lunedì, 24 Febbraio, 2020
Politica

Taglio dei parlamentari e qualità della democrazia

Domenica 29 marzo gli italiani saranno nuovamente chiamati alle urne per il “referendum confermativo” della legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari e che nelle quattro letture parlamentari non ha ottenuto la maggioranza qualificata necessaria per entrare in vigore direttamente.

Il testo, meglio noto come “Riforma Fraccaro” – dal nome dal sottosegretario “grillino” alla presidenza del Consiglio – cancella 345 poltrone: se gli elettori dovessero confermare la legge costituzionale, dalla prossima legislatura il Senato della Repubblica dovrà fare a meno di 115 componenti e la Camera di 230 deputati. Questo comporterà, inevitabilmente, un incremento della distanza eletto/elettore: infatti si passerà da un deputato ogni 96.006 abitanti a uno ogni 151.210 abitanti e da un senatore ogni 188.424 abitanti a uno ogni 302.420 abitanti.

La “cura dimagrante” voluta da Di Maio, dimessosi da “capo politico” dopo una infelice gestione del movimento, condurrà ad un Parlamento di soli 200 senatori e 400 deputati. A questo punto poi si dovranno ridisegnare i collegi elettorali e, di conseguenza, modificare anche le norme che regolano l’elezione del presidente della Repubblica. Solo all’esito si potranno sciogliere le Camere per indire nuove elezioni. Fin qui, dunque, quello che ci attende nella eventualità che l’ondata demagogica abbia il sopravvento.

È pur vero che se gli italiani dovessero esprimersi in base alla produttività delle Camere non avrebbero molto da scegliere. Infatti, secondo l’Osservatorio della Fondazione di Openpolis, il mese di gennaio è stato uno dei meno produttivi da inizio legislatura, in quanto sono state approvate solamente 2 leggi (il decreto Alitalia e la legge sul post mortem); valore più basso da ottobre del 2018.

“Il primo mese dell’anno – scrivono gli analisti – è stato quindi fortemente influenzato da uno stallo politico, principalmente dovuto alle elezioni regionali, ma anche all’incapacità del governo di trovare la quadra su determinati temi”.

Nel corso del prossimo mese il parlamento dovrà convertire 4 decreti del governo in scadenza: sistema creditizio nel mezzogiorno, intercettazioni, mille-proroghe 2020 e sul ministero dell’istruzione. Visti i tempi stretti, e i tanti provvedimenti da approvare, è molto probabile che si ricorrerà alla fiducia, esautorando, di fatto, l’organo costituzionale cui compete ordinariamente l’esercizio della funzione legislativa.

Dall’inizio della legislatura sono state 101 le leggi approvate, vale a dire poco più di 4 al mese. Alla luce delle statistiche richiamate si fanno strada alcune domande: il ridotto numero di parlamentari risolverà una volta per tutte il problema della scarsa produttività legislativa? Il governo continuerà a legiferare al posto del Parlamento, ricorrendo sempre di più alla decretazione d’urgenza? Non sarebbe, forse, il caso, prima di ridurre il numero degli eletti – creando dei collegi estesi che li renderanno sempre più distanti dal territorio di riferimento – studiare delle norme per selezionare e preparare meglio i soggetti ai quali toccherà l’onore e l’onere di “partorire” le leggi?

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