domenica, 5 Luglio, 2020
Attualità

Costituzione violata? E buon senso in soffitta

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Conte è diventato una specie di san Sebastiano delle istituzioni. Non passa giorno che qualcuno, più o meno autorevole. non gli conficchi nei fianchi una freccia accusandolo di aver violato la Costituzione.

Terribile infamia per una persona mite, un avvocato prestato alla politica discepolo di un maestro del diritto, come il prof. Guido Alpa, un capo di governo che ha mille difetti ma non certo il piglio autocratico di un Putin di un Orbán tanto cari ai suoi principali accusatori di destra. Ma tant’è. Le accuse a Conte vengono anche dalla maggioranza, in particolare da Renzi che di Costituzione se ne intende, avendone proposto una profonda modifica in senso “decisionista”.

E va bene. Conte ha sbagliato. Si. è proprio così. Siamo d’accordo. Su tutta una serie di materie, invece di utilizzare un atto amministrativo, il DPCM, (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri), che non va all’esame del Parlamento, avrebbe dovuto ricorrere al solito Decreto legge che entro 60 giorni deve essere convertito in legge dal Parlamento. Giusto. Giustissimo.

Ma andiamo con ordine. E poniamoci alcuni quesiti.

Conte ha usato il DPCM per sabotare il Parlamento, per istinti autoritari, in nome di quei “pieni poteri” invocati sulle spiagge italiane dal suo principale accusatore?

Conte ha voluto sistematicamente violare la Costituzione che prescrive che alcuni diritti sacrosanti possano essere limitati solo per legge?

Conte ha in mente una riedizione del golpista “Piano Solo” del 1964? o di un “Piano di Rinascita democratica” modello P2? o più modestamente ha per la testa un “Golpe da Virus? Mi pare difficile pensarlo…

Chi accusa Conte di umiliare il Parlamento e di attentare alla Costituzione si è fatto vanto del famoso piano B per l’uscita dall’euro elaborato da autorevoli aspiranti ministri dell’Economia. E in quel piano che ruolo aveva il Parlamento? Zero. Il Piano B prevede la massima segretezza, nessuna informazione al Parlamento, mobilitazione delle forze di sicurezza e attuazione dell’uscita dall’euro durante un weekend. In nome della Costituzione naturalmente…

Ma torniamo a quello che è successo “in oltraggio al Parlamento e alla Costituzione” dal 21 febbraio ad oggi. In questi due mesi sono stati emanati 8 decreti legge, 11 DPCM, oltre a 17 decreti ministeriali, 29 ordinanze, 2 direttive, 3 protocolli 20 circolari. E non è ancora finita, perché l’emergenza richiede provvedimenti in corso d’opera che di volta involta vanno elaborati a seconda dell’evoluzione della situazione. È una circostanza straordinaria.

Supponiamo che Conte invece degli 11 DPCM avesse fatto approvare dal Consiglio dei Ministri 11 decreti legge che, sommati agli altri 8 emanati, sarebbero così diventati 19.  Questi 19 decreti legge sarebbero passati all’esame di un Parlamento che lavora con ritmi necessariamente ridotti a causa del distanziamento. Qualcuno pensa seriamente che il Parlamento sarebbe in grado di discutere, emendare e convertire in legge 19 decreti legge del Governo nei tempi previsti?

Possibile, certo, a due condizioni: o che Commissioni e Aule lavorino ininterrottamente a ritmi iperstakanovistici, impossibili dati i tempi (ipotesi ardua) oppure che, più realisticamente, per   far rispettare il limite dei 60 giorni, il governo ricorra sistematicamente al voto di fiducia. Come dire: vi porto i decreti in Parlamento ma strozzo qualsiasi possibilità di modifica imponendo una valanga di voti di fiducia che fanno decadere tutti gli emendamenti e chiedono un sì o un no in blocco su maxiemendamenti imposti da Palazzo Chigi.

Cosa è meglio: una serie di DPCM la cui responsabilità ricade solo sul Presidente del Consiglio o una serie di decreti legge che il Parlamento approva a scatola chiusa assumendosene tutta la responsabilità, ma senza avere il tempo di esaminarli attentamente e di modificarli?

Ai poster della politica politicante l’ardua sentenza. Ma per favore lasciate in pace la Costituzione, che è una cosa seria. E non mandiamo in soffitta il buon senso. Questi DPCM, pieni di errori, non costituiscono alcun precedente pericoloso per i diritti costituzionali, a meno di non pensare che saremo condannati per sempre a vivere in una lotta continua contro una pandemia dietro l’altra.

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