mercoledì, 29 Maggio, 2024
Politica

Armi all’Ucraina. Draghi in Parlamento

Informativa del Presidente del Consiglio al Senato. Il no di 5S. Nessun rischio per il Governo

Armi all’Ucraina, nessun rischio per il Governo. O comunque non da parte della Lega e Forza Italia. Matteo Salvini ha ritrovato la sinergia con il premier Mario Draghi, così pure nelle ultime ore Silvio Berlusconi che dopo le critiche alla cessione di armi e la posizione troppo pro Nato di Draghi, ha fatto una inversione spiegando che le sue parole sono state “equivocate”. Il Premier quindi è tranquillo oggi terrà una informativa in Aula per annunciare la nuova fornitura di armi (a scopo difensivo) all’Ucraina. L’appuntamento è alle 9 al Senato e alle 11:30 alla Camera, ma non sono previste repliche. Secondo le anticipazioni quella del presidente del Consiglio sarà una informativa ampia e articolata anche per i riferimenti all’incontro tenuto a Washington, con il presidente Joe Biden.

Draghi, l’informativa in Aula

Sull’invio delle armi Draghi e il Governo puntano ad andare dritto. Il premier terrà conto delle osservazioni dei 5S ma la linea è tracciata. Non si torna indietro. Ieri, ad esempio, è stato chiaro anche l’atteggiamento che il Governo intende assumere in Parlamento sull’allargamento della Nato a Svezia e Finlandia. La premier finlandese Sanna Marin a Roma è stata ricevuta d Mario Draghi, che ha ribadito le posizioni in favore della svolta compiuta dai due Paesi per l’ingresso nell’Alleanza atlantica. Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario del Pd Enrico Letta e Giuseppe Conte che hanno sottolineato il convinto appoggio alla storica scelta di Svezia e Finlandia.

FI e Lega, posizioni morbide

Ieri è stata la giornata dei toni bassi e concilianti. Lega e Forza Italia non vogliono tirare la corda perché la linea del premier resta quella già espressa in più occasioni, ossia andare avanti garantendo gli impegni presi con gli alleati internazionali. Matteo Salvini nella sua veste di pacifista, riassume la sua posizione. “Io penso che la voglia di pace sia a Kiev che a Mosca sia molto più forte che due o tre mesi fa”.
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, invece, 24 ore dopo il suo commento contro l’invio di armi, “Mi hanno detto che gli mandiamo carri armati e cannoni pesanti, lasciamo perdere”, ieri ha cambiato posizione, perché ha sottolineato con disappunto di essere stato frainteso: “Da 28 anni sono dalla parte dell’Occidente, dell’Europa, della libertà. Su questo non ci può essere nessun dubbio e nessun equivoco” ha ribadito Berlusconi, “Lo dimostrano innumerevoli atti di governo e voti parlamentari, nei quali l’interesse nazionale, la vocazione europeista, la fedeltà all’Alleanza Atlantica sono state e saranno la nostra stella polare”.

Conte e i 5S sulle barricate

A insorgere nelle prossime ore sarà solo Giuseppe Conte con il M5s a cui si uniscono i parlamentarti di sinistra, da Fassina a Fratoianni, che non ritengono più “sufficiente” quel via libera del Parlamento al decreto Ucraina “che risale”, cioè, spiega Conte, “ai giorni immediatamente successivi all’aggressione militare russa, e che non tiene conto dei mutamenti nel frattempo intercorsi e delle strategie che si stanno delineando anche a livello internazionale”. Sulle armi la posizione dell’ex presidente del Consiglio è drastica. “L’Italia non deve più fornire armamenti, ci sono state già tre forniture, e adesso occorre che l’Italia spinga, in prima linea non da sola ma con gli altri paesi europei, per una soluzione negoziale a questa guerra”.

Dal Pd sì “convinto” a Draghi

Il segretario del Pd Enrico Letta non ha dubbi. “Per quello in cui credo, per la mia formazione e per il mio partito”, ha sottolineato Letta, “l’ultima cosa della quale abbiamo paura è quella di andare in Parlamento. La nostra è una democrazia parlamentare, che dal Parlamento trae energia, linfa e legittimazione. Saremo in Parlamento giovedì prossimo ascolteremo il presidente del Consiglio, diremo la nostra rispetto a quanto dirà. Se poi ci sarà bisogno di ulteriori passaggi, con ulteriori voti, non ci sottrarremo”.

Il pressing sul Parlamento

Oggi al termine delle dichiarazioni di Draghi non è previsto alcun voto. Il Movimento 5 stelle tuttavia, insisterà su una nuova votazione per aggiornare la posizione dell’Italia in merito alla guerra, alle iniziative diplomatiche di pace e alla cessione di nuove armi. L’idea di Conte – e di quei parlamentari e gruppi insofferenti delle scelte del Governo – che prima del Consiglio europeo straordinario del 30-31 maggio -, il premier dovrà tornare in Aula e in quel contesto gli interventi e un voto chiariranno le posizioni. Ma anche in questa occasione non è scontato che deputati e senatori possano votare per provare a fermare l’invio di armi. E non è detto che il Parlamento debba definire: “un chiaro orientamento politico ampiamente condiviso”.

Le armi che invieremo

A illustrare che tipo di armamenti inverremo è stato il ministro della difesa Lorenzo Guerini al Comitato per i servizi di sicurezza. La lista delle armi è secretata, ma secondo indiscrezioni contiene materiali già spediti a Kiev con i primi due invii (missili controcarro, sistemi di difesa aerea Stinger, mortai, mitragliatrici pesanti e leggere), con l’aggiunta di obici tipo gli FH 70, cingolati M130 per trasporto truppe, veicoli Lince con blindatura anti-mine. Niente droni e niente carri armati. Il ministro della difesa ha sottolineato il carattere “difensivo” degli equipaggiamenti forniti. Con il via libera anche del presidente del Copasir Adolfo Urso (Fdi) che ha verificato: “l’aderenza del decreto alle indicazioni e agli indirizzi dettati dal Parlamento”.

In Aula anche energia e bollette

L’informativa in Parlamento che oggi terra Draghi, secondo fonti di Governo, sarà ampio. Il premier illustrerà ciò che è accaduto sia “sul piano militare che su quello diplomatico, cercando di essere il più dettagliato ed esaustivo possibile”. In più l’informativa, descriverà: “le conseguenze economiche e umanitarie del conflitto in corso, con particolare riferimento alla necessità di prevenire una crisi alimentare sul larga scala e di proseguire lungo la strada dell’accoglienza ai profughi ucraini”. Mentre, sul fronte del caro-energia, il presidente del Consiglio il ribadirà: “l’importanza di un percorso che affianchi la diversificazione delle fonti di approvvigionamento”.

Fonte foto: governo.it

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