domenica, 21 Aprile, 2024
Il silenzio delle parole

Dell’Ascolto – 3. Il gioco e la regola

“Con la parola “scacchi” possiamo intendere il gioco che è definito dalle regole attuali oppure il gioco che è stato giocato nei secoli passati con regole sempre diverse”

Ludwig Wittgenstein

Così L. Wittgenstein, uno dei miei autori preferiti in materia di filosofia del linguaggio, introduce la riflessione sul tema “la regola”, un esempio di gioco che mette subito a fuoco il fatto che quando parliamo di regole, ci riferiamo a scenari sempre mutevoli nel tempo.

La materia si presterebbe a molta cultura e ad una discussione a tante voci tutt’altro che scontata, ma voglio soltanto sviluppare un ragionamento sul senso della “regola” nell’organizzazione e nella evoluzione della vita umana.

Prendo l’abbrivio da tre aforismi che mi sembrano abbastanza efficaci e flirtanti con il mio pensiero:

Dobbiamo imparare bene le regole in modo da infrangerle nel modo giusto

Dalai Lama

Le regole sono ciò che gli artisti rompono; ciò che è memorabile non è mai nato da una formula

Bill Bernbach

La vita è l’unico gioco in cui lo scopo del gioco è di impararne le regole

Ashleigh Brilliant

Dentro il movimento perenne dell’esistenza umana, il “gioco” di una vita inizia, si sviluppa e si conclude con una continua ricerca: la fondazione e la rifondazione di regole mai definitive.

Il mio revisionismo, più volte sostenuto sui temi politici e istituzionali, vale anche per le storie di vita mondana, per le storie civiche e di spiritualità, vale quindi per l’insieme delle relazioni umane, nella realtà e nella sua rappresentazione.

Il corpo delle regole è sempre revisionabile, come in primis dimostra la storia e la filosofia della Scienza. Senza questa flessibilità sarebbe serio il rischio di perdere la capacità di leggere il mondo, che intanto cambia profondamente.

Soltanto gli atti di fede sono sempiterni e in quanto tali non possono richiamare le mie riflessioni; le regole non confutabili per definizione non costituiscono materia di discussione se non fuori da un campo e da un metodo di ricerca razionale della verità.

Questo accade alle alte istituzioni religiose, che dopo aver ripetutamente sbagliato nei tempi, costrette a cambiar spartito forse per una banale valutazione di credibilità, non rinunciano all’incredibile esercizio di riabilitare le proprie vittime innocenti, che, secoli prima, avevano incontrato ingiuste persecuzioni a causa di maldestre convinzioni scientifiche, politiche o religiose.

E ciò che accade, con corsi e ricorsi, durante quei passaggi violenti della storia dominati da ideologie, religioni o false scienze ideologizzate, e, comunque e sempre dominati dalla logica della barbarie dell’uomo sull’uomo.

Sono convinto in effetti che il senso più profondo della vita animale, e quindi umana (così una formica, così un contadino o un artigiano o impegnato in qualsivoglia attività produttiva), sia la ricerca e la costruzione di un’opera d’arte personale. L’umano vive effettivamente come un artista che crea la sua opera e prova a fare della sua vita, la sua opera d’arte. Prova dunque a fondare la propria opera dentro a un corretto funzionamento delle regole e delle relazioni, in quanto utili al processo della conoscenza, all’elaborazione di un plausibile rapporto con il mondo, alla ricerca di un equilibrio.

Maestoso come sempre il pensiero del Dalai Lama. Il suo aforisma “spiritualista”, ma di fatto così vicino alla cultura relativista, mette l’accento non tanto sul rispetto della regola, quanto sulla sua fragilità del divenire: Dobbiamo imparare bene le regole in modo da infrangerle nel modo giusto.

Portatore di grande sintesi anche l’aforisma di Ashleig Brilliant, in cui l’autore sottolinea quale sia il vero scopo della vita: La vita è l’unico gioco in cui lo scopo del gioco è di impararne le regole.

Le regole producono dunque direzioni di marcia, campi d’azione, e determinano le condizioni ottimali per raggiungere risultati relazionali. È un po’ come a teatro, nelle scene di una commedia. Cos’altro sono infatti gli spartiti teatrali, se non la regola interpretativa di un’opera? Da quegli spartiti conseguono le interpretazioni rese dagli attori, che aggiungono qualcosa o molto e talvolta rompono uno schema precostituito.

Lo stesso accade nella vita reale, con il particolare che il sistema è più unitario ed è al tempo stesso più complesso, perché ogni essere umano è “in uno” autore, attore e regista.

Conclusione: la ricerca delle buone regole di una vita non può essere che personale, libera e incondizionata.

Fuori da questo quadro nascono fenomeni e atteggiamenti pericolosi e rovinosi per chi li compie e, di conseguenza, per le comunità di appartenenza: forme di fanatismo, di opportunismo, nel disfacimento dell’idea stessa di persona umana, di negazione delle responsabilità personali e del libero arbitrio, perché tutto è già stato scritto in un “libro” o in un “comando”.

(Testo rivisitato e ridotto, tratto dal libro dell’autore L’età del limo).

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