L’economia italiana ha mantenuto il segno positivo nel secondo trimestre del 2026, pur con un ritmo inferiore rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Secondo la stima preliminare dell’Istat comunicata ieri il Pil è salito dello 0,2% sul trimestre precedente e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025.
La crescita acquisita per l’intero anno raggiunge così lo 0,8%, due decimali in più rispetto alla valutazione precedente. Il dato congiunturale mostra un lieve rallentamento rispetto al +0,3% registrato tra gennaio e marzo. La variazione tendenziale, invece, accelera: dal +0,8% del primo trimestre passa al +1% del secondo. In valori concatenati, il prodotto interno lordo si attesta a 491,6 miliardi di euro, contro i 490,7 miliardi dei tre mesi precedenti.
A sostenere l’attività economica sono stati soprattutto i servizi. Agricoltura e industria hanno invece accusato una flessione del valore aggiunto. Sul versante della domanda, la componente nazionale al lordo delle scorte ha fornito un apporto positivo, mentre gli scambi con l’estero hanno sottratto slancio alla dinamica complessiva.
Mercato del lavoro
Nel confronto con le principali economie europee, Italia, Francia e Germania condividono un incremento trimestrale dello 0,2%. La Spagna conserva un passo più sostenuto e raggiunge il +0,7%. Il quadro restituisce dunque una crescita diffusa, ma con velocità differenti e con Madrid ancora davanti agli altri grandi Paesi dell’area. La tenuta del Pil si accompagna a segnali meno lineari sul mercato del lavoro.
A giugno il numero degli occupati è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a maggio, a quota 24 milioni e 310 mila. Il tasso di occupazione si è fermato al 62,9%. L’equilibrio complessivo nasconde però movimenti opposti: sono aumentati gli uomini, i dipendenti a termine, le persone tra 25 e 34 anni e gli over 50; hanno perso terreno le donne, i lavoratori permanenti, gli autonomi, i giovani tra 15 e 24 anni e la fascia compresa tra 35 e 49 anni.
Le persone in cerca di lavoro sono cresciute di 97 mila unità in un mese, pari al 7,2%. Il tasso di disoccupazione è così passato al 5,7%, con un aumento di 0,4 punti, mentre quello giovanile ha toccato il 18,4%, 1,5 punti in più. Nello stesso periodo gli inattivi tra 15 e 64 anni sono diminuiti di 103 mila unità e il relativo tasso è sceso al 33,2%.
Composizione contrattuale
La crescita dei disoccupati non coincide necessariamente con una perdita equivalente di posti. Una parte delle persone prima classificate tra gli inattivi è infatti entrata nel mercato e ha iniziato a cercare un’occupazione. Il calo di 103mila inattivi, superiore all’aumento di chi cerca lavoro, aiuta a leggere il movimento di giugno: più persone hanno partecipato al mercato, ma non tutte hanno trovato subito un impiego. La composizione contrattuale segnala inoltre un’espansione del lavoro a termine.
I dipendenti temporanei sono aumentati di 91 mila unità rispetto a maggio, mentre quelli permanenti sono diminuiti di 46 mila. Il calo ha riguardato anche gli autonomi. La somma di queste variazioni ha lasciato quasi immutato il totale degli occupati.
Il raffronto trimestrale offre un’immagine più favorevole. Tra aprile e giugno l’occupazione ha guadagnato 116 mila unità rispetto ai primi tre mesi dell’anno, con un progresso dello 0,5%. Anche le persone in cerca di impiego sono aumentate, ma solo di 11 mila, mentre gli inattivi sono scesi di 115 mila. Su base annua si contano 131 mila occupati in più; rispetto a giugno 2025, risultano invece 54 mila disoccupati e 92 mila inattivi in meno.
Uomini e donne
Tra uomini e donne permane una distanza ampia. Il tasso di occupazione maschile raggiunge il 71,6%, quello femminile si ferma al 54,2%. La disoccupazione interessa il 5,3% degli uomini e il 6,2% delle donne. Nel solo mese di giugno gli occupati maschi sono aumentati di 14 mila, mentre la componente femminile ha perso 13 mila unità. Sul sistema produttivo continua intanto a pesare l’andamento dei prezzi industriali.
A giugno i listini alla produzione non hanno registrato variazioni rispetto a maggio, ma si sono collocati del 5,8% sopra il livello di un anno prima. Il ritmo annuo rallenta rispetto al +7,3% di maggio. Sul mercato interno l’incremento è sceso dal 9,1 al 6,8%; al netto dell’energia, tuttavia, i prezzi hanno segnato un +0,3% mensile e un +2,9% annuo.
Le pressioni più forti arrivano dai prodotti petroliferi raffinati, che sul mercato interno presentano un aumento del 42,2% rispetto a giugno 2025. Seguono i prodotti chimici, con l’8%, e la metallurgia, con il 6,6%. Elettricità e gas mostrano invece un rallentamento, dal +12,6% di maggio al +8,9%.





