domenica, 19 Gennaio, 2020
Politica

La democrazia vorace

Da quando sono finite le ideologie e i partiti legati ad esse, da quando sono scomparsi anche i partiti senza ideologie e da quando il web e i social network hanno spazzato via qualunque forma di mediazione si è diffusa un’ansia nevrotica di novità politica che non va né osannata né condannata ma attentamente esaminata.

Parafrasando Papa Leone XIII, che nel 1891 promulgò l’Enciclica con cui la Chiesa rispondeva al marxismo e al socialismo, potremmo dire che c’è oggi “Un’ardente brama di novità che da gran tempo ha cominciato ad agitare i popoli” (Rerum novarum semel excitata cupidine, quae diu quidem commovet civitates).

Da dove nasce questa sete di novità politica e dove ci può portare?

Nasce sicuramente dal vuoto lasciato dalle ideologie, dalla distruzione sommaria dei partiti tradizionali anche non ideologizzati connessa alla fine della Prima Repubblica, dalla sostituzione di questi partiti con formazioni politiche calate dall’alto, inventate a tavolino e legate a leader come Berlusconi che poco o nulla hanno fatto per radicare le loro creature nella carne viva della società, ma, soprattutto, nasce da un rifiuto della politica in nome di un’antipolitica che, suo malgrado, è poi costretta a diventare politica senza averne né le capacità né le motivazioni ideali.

Sicché la democrazia è diventata vorace, divora le sue creature con la stessa rapidità con cui le crea in un turbinio di partiti che nascono, crescono a dismisura in poco tempo e poi rapidamente implodono rovinosamente.

Molti di questi partiti sono effimere creature legate a personaggi che sul momento sembrano leader capaci di segnare una svolta ma, alla prova dei fatti, si rivelano deludenti e non molto diversi da coloro dai quali volevamo differenziarsi.

Tutto questo  spesso è  l’espressione di un’ansia di novità per la novità senza un minimo di riflessione, sulla base di  un’idea sbagliata della politica intesa come un mondo del male che bisogna aggredire con improvvisazione, superficialità, furore iconoclastico per sostituirla con slogan, faciloneria e demagogia.

Ma non è solo questo.

Confusamente, dietro questo groviglio di sensazioni disordinate, si agita un desiderio reale e  inconsapevole di una politica migliore, dedita all’interesse pubblico, capace di capire problemi che non trovano mai soluzione.

Il desiderio di novità nasce quindi dalla delusione per il fallimento delle forze politiche in campo, ma non trova canali adeguati per esprimere la sua potenzialità e viene usato da chi cerca di cavalcare il disorientamento, il rifiuto di metodi e contenuti della politica tradizionale non in nome di visioni, programmi e comportamenti veramente innovativi ma semplicemente per utilizzare a proprio vantaggio il disagio dei cittadini con demagogia e cinica strumentalizzazione.

Sicché il vero rinnovamento della politica si allontana sempre di più. Le delusioni generate dal fallimento di chi voleva sostituirsi alla politica tradizionale lasciano ferite profonde e una disillusione crescente e devastante che allontana sempre di più i cittadini dalla partecipazione politica e crea il terreno fertile per l’affermarsi di capi e capetti o di caudillos che smontando la democrazia pluralista e la sostituiscono prima con quella plebiscitaria, poi con quella autoritaria e illiberale e infine con veri e propri regimi autocratici.

Pensiamoci bene, prima che sia troppo tardi.

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