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Bar, è allarme desertificazione: persi 24mila esercizi dal 2019

Monito di Confesercenti sui dati delle Camere di commercio. Le proposte della Confederazione
mercoledì, 30 Settembre 2026
3 minuti di lettura

Non sono solo i negozi a essere travolti dalla desertificazione commerciale. Anche i bar stanno progressivamente scomparendo dalle città e dai piccoli centri italiani. Tra il 2019 e il 2025 il comparto ha perso oltre 24mila imprese, con una media di circa 11 attività in meno ogni giorno. A chiudere non sono soltanto i tradizionali “Bar Mario” o “Bar dello sport” dei piccoli comuni. Il fenomeno riguarda anche i bar sotto casa dei quartieri delle grandi città, con la conseguente perdita di luoghi di incontro e socializzazione che da sempre fanno parte della vita quotidiana delle comunità.

L’allarme di Confesercenti

A lanciare l’allarme è Confesercenti, che ha elaborato i dati delle Camere di commercio per fotografare lo stato di salute di una delle attività di prossimità più riconoscibili e diffuse del Paese. Il quadro che emerge racconta una progressiva riduzione della rete dei bar tradizionali, con conseguenze che vanno oltre la semplice chiusura di un’attività economica e interessano la qualità della vita e la vitalità dei territori.

Un modello italiano sotto pressione

Il bar italiano rappresenta infatti un modello d’impresa profondamente legato alle abitudini del Paese. Dal caffè veloce consumato al banco al servizio ai tavoli, è un luogo frequentato quotidianamente dai residenti e apprezzato anche dai visitatori.

Nonostante il diffuso apprezzamento, però, il modello fatica a reggere l’urto di diversi fattori. Tra questi l’aumento dei costi di gestione, a partire da energia e materie prime, e la perdita di potere d’acquisto delle famiglie. A incidere sono anche il costo del lavoro, particolarmente rilevante per attività ad alta intensità di manodopera e caratterizzate da scontrini medi contenuti, la riduzione dei flussi quotidiani nei centri urbani, anche a causa dello smart working, la diversa distribuzione dei consumi nell’arco della giornata, la concorrenza della distribuzione moderna e la crescita dei nuovi servizi di consegna.

Un costo di oltre 7 miliardi

La ritirata dei bar non produce soltanto un impatto sociale. Secondo le stime di Confesercenti, la riduzione delle attività si traduce in un impoverimento dei territori superiore a 7,2 miliardi di euro nell’arco di sei anni, considerando minori consumi, occupazione e gettito fiscale.

In sei anni chiuso il 14,2% dei bar

I numeri elaborati da Confesercenti mostrano con chiarezza l’entità del fenomeno. Nel 2019 le imprese attive nel servizio bar erano 169.839. Nel 2025 sono scese a 145.766: 24.073 attività in meno, pari a una contrazione del 14,2%. Il calo interessa tutte le aree del Paese, anche se con intensità differenti. Nel Centro la riduzione è particolarmente marcata, con 7.323 bar in meno, oltre un quinto rispetto al 2019 (-20,8%). Seguono il Nord-est, con una flessione del 16,3%, e il Nord-ovest, con il 16,1%. Più contenuta, ma comunque negativa, la dinamica nel Sud (-6,7%) e nelle Isole (-6,5%).

Lombardia in testa per numero di chiusure

In valore assoluto è la Lombardia a registrare la perdita maggiore, con 4.957 bar in meno. Seguono il Lazio, che ne perde 4.405, il Veneto (-2.806), l’Emilia-Romagna (-1.916) e il Piemonte (-1.915). Se si guarda invece alla variazione percentuale, la contrazione più forte si registra nelle Marche, dove il numero dei bar diminuisce del 25%. Seguono il Lazio, con un calo del 23,9%, la Valle d’Aosta (-22,2%) e il Veneto (-20,1%).

Roma perde oltre 2.800 bar

Particolarmente significativo il dato delle città. Roma, in sei anni, perde 2.827 bar, con una contrazione superiore al 30%, tra le più elevate registrate in Italia. Un fenomeno che, secondo Confesercenti, non è stato arrestato neppure dai flussi turistici da record registrati dalla Capitale.

Gronchi: le chiusure cambiano la vita delle comunità

“La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità”, dichiara Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. “Un bar è un’impresa che crea lavoro e offre un servizio. Ma è anche uno dei luoghi più semplici e accessibili in cui le persone si incontrano. Vale per il piccolo comune, dove può essere un punto di riferimento per tutti, e vale per il quartiere di una grande città. Quando questi luoghi vengono meno, le strade sono meno frequentate e le città diventano più spente e meno sicure”.

Dal 28 settembre i dati città per città

Per mostrare come il fenomeno stia modificando i territori, a partire dal 28 settembre Confesercenti presenterà in tutte le città capoluogo i dati locali sulla riduzione dei bar tradizionali. Numeri che consentiranno di osservare più da vicino un processo che il dato nazionale, da solo, non riesce a restituire pienamente: il progressivo assottigliarsi di una rete fatta non soltanto di imprese, ma anche di servizi e luoghi di socialità.

L’appello per la proposta di legge

“La presentazione dei dati sarà anche un invito a reagire”, conclude Gronchi. “Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per contrastare la desertificazione commerciale e favorire la rigenerazione delle città e dei centri abitati. Difendere le attività di prossimità significa difendere lavoro, servizi e luoghi in cui continuare a incontrarsi”.

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