giovedì, 22 Ottobre, 2020
Politica

Se non ci fosse stata la crisi di agosto

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La storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Ciò non impedisce di ricordare il passato recente e di trarne alcune ragionevoli considerazioni.

Fino al 20 agosto 2019 l’Italia era retta da un Governo dominato dalla forte personalità di Salvini che, di fatto, aveva relegato il Movimento 5 Stelle, con il doppio dei voti rispetto alla Lega, in una condizione di subalternità. Salvini aveva condotto una crociata contro l’Europa da posizioni sovraniste e, senza essere mai ostacolato da di Maio, aveva prefigurato, in vista della legge di Bilancio per il 2020, uno scontro epocale con le istituzioni europee per infrangere tutti i parametri, a qualsiasi costo.

Questo disegno è stato mandato a monte dallo stesso Salvini che ritirando la fiducia al Governo Conte, dalle spiagge del Papeete, innesco un processo che lo ha portato all’opposizione.

L’Italia deve essere riconoscente a Salvini per quel gesto e a Beppe Grillo perchè costrinse Di Maio a non cedere alla tentazione di accettare la proposta del leader leghista che aveva offerto la Presidenza del Consiglio al capo politico dei 5 stelle, se avesse accettato di dar vita ad un nuovo governo giallo-verde.

Se questo fosse avvenuto, e Salvini non fosse stato folgorato sulla via di Bruxelles -cosa improbabile- l’Italia avrebbe seguito l’impostazione del capo leghista e si sarebbe lanciata in un avventuroso scontro totale con l’Europa. Decidendo di fare di testa propria e di sforare i parametri europei l’Italia si sarebbe cacciata in una posizione di totale isolamento, rompendo i ponti non solo con le istituzioni europee ma anche con le cancellerie di Francia, Germania, Spagna e altri membri dell’Unione in nome di una presunta difesa dell’interesse nazionale in barba al rispetto di qualsiasi vincolo europeo.

I costi di una tale politica di rottura sarebbero stati enormi, se calcolati a dicembre 2019, ma incalcolabili con lo scatenarsi della pandemia

Con quale legittimità e dignità un’Italia bizzosa, dal comportamento oltraggioso verso le regole che altri Paesi europei rispettano si sarebbe potuta sedere al tavolo delle trattative per chiedere interventi a sostegno della propria economia devastata dall’emergenza sanitaria e dalle conseguenze di un lockdown di due mesi? L’ipotetico governo giallo-verde bis, ad egemonia salviniana, si sarebbe trovato in un angolo, senza alcun Paese europeo disposto a fargli da sponda e qualsiasi sua richiesta sarebbe rimasta inascoltata.

Sarebbe stato uno scenario da incubo, umiliante per l’Italia e con due solo possibili esiti: o l’accettazione dell’emarginazione, con conseguente tracollo dell’economia, oppure la rottura definitiva con l’avvio di una scellerata uscita dall’euro prima e dall’Unione poi.

Il sogno salviniano di mandare a gambe all’aria l’Europa si sarebbe avverato; le confuse idee antieuropeiste dei 5 Stelle avrebbero fatto da spalla a questa avventura suicida e per l’Italia si sarebbero spalancate le porte dell’inferno finanziario ed economico. Forse si sarebbe tirato fuori dal cassetto il famoso piano B, di cui tanto si era parlato durante la formazione del primo governo giallo-verde.

Qualcuno avrebbe gioito nel realizzare lo scenario da cigno nero, con un’uscita dall’euro organizzata in un weekend, in condizioni di scarsa trasparenza, tra gli applausi di Putin e di qualche ambiente miope americano.

Così l’Italia si sarebbe trovata in una tempesta perfetta: gravissima emergenza sanitaria, fortissima recessione, fuori dall’accesso ai mercati, fuori dall’euro, con una lira debolissima e un’inflazione galoppante alle porte. Le vie della povertà sono lastricate di pompose rivendicazioni di orgoglio nazionalista.

Così non è andata. Per merito di Salvini che ad agosto fece il grande passo.

L’Italia ringrazia.

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