venerdì, 29 Maggio, 2020
Politica

Quel che resta dei 5 stelle

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Sopravviveranno i 5 stelle alla 18esima legislatura? È un interrogativo che all’indomani del 4 marzo 2018 sarebbe apparso una follia.

In soli dieci anni il movimento fondato da Grillo e Casaleggio aveva macinato un successo dopo l’altro: dai 28 mila voti nel 2008, ai 390 mila nel 2010 (l’1,7%), consiglieri più che raddoppiati e oltre 100 mila iscritti nel 2011, il 26% all’esordio nelle elezioni politiche del 2013 e poi il “grande balzo in avanti” con il 32% alle politiche del 2018 e la conquista del Governo, insieme alla Lega.

Un anno dopo, alle europee del 2019 il M5 stelle è bruscamente sceso al 17%. Un crollo elettorale che è suonato come una sanzione negativa all’operato del Movimento nelle stanze dei bottoni. Da quel momento è iniziato un tormento interno ai 5stelle che, nonostante i proclami per la trasparenza, è rimasto molto sotto traccia. In altri partiti i mal di pancia vengono alla luce con facile evidenza.

Nei 5stelle il dibattito interno rimane confinato nelle segrete stanze, e negli algoritmi della piattaforma Rousseau. Ma questa opacità invece di giovare al Movimento rischia di essere un’aggravante del loro problema: un dibattito pubblico, aperto e fatto con chiarezza aiuterebbe i 5stelle a chiarirsi le idee alla luce del sole e farebbe emergere posizioni divergenti che, democraticamente, si confrontano e suscitano anche interesse. Un dibattito “nascosto” e coperto, invece, finisce per minare l’immagine del Movimento e rende più facili manovre e manovrine correntizie che evocano gli aspetti peggiori della vita interna di partiti tradizionali, rispetto ai quali i 5 stelle si sono sempre proposti come “alternativi” e profondamente “diversi.

Il problema centrale e irrisolto dei 5 stelle è nella mancanza di una linea politica chiara e questo è insito nella loro autodefinizione di non essere “né di destra né di sinistra”, cioè di voler essere trasversali rispetto alla contrapposizione di due poli. Se davvero i seguaci di Grillo fossero stati capaci di rappresentare un’assoluta novità di programmi e contenuti rispetto alle tradizionali classificazioni delle posizioni di “conservatori/reazionari” e di “progressisti generici” sarebbe stato un gran bene per l’Italia. Destra e sinistra sono semplificazioni e categorie che spesso celano realtà contraddittorie. Ci sono posizioni conservatrici in certa sinistra prigioniera di modelli superati dai tempi e impostazioni riformiste in una destra illuminata e più attenta a capire i fenomeni sociali che alla sinistra sfuggono di mano.

Ma così non è stato per i 5 stelle. La debolezza dei loro programmi, la eccessiva semplificazione manicheistica tra “buoni” e “cattivi”, la loro schiavitù nei confronti della loro sloganistica, la faciloneria con cui hanno riempito di NO la loro identità senza ingegnarsi a trovare soluzioni innovative ai problemi: tutto questo ha trasformato la loro neutralità rispetto al continuum destra/sinistra in un indistinto limbo di incapacità di scelta.

i 5 stelle sono rimasti ingabbiati nei loro proclami anti-tutto ma quando è arrivato il momento di mettersi alla prova, nei governi di grandi metropoli e del Paese, il confronto con la realtà ha dimostrato tutta la vacuità del loro impianto programmatico.

Sicché dei 5 stelle è rimasta una sbiadita ombra di forza politica giovane e animata da buone intenzioni ma del tutto incapace di trovare soluzioni a problemi. La componente simbolica del Movimento è stata trainante quando erano all’opposizione, ma del tutto inutile quando essi hanno dovuto mettere i piedi nel piatto e tirar fuori idee praticabili.

L’inesistenza di una linea politica precisa li ha resi succubi della Lega per 12 mesi. si sono piegati a tutti i diktat del ben più abile Salvini cui hanno tirato la volata. Entrati poi senza convinzione in un governo con una forza politica loro più affine, nonostante la sloganistica anti PD che ha caratterizzato le loro campagne elettorali, i 5 Stelle invece di diventare più concreti e paladini di un riformismo rigoroso e serio si sono abbandonati ad una lotta fratricida che rischia di renderli marginali.

Entusiasti di essere al governo si sono fatti guidare da Salvini diventandone succubi; incerti nell’alleanza col PD non riescono a trovare uno spazio per influenzare positivamente le scelte e continuano ad arrampicarsi confusamente sugli specchi della loro politica del rifiuto e delle predicazioni populistiche.

Poca meraviglia, dunque, se cominciano le defezioni e se scelte opportunistiche cominciano a sostituirsi a grandi proclami ideali.

Che ne sarà dei 5 stelle?

Ne parleremo in un prossimo articolo.

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