martedì, 4 Agosto, 2020
Attualità

Covid 19: carpe diem…

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Sono passati molti secoli da quando Orazio, parlando a Leuconoe (ragazza dalla mente candida) le diceva: “Dum loquimurfugerit invida aetas: carpe diem quam minimum credula postero” (Mentre parliamo il Tempo invidioso sarà fuggito: Cogli l’attimo, confidando il meno possibile nel domani). Leuconoe, però, giovane ragazza, non poteva capire il senso di queste parole. Lei amava proiettarsi nel futuro, immaginava la sua vita sentimentale e professionale, credeva in un mondo fatto di amore e di felicità. Viveva il presente come un momento di passaggio obbligato ed anche piuttosto sofferto, un prezzo da pagare per raggiungere la tanto desiderata felicità.

Così i giovani e, perché no, anche gli adulti del nostro tempo, fino a “ieri”, erano impegnati nel progettare il loro futuro: i giovani immaginavano la loro realizzazione professionale, gli adulti, immersi nei ricordi e in qualche rimpianto, si difendevano dalle difficoltà della vita e speravano in un domani fatto di crescita economica e benessere quantomeno costante.

All’improvviso un’ombra scura, grande qualche milionesimo di millimetro, ha unito ogni individuo sul nostro pianeta spegnendo sogni, progetti e catapultandoci tutti in un presente durissimo. Il “bicchiere è mezzo pieno oppure mezzo vuoto”?

Ognuno interpreti a suo modo, ma la ferita di questa esperienza drammatica durerà a lungo.

Di fronte a questa sciagura planetaria cosa fanno i Governi?

Di cosa si preoccupano?

Per ora sono impegnati nello sport più facile: la ricerca in casa altrui dei colpevoli della pandemia. Dei sogni e delle speranze interrotte dei nostri ragazzi, della devastazione sociale provocata dalla più rapida e profonda recessione della storia non si occupano come dovrebbero. Trovano il tempo per confondere le nostre menti con false promesse e messaggi pietistici, ma nessuno ha il coraggio di dire al proprio popolo queste  poche semplici parole: “non so cosa fare, è un’esperienza nuova per me e, penso per ogni altro leader mondiale, ma cercherò di far sentire la mia presenza nelle vostre case in modo concreto, non posticipando le vostre difficoltà, ma cancellandole per questi tre mesi, non chiedendo scusa perché non riesco a fare niente, ma cercando soluzioni per una volta prive di demagogia, non aspettando l’elemosina di un gruppo di altri Stati, ma interloquendo ed alleandomi con chi storicamente ha sempre salvato il Paese, fin dal 1948, magari copiando ciò che altri grandi statisti hanno fatto in situazioni altrettanto critiche.”

Abbiamo una classe dirigente, non solo politica, capace di avere visioni ampie e coraggiose e di dare risposte ad una serie di interrogativi di buon senso?

Perché la Germania osteggia di fatto i nostri aiuti in Europa, mentre prepara un piano di liquidità per sé che va ben oltre il nostro MES o MES light, che sarà assolutamente ininfluente sul nostro PIL, mentre le industrie tedesche si rafforzeranno enormemente rispetto alle nostre?

L’italia si avvia verso in un futuro di lacrime e sangue o, bene che vada, di crescita sempre più fiacca con perdita di competitività?

Poiché non saranno le spese sanitarie a sostenere lo sviluppo italiano, cosa succederà se il tessuto economico costituito da piccole e medie imprese si indebolirà ulteriormente?

Perché la Francia amoreggia con la Germania sulla scacchiera europea?

Perché al nostro Leader non viene in mente di chiedere agli Italiani se vogliono davvero rimanere in Europa?

Perché mentre in Europa si decidono le nostre sorti non si apre un tavolo di discussione con gli Stati Uniti, nostri alleati storici, al fine di mantenere sempre più salda la collaborazione reciproca, scoraggiando intenti espansionistici velleitari da parte di Stati politicamente lontani dalle nostre ideologie e tradizioni di libertà e democrazia?

Perché la Russia è attualmente silente?

Forse perché c’è un vecchio detto che dice: “quando i fuochi degli altri sono accesi, spegni il tuo”?

Magari aspetta il momento giusto per riemergere dal silenzio e continuare attraverso i suoi alleati vecchi e nuovi il suo progetto espansionistico in Europa?

Queste domande difficilmente avranno una risposta adeguata dalle classi dirigenti. Intanto il popolo italiano combatte la sua battaglia quotidiana, personale e professionale, a colpi di “posticipi”, mancate entrate, disillusioni e progetti sfumati, con una disoccupazione che cresce a ritmi esponenziali ed un debito pubblico sempre più insostenibile.

Ma torniamo alla saggezza di Orazio. Cosa abbiamo di positivo nel presente da poter cogliere?

Abbiamo i nostri sentimenti per le persone che amiamo e che ci amano, ma soprattutto che confidano in noi, nella nostra tenacia di guardare avanti, nel nostro senso di responsabilità e nel nostro impegno per non deludere i loro sogni. Sono loro a darci la forza di pensare liberamente e criticamente e di combattere per un futuro migliore e più coerente con la grande storia del popolo italiano.

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