mercoledì, 7 Dicembre, 2022
Economia

Rallenta l’inflazione a fine anno. Ripresa sostenuta ma giù nel 2023

Un’agenda politica che passa il testimone in queste ore ad un’agenda economica. Ieri il Consiglio dei ministri convocato con un giorno di anticipo, per varare la Nadef (Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza), ha dato il suo via libera. Lo scenario preconizzato è quello di una economia che cresce per fine anno ma rallenta nel 2023.

In particolare, nella Nota la crescita stimata del Pil nel 2022 è del +3,3%, con una revisione al rialzo rispetto alle previsioni del Def di aprile (+3,1%). Nel 2023, invece, l’economia italiana rallenterà al +0,6%, per poi risalire (in questo caso le stime confermano le previsioni del Def) a +1,8% nel 2024 e +1,5% nel 2025. “La previsione di aumento del Pil per quest’anno viene rivista al rialzo”, si fa presente nel documento varato dal Cdm, “grazie alla crescita superiore al previsto registrata nel primo semestre e pur scontando una lieve flessione del Pil nella seconda metà dell’anno”.

Meno debiti nel 2022

Nel documento viene spiegato che l’indebitamento netto tendenziale nel 2022 scende al 5,1% (a fronte dell’obiettivo del 5,6% indicato in aprile) e si attesterà al 3,4% nel 2023, sempre in calo dalla stima del Def (3,9%). “Nelle proiezioni aggiornate per il 2022”, si ipotizza ancora nella Nota, “la finanza pubblica beneficia del positivo andamento delle entrate e della moderazione della spesa primaria sin qui registrate quest’anno, mentre risente dell’impatto sul servizio del debito dell’aumento dei tassi di interesse e della rivalutazione del nozionale dei titoli di stato indicizzati all’inflazione”.

Ora tocca al nuovo Governo

La Nota economica contiene solo il quadro tendenziale e non quello programmatico, lasciando la programmazione delle spese al governo che verrà. Ed è questo un segnale di quello che dovrà compiersi almeno per i prossimi giorni. Una “continuità obbligata”, da cui spunta la cosiddetta finanziaria a “quattro mani” che avrà un impatto sulle scelte da mettere a punto in campo economico. Il perimetro di manovra dettato dal susseguirsi di emergenze e dai vincoli di legge nazionali e comunitari, prevedere che vecchio e nuovo Governo collaborino almeno sulle tappe tecniche da centrare in autunno.

Conti da fare, risorse da trovare

La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza è stata allestita sulle stime di una situazione che in parte era già prefigurata, – inflazione e costi energetici al rialzo – ora il nuovo Esecutivo dovrà comporre quel “quadro programmatico” con gli obiettivi che si vorranno definire e cogliere.

La revisione peggiorativa

Sull’impatto del rialzo del deficit nel 2023 che si gioca la partita più difficile, perché mancheranno all’appello le risorse. Inoltre per far fronte agli impegni da prendere – caro bollette per imprese e famiglie, riforme Pa, pensioni, taglio accise – una stima realistica prevede che di miliardi ne serviranno 40. Una cifra per ora non disponibile. Mentre le attese sui fondi che arriveranno dalle tasse sugli extra profitti delle aziende energetiche lasceranno molte delusioni.

Stime e miliardi in gioco

Le analisi sul deficit italiano, che emergono sia da studi nazionali che internazionali (questi ultimi tutti al ribasso sul Pil italiano) si sovrappongono ma vanno tutte nella stessa direzione: nei primi mesi del 2023 la corsa della inflazione non si attenuerà; il caro energia non subirà inversioni di prezzo tali da far pensare ad un ritorno alla normalità. La “frenata” di inflazione e costi di gas ed elettricità è quindi ancora molto difficile da prevedere. Nel contempo i sostegni fiscali accordati alle imprese costeranno (dal decreto Aiuti-ter): 14 miliardi ogni trimestre; sono 6 i miliardi inoltre da mettere in conto per il taglio da 30,5 centesimi sulla benzina e l’azzeramento degli oneri di sistema e l’Iva ridotta al 5% sul gas. L’elenco delle risorse da mettere in campo continua con l’adeguamento delle pensioni all’inflazione l’indicizzazione degli assegni 8-10 miliardi più del previsto. Otre 5 miliardi per fa decollare la riforma del pubblico impiego. Mentre il taglio al cuneo fiscale, indispensabile per alleggerire le buste paga dei dipendenti, avrà un impegno di 3,5 miliardi.

La corsa del Governo

Il percorso ad ostacoli prevede che la legge di Bilancio sia approvata entro il 31 dicembre. È una data limite. Nel mezzo ci sono tappe obbligate e che richiedono la massima coesione dell’Esecutivo che vedrà la luce nei prossimi giorni.
Dopo l’approvazione del Documento economico e finanziario che insieme al decreto Aiuti ter saranno il banco di prova della nuova maggioranza, poi toccherà a Bruxelles. In teoria il primo invio del Documento Programmatico di Bilancio che l’Europa aspetta dall’Italia è previsto per metà ottobre ma secondo alcune fonti sarà concesso un allungamento dei tempi, di un mese. A metà ottobre comunque il Governo dovrà correre per presentare alle Camera la legge di Bilancio 2023, con relativo decreto fiscale. Secondo anticipazioni, la linea indicata da Mario Draghi e dal ministro Daniele Franco e che la manovra con gli obiettivi da definire è materia del nuovo Governo, tuttavia i tecnici del Ministero dell’economia e Finanze sono impegnati a facilitare il Governo che verrà nella realizzazione del Documento Programmatico di Bilancio. In modo che non ci siano almeno sul piano tecnico dei rilievi e osservazioni da parte di Bruxelles.

Il rischio recessione

Questioni tecniche a parte per il neo Governo i problemi arrivano anche dagli annunci di recessione che “piovono” da società internazionali. Fitch è arrivata ad ipotizzare un -0,7% per il Pil 2023; S&P Global, indica un -0,1%. L’Ocse, che frena al +0,4% la revisione al ribasso delle stime (dal +1,2% di giugno). Da questi scenari difficile rilevare un ottimismo tale da poter prefigurare un inizio di legislatura tranquillo. L’agenda di politica economica contro la crisi sarà il vero banco di prova della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, del Centrodestra ma anche delle opposizioni.

Giustizia, ora tempi brevi

Infine il Cdm ieri ha dato semaforo verde all’unanimità alla riforma della giustizia. Dopo il parere delle Camere, c’è il via libera definitivo ai decreti attuativi della riforma della giustizia, civile e penale. Con l’obiettivo di riduzione della durata dei giudizi, sia civili sia penali. Si tratta, dei punti della riforma Cartabia: il nuovo ufficio del processo, la revisione del processo civile e la riscrittura di quello penale. Provvedimenti che hanno un ruolo decisivo nel contesto delle norme di attuazione del Piano nazionale di Ripresa.

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