

Altre polemiche hanno riguardato i costumi e il linguaggio moderno e colloquiale. Anche queste, però, sembrerebbero perdere senso dopo la visione del film. L’armatura nera e imponente di Agamennone, ad esempio, che a molti ha ricordato il costume di Batman, non rappresenta un vezzo estetico, ma la manifestazione del suo potere. Agamennone è il re, è intoccabile, domina su ogni cosa e persona. Per quanto riguarda il linguaggio, esso non appare come un tradimento fine a se stesso della classicità, quanto un mezzo con il quale raggiungere emotivamente lo spettatore e connetterlo più facilmente alla storia.

Il successo dell’Odissea

Nella sostanza l’“Odissea” di Christopher Nolan non è certamente la traduzione letterale del mito di Ulisse di Omero, ma una sua libera interpretazione, che alla fine, però, non si distacca poi così tanto dall’originale e che andrebbe valutata come opera artistica con un proprio valore intrinseco.

Mentre la critica si divide a metà, tra favorevoli e non, a noi resta il senso di un racconto attuale che sembra rivolgersi a tutti noi. Una storia antica, dunque, modernizzata senza essere snaturata, offrendo una versione molto vicina al presente. Lo stesso viaggio di Ulisse non è più solo fisico, ma anche e soprattutto interiore. Non è l’eroe che affronta le sfide che gli dèi gli pongono davanti, ma l’uomo che combatte con le conseguenze delle proprie scelte. E’ piegato dal senso di colpa per la caduta di Troia, la consapevolezza della crudeltà dello stratagemma del Cavallo che pose fine alla vita di migliaia di persone, il dolore per le ferite subite e inferte, che non riesce a ricucire e a superare. Un Ulisse più umano e più complesso.

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