Per la prima volta in 42 anni, il numero di giapponesi residenti nel Paese è sceso sotto la soglia dei 120 milioni. Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni, al 1° gennaio la popolazione si attestava a 119,74 milioni, in calo dello 0,76% rispetto all’anno precedente. È il diciassettesimo anno consecutivo di declino, un segnale che conferma la profondità della crisi demografica che affligge la terza economia asiatica. Il Giappone, dove l’età media ha raggiunto 49,9 anni, è oggi il secondo Paese più anziano al mondo dopo Monaco. Il tasso di fertilità, sceso a 1,14 figli per donna, segna il decimo anno di calo consecutivo. Nel 2025 le nascite sono diminuite di quasi 15.000 unità, fermandosi a poco più di 670.000, il livello più basso da quando esistono rilevazioni ufficiali. A compensare parzialmente il declino è la crescita dei residenti stranieri, aumentati del 9,62% fino a 4,03 milioni, il massimo storico. Tokyo guida la classifica con oltre 62.000 nuovi arrivi, seguita da Osaka e Saitama. In Hokkaido, dove il turismo invernale attira lavoratori stagionali, la crescita ha superato il 14%. Il governo osserva con preoccupazione gli effetti di lungo periodo: carenza di manodopera, spesa previdenziale in aumento e contrazione della base imponibile. Ma tra i dati freddi emerge anche un barlume di ottimismo. A Tokyo, un’app di incontri basata sull’intelligenza artificiale, chiamata Enmusubi, ha già favorito 265 matrimoni e 760 relazioni stabili. Lanciata nel 2024, l’app richiede ai candidati di dimostrare di essere legalmente single e di superare un colloquio online, per garantire serietà e compatibilità. Dietro le cifre, il Giappone cerca di reinventare il proprio futuro: un Paese che invecchia, ma che prova a usare la tecnologia per riaccendere la speranza — e forse, un giorno, invertire la curva demografica.
Giappone sotto i 120 milioni: la crisi demografica accelera, ma l’AI prova a riaccendere la speranza
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Redazione
“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.





