lunedì, 21 Settembre, 2020
Politica

Tempeste politiche in un bicchier d’acqua

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Fare e disfare governi, maggioranze, segreterie di partito perfino presidenti della Repubblica è uno degli hobby preferiti da certo giornalismo politico, esperto in dietrologie e retroscena. Articoli brillanti che sembrano vicini più alla fiction e al “verisimile filmico” che alla realtà ci raccontano di manovre, congiure, giochi pericolosi che trasformano la politica in un avvincente palcoscenico di ipotesi.

Questo hobby trova alimento in una frenesia che agita costantemente, e quasi sempre a vuoto, i partiti e i tanti personaggi politici che, a vario titolo, stanno sulla scena. Il silenzio imposto dal lockdown ha mandato in crisi di astinenza sia le voci narranti che i politici assetati di protagonismo. È piuttosto normale, quindi, che adesso si siano scatenati tutti.

Nel volgere di 3 settimane ne abbiamo lette e sentite di tutti i colori su chi dovrebbe sostituire Conte, su improbabili nuove maggioranze di governo, su chi sarà il Capo dello Stato (si elegge fra due anni…) e perfino su quale maggioranza voterà il prossimo inquilino del Quirinale.

Quanto alla vita interna dei partiti i racconti di cambi di segreteria si sprecano. C’è un solo posto vacante, quello del capo politico dei 5 Stelle e da mesi non si capisce come potrà essere occupato. Dopo l’irruzione di Di Battista contro il gruppo dirigente vicino a Di Maio e lo scontro frontale con Beppe Grillo i giochi sono aperti e imprevedibili. E non si può escludere che alla fine prevalga l’idea di una segreteria collegiale supervisionata dal fondatore, Grillo.

Di altre segreterie in bilico non ce ne sono. Salvini, pur avendo perso in un anno il 10% nelle intenzioni di voto, non sembra sull’orlo di essere sfrattato, anche perché il suo più probabile successore, Luca Zaia, per ora non ha intenzione di fargli la guerra e punta alla riconferma a furor di popolo alla guida della Regione Veneto. Né l’altro papabile, Giorgetti, pare si stia scaldando i muscoli.

Quanto a Forza Italia, ormai è chiaro che Berlusconi si è ritagliato, con un decennio di ritardo, il ruolo di padre nobile lasciando a Tajani simbolo ed eredità di un partito pesantemente in declino. Difficile immaginare che Tajani possa essere insidiato da qualcuno in questo ruolo che già esercita, sempre sotto l’ala protettrice del cavaliere.

Giorgia Meloni è saldissima in sella e guai a chi la tocca.

Del Pd abbiamo già scritto e, a quanto pare, Zingaretti ha deciso di alzare la voce per far capire che si sente saldo in sella e che sbaglia chi confonde la sua pacatezza per mancanza di linea politica.

Di Italia Viva inutile parlare visto che il suo leader carismatico è al di sopra di ogni possibile manovra interna, che appare del tutto impossibile.

Se nessun segretario rischia la poltrona tanto meno sembra in ballo quella del Presidente del Consiglio. Conte, durante il lockdown, ha avuto un aumento di consenso notevole, passato dal 40 al 60%. Ha funzionato l’effetto tipico delle grandi crisi, cioè quello di affidarsi a chi è al comando, ma ha giocato a suo favore anche il s modo pacato e poco ansiogeno di gestire la complessa vicenda dell’avvocato.

Per di più Conte sembra in procinto di portare a casa oltre al sostegno della BCE che a metà marzo era tutt’altro che scontata, anche il sostegno di Ursula von der Leyen e, soprattutto di Angela Merkel che ha convinto i riluttanti del suo Paese -e farà altrettanto con austriaci, olandesi, danesi e finlandesi- ad aiutare concretamente l’Italia. Il 17 luglio ne sapremo di più. Ma è indubbio che mai come adesso l’Europa ha abbandonato alcuni tabù che provocavano problemi al nostro Paese. La debolezza dei 5 Stelle rafforza ulteriormente Conte che può contare anche sulla benevolenza di una parte di Forza Italia. L’unico che può affossare Conte è solo Conte, se commette errori plateali, se sbaglia a comunicare -come qualche volta ha fatto- se si mette a litigare col Pd e a dimostrare troppa indipendenza dai 5 stelle.

E che dire del Presidente della Repubblica. Il suo settennato scade a febbraio del 2022.

Qualcuno ipotizza anche una sua riconferma. Ma fare scenari con un anno mezzo di anticipo è di pessimo gusto e anche privo di qualsiasi senso

Insomma, grandi cambiamenti nella politica per ora non sono all’orizzonte. E chi immagina che l’Italia possa permettersi una crisi di governo proprio nei prossimi mesi o addirittura elezioni anticipate… beh ha una fantasia fuori del comune e prefigura una sciagura politica peggiore della pandemia. Ve la immaginate l’Europa che deve darci 170 miliardi e che non ha un interlocutore perché il governo è in crisi o addirittura il Parlamento è sciolto? Di incubi ne abbiamo avuti già molti da marzo in poi. Evitiamo inutili ansie distruttive.

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