domenica, 25 Febbraio, 2024
Esteri

Ucraina. Pace in cambio di territori alla Russia? Non funziona

La notte del 21 agosto 1968, 55 anni fa, i soldati dell’esercito sovietico iniziarono l’occupazione della Cecoslovacchia. Quella notte, i militari sovietici e più di 6.000 carri armati hanno infranto il sogno della “Primavera di Praga”. Il sogno di gran parte dei cittadini cecoslovacchi era che il comunismo potesse essere riformato e che nei Paesi assoggettati a Mosca le persone potessero godere della libertà di espressione senza dover affrontare l’espulsione dalla scuola, il licenziamento dal lavoro o addirittura la reclusione per le proprie opinioni.

Fino alla notte tra il 20 e il 21 agosto, non sembrava esserci alcun motivo plausibile che potesse indurre il Cremlino ad inviare il proprio esercito contro il governo cecoslovacco. Nessuno in Cecoslovacchia considerava la possibilità di lasciare il Patto di Varsavia e la leadership del Partito Comunista godeva di una popolarità senza precedenti nel Paese. Tuttavia, il Cremlino temeva che anche i cittadini dell’Unione Sovietica, in particolare dell’Ucraina, che confinava con la Cecoslovacchia, avrebbero iniziato a chiedere la libertà di parola.

Proprio questa paura del libero pensiero e del suo “contagio” fu alla base della rischiosa decisione di occupare la Cecoslovacchia, che a quel tempo – almeno teoricamente – poteva contare su circa 200.000 soldati.

Il Cremlino, sotto Leonid Breznev, organizzò un vero e proprio colpo di stato. L’allora dirigenza comunista decise di non difendere il Paese dagli invasori.

La Russia di oggi, rispetto all’Ucraina, ha dimostrato di pensare esattamente come 55 anni fa. Ha paura della libertà di parola, del pluralismo di opinione e delle libere elezioni, che gli ucraini apprezzano da oltre 30 anni.

Vladimir Putin ha capito che minacce e ricatti non avrebbero distrutto il desiderio di libertà dell’Ucraina, che poteva essere soppresso solo con la forza. Il despota sperava di ripetere il successo di Breznev, realizzando un colpo di stato. Putin pensava di poter occupare rapidamente il Paese, possibilmente dividendolo. Tuttavia non ci è riuscito: ha sottovalutato gli ucraini, che da un anno e mezzo difendono coraggiosamente il loro Paese sotto l’assalto dei carri armati nemici.

Il prezzo pagato dalla resistenza ucraina è pesante sia in termini di perdite di vite umane sia per gli enormi danni arrecati dagli attacchi terroristici, pressoché quotidiani, con droni e missili da crociera su infrastrutture civili.

L’Ucraina sarà in grado di proseguire la propria eroica resistenza solo a condizione che non vengano meno le forniture militari ed il pieno appoggio da parte dell’Occidente.

Una domanda che si legge sempre più frequentemente nell’ultimo periodo, anche sui quotidiani italiani purtroppo, è se non sarebbe meglio per tutti negoziare la pace con il Cremlino in cambio di concessioni territoriali da parte dell’Ucraina. Chi propone questa soluzione dimostra miopia politica. Cercare di ottenere la pace in questo modo non ha alcuna possibilità di successo e getterà solo le basi per un futuro pericoloso per tutta l’Europa. La Russia e altri Paesi totalitari non dovrebbero ritenere possibile modificare i confini di altri Stati sovrani con la forza. Se ciò accadesse, la conseguenza sarebbe un’Europa meno sicura, in cui nuove guerre potrebbero presto verificarsi.

Sarebbe ingenuo sperare che, assecondando Mosca, la Russia possa rinunciare a proseguire la propria guerra contro l’indipendenza ucraina. Basterebbe leggere un buon testo di storia per sapere che le cose andrebbero diversamente. L’abbiamo già visto in un passato che pensavamo relegato alle pagine più buie del secolo scorso. Il 30 settembre 1938, il governo francese e quello britannico, per scongiurare la guerra che era nell’aria, consentirono a Hitler di risolvere, a modo suo, la “questione dei Sudeti”. Il termine rappresentava una regione al nord della Cecoslovacchia, una grande striscia di terra che più o meno omogeneamente seguiva il confine con il Reich tedesco. Al suo interno, tre milioni e mezzo di abitanti, in maggioranza di lingua tedesca; ma anche fortificazioni militari, industrie energetiche e dell’acciaio. Hitler, dopo l’annessione dell’Austria, voleva quei territori. Così fu deciso con il consenso di Francia, Inghilterra, e dell’Italia, che fu tra i promotori della cosiddetta “Conferenza di Monaco”. La Cecoslovacchia, diretta interessata, non fu invitata ai lavori. Passarono meno di sei mesi prima dell’occupazione del resto della Cecoslovacchia e, in meno di un anno, iniziò la seconda guerra mondiale.

Al Cremlino non interessa la Crimea e non si preoccupa dell’est o del sud dell’Ucraina. Perché questa guerra non è per il territorio, ma per i valori. La guerra continua a causa della paura che la Russia ha dimostrato di avere per la libertà di parola e le libere elezioni. Questa paura vivrà sempre tra i leader russi e non potrà essere placata da nessun territorio o concessione.

Solo attraverso una Ucraina indipendente ed integra, sotto il profilo territoriale, la Russia potrà cessare di rappresentare una minaccia. La nostra unica difesa è fornire assistenza attiva all’Ucraina perché ciò sia possibile, sostenendo la sua adesione alla NATO e all’UE.

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