Due messaggi, nello stesso giorno, con un filo comune: la difesa della pace, della democrazia e delle istituzioni europee. Sergio Mattarella ha richiamato ieri l’Unione alla necessità di rafforzare i propri strumenti e, nell’anniversario della strage di Marzabotto, ha avvertito sui rischi legati al ritorno della guerra nel continente e alle nuove «mire neoimperiali». Nel messaggio inviato in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’edificio del Parlamento Europeo intitolato all’ex Presidente David Sassoli, il Capo dello Stato ha indicato come urgente il rafforzamento delle istituzioni europee. I conflitti alle porte del continente, ha sottolineato, mettono a rischio «l’orizzonte di pace, prosperità e libertà costruito dall’avvio della costruzione europea». Il richiamo si è inserito nella linea già espressa da Mattarella sulla necessità di rilanciare il processo di integrazione e riprendere il lavoro avviato con la Conferenza sul futuro dell’Europa.
Il richiamo all’Europa nel nome di Sassoli
Mattarella ha ricordato David Sassoli come un uomo delle istituzioni e del dialogo, guidato dalla convinzione che l’Europa rappresenti una «comunità di destino», fondata sulla partecipazione e sulla condivisione delle responsabilità. Il Presidente ha richiamato il ruolo svolto da Sassoli alla guida del Parlamento Europeo durante l’emergenza pandemica, quando riuscì a preservare la piena funzionalità dell’Assemblea e a contribuire a risposte comuni dell’Unione.
Da quella fase nacque anche la Conferenza sul futuro dell’Europa, un’esperienza di partecipazione popolare alla quale Sassoli offrì un contributo centrale. Secondo Mattarella le conclusioni di quel percorso sono state «lasciate cadere» in modo imprevidente, proprio mentre cresce l’esigenza di istituzioni europee più forti. Un tema che il capo dello Stato aveva già riproposto nei mesi scorsi, quando aveva definito un errore l’abbandono dell’ipotesi di una nuova Convenzione europea per la riforma dei Trattati.
“I conflitti mettono a rischio pace e libertà”
Il quadro internazionale rende quella scelta ancora più urgente. Mattarella ha legato il rafforzamento dell’Unione all’«aggravarsi di conflitti alle porte del continente», che minacciano il percorso di pace, prosperità e libertà costruito dall’inizio dell’integrazione europea. In questo contesto l’appello lasciato da Sassoli per un’Europa più unita e consapevole della propria identità costituisce, secondo il Presidente, un riferimento per il cammino dell’Unione negli anni a venire.
Il Parlamento Europeo, ha ricordato Mattarella, rappresenta la massima istituzione democratica del continente. L’intitolazione di un edificio a Sassoli rende omaggio al suo impegno per un’Europa più vicina ai cittadini e fedele ai valori di libertà, solidarietà e rispetto della dignità umana.
“La guerra è ricomparsa con mire neoimperiali”
Sempre ieri, nell’anniversario della strage di Marzabotto, Mattarella ha pronunciato un secondo monito: «La guerra è ricomparsa anche nel nostro continente e nuove volontà di potenza alimentano mire neoimperiali. Ciò che è accaduto può ripetersi». Il Capo dello Stato ha legato il dovere della memoria ai rischi del presente: «Non dimenticheremo mai e non perdere la memoria è dovere più che mai imprescindibile ora che la guerra è ricomparsa anche nel nostro continente e nuove volontà di potenza alimentano mire neoimperiali. Le guerre stanno nuovamente travolgendo regole e argini posti a contrastarle, facendo regredire intelligenze e ogni senso di umanità».
Democrazia e giustizia come argini
Mattarella ha poi indicato gli strumenti sui quali poggia una civiltà di pace: «La storia ci ha dato prova che la civiltà di pace si sorregge sulla democrazia, la partecipazione, la cultura della solidarietà, la giustizia». Per il Presidente sono questi i cardini della Costituzione, «nata a Marzabotto e negli altri luoghi dove la dignità dell’uomo è stata offesa», e capace oggi di vivere attraverso le comunità e le persone che continuano a difenderne i valori.
Il messaggio ha riportato al centro anche la memoria dell’eccidio compiuto ottantadue anni fa: «Marzabotto e le terre attorno a Monte Sole furono inghiottiti dal più profondo abisso di disumanità», ha ricordato Mattarella. Le SS naziste, con il sostegno dei fascisti, colpirono la popolazione inerme «senza pietà neppure per i bambini, le donne, gli anziani, i sacerdoti».
Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nell’area di Marzabotto, Monzuno e Grizzana Morandi, furono uccise quasi ottocento persone, tra le quali quasi duecento bambini. La memoria di quella strage, ha sottolineato il Presidente, resta un monito e richiama alla responsabilità.
“Alle radici la volontà di dominio”
Per Mattarella le sole dinamiche militari non spiegano l’orrore della guerra. Occorre risalire «alle radici della volontà di dominio, dei miti razzisti, della strategia di annientamento di intere popolazioni». Fu questa miscela, ha ricordato, a scatenare la violenza quando le sorti del conflitto iniziarono a peggiorare per gli occupanti e per i loro complici.
La più alta carica dello Stato ha quindi collegato la nascita dell’Italia repubblicana, dell’Europa e degli ordinamenti di libertà al sacrificio di chi pagò «il prezzo più alto e ingiusto».





