martedì, 3 Agosto, 2021
Attualità

Lavoro per far crescere e unire l’Italia. No alle illusioni assistenziali

Fondi e incentivi servono per far nascere realtà produttive e sostenere il rilancio dell’occupazione.

Realizziamo occasioni di impiego per i giovani. Distribuire risorse senza creare sviluppo sarà rovinoso per la ripresa economica. Seguiamo l’impegno laborioso delle passate generazioni nel creare condizioni di benessere per tutti.

Lavoro, lavoro, lavoro. Non possiamo che augurarci questo oggi, il giorno del Primo Maggio per tutti gli italiani. È una data simbolo per molte generazioni, ma oltre alle cerimonie, alle parole abbiamo, nella doppia emergenza sanitaria ed economica che viviamo in modo così drammatico, oggi c’è la necessità di dare senso vero alle parole. Ai giovani, alle donne, a quanti credono nel Paese è necessario costruire nuove condizioni di lavoro, occasioni di impiego occupazionali capaci di valorizzare le loro capacità.

In questi giorni si parla molto di aiuti, sostegni, incentivi, di denaro a fondo perduto da dare a tutti, noi diciamo che bisogna parlare di più di occupazione. Di lavoro, di come crearlo, organizzarlo, come far crescere le condizioni e le occasioni di entrare nel tessuto produttivo.

I fondi assegnati gratuitamente finiranno, i soldi, lo sappiamo bene, nella realtà non ci sono regalati, le banconote se non c’è la ripresa produttiva, se non ci sarà lavoro, impegno nel cercarlo e nel crearlo, quel denaro diverrà cartastraccia. In nessuna epoca, in qualsiasi civiltà si è potuto fare a meno del sacrificio e dell’impegno che comporta il lavoro. Proprio da questa necessità, da questa laboriosità che si sono create le condizioni di una vita migliori per tutti. Lo scenario che abbiamo di fronte ci impone una domanda: possiamo credere di poter beneficiare di sussidi, possiamo credere che l’intero apparato dello Stato possa reggere senza gli introiti del lavoro? Abbiamo la urgente necessità di far ripartire l’Italia, per questo dobbiamo rimboccarci le maniche in tutti i settori per dare una spinta in più, nel fare un po’ di più tutti per dare forza all’occupazione. Abbiamo visto in questi giorni migliaia di ettari di pregiate coltivazioni andate a male perché non c’è manodopera disponibile. Abbiamo presente i dati delle imprese da Nord a Sud, che fanno fatica a trovare manodopera. Sul lavoro, sul suo valore, si è discusso molto in questi anni in sede sociologica, economica ed etica, sul fatto che l’impegno lavorativo si sia svuotato del suo significato.

I modelli promossi in modo insistente e pervasivo sono per lo più iperboli milionarie di star dello sport, dell’intrattenimento globale, di internet. Alle nuove generazioni sono indicati come più seducenti e imitabili, i modelli di disimpegno dal lavoro in una favola dove tutti sono ricchissimi senza nessun sacrificio.

Bisogna ridare invece ruolo, sostanza e tutele al lavoro, iniziando dal crealo.

Lo Stato, il Governo, le stesse imprese hanno una occasione storica per promuovere, certo con incentivi e sostegni finanziari, l’idea del lavoro come crescita individuale e sociale. Nel Novecento, nel dopoguerra, negli anni ‘50-‘60 generazioni hanno ricostruito e creato le condizioni di uno sviluppo prorompente per la Nazione.

Ci sono state lotte e conquiste sindacali, imprenditoriali e civili. Nel nostro tempo, in questo 2020 siamo alle prese con una difficile sfida contro un mondo che ha paura del presente e di un futuro da ripensare e ricostruire. Oggi viviamo tra più economie, abbiamo orizzonti internazionali, un’altra organizzazione sociale del lavoro, ma il punto rimane lo stesso. È necessario crescere con l’impegno e l’occupazione, e su questo fronte non ci sono scorciatoie, illusioni che si possa fare a meno del lavoro per vincere la nostra battaglia.

Lo abbiamo visto in questi giorni con l’impegno dei medici, infermieri, del personale sanitario anche nei lavori più umili ma utilissimi per difenderci dal virus e salvare vite umane. Abbiamo visto autotrasportatori, piccoli e grandi imprenditori che chiedono di ritornare nei loro lavoratori e fabbriche, vediamo

agricoltori che invocano manodopera. Vediamo al lavoro commesse e cassiere negli iper, supermercati, negozi alimentari che sono impegnate a contatto con milioni di clienti. Ci sono giovani concentrati in centinaia di startup, numerosi altri che si impegnano nel volontariato, altri che credono nelle loro idee e progetti. Ci sono forze vive nella società italiana che vanno valorizzate, l’unico metodo e creare posti di lavoro, occasioni di impiego, di inserimento in un tessuto produttivo che va ringiovanito e ammodernato.

Il Primo Maggio sia la festa del lavoro e di quanti ne concretizzano le opportunità. La sfida di questo 2020 è impegnativa, come sono le fasi della storia che ci impongono il cambiamento. Possiamo migliorare e crescere, solo così costruiremo un Italia più forte, autorevole e con cittadini che avranno più opportunità nel realizzare i loro desideri e ambizioni.

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