martedì, 23 Luglio, 2024
Cronache marziane

Il curioso decollo della nuova legislatura

Continuando nella mia opera di erudizione del mio interlocutore sulle prassi costituzionali, ho tentato di spiegare a Kurt il marziano che i termini “maggioranza” e “opposizione” si riferiscono a concetti astratti che – calati nella realtà concreta della dialettica parlamentare – vengono ad assumere connotazioni ed equilibri diversi a seconda a seconda che indichino, rispettivamente, la Destra, il Centro o la Sinistra degli emicicli parlamentari.

Sarà perché ormai siamo abituati, in tutto il mondo occidentale, ad attribuire a questi termini significati abbastanza univoci – di conservazione la prima, di riforma la terza, o di bilanciamento fra le due tendenze la seconda – che non ci meravigliamo più quando, al rovesciamento del ruolo fra maggioranza e opposizione rispetto alla legislatura precedente, si accompagna inevitabilmente un cambio della linea politica perseguita, prima delle elezioni, dalla coalizione allora dominante.

Stavolta però la situazione è un po’ diversa perché – vuoi per la pandemia, vuoi per la legge elettorale che non aveva dato un risultato netto in esito alle elezioni precedenti – ci eravamo ormai abituati alle scelte di un Governo di Unità Nazionale che potevano produrre  – al massimo – dei mormorii di disapprovazione, senza che si accendessero gli scontri tipici della dialettica democratica.

Ora invece – prima ancora che il nuovo Governo si sia presentato alle camere per la fiducia – stiamo assistendo ad episodi cui ormai da tempo ci eravamo disabituati: in particolare Kurt mi ha chiesto di spiegargli come mai alla tradizionale dialettica fra maggioranza e opposizione, si sia sostituito – in occasione della nomina del presidente del Senato – un riallineamento trasversale fra le forze politiche, per cui il candidato del centro-destra ha potuto assumere quella carica con l’astensione di una consistente parte di quella coalizione, ma con l’apporto determinante dei voti necessari forniti dalla coalizione avversaria, senza però che quest’ultima riconoscesse espressamente un tale apporto.

A quella domanda, ho dapprima provato a richiamare precedenti nei quali le aggregazioni trasversali fra i gruppi parlamentari avevano consentito di raggiungere risultati che non si sarebbero – altrimenti – mai potuti conseguire, ove ciascuna parte fosse rimasta sulle proprie posizioni, alla fine però ho dovuto confessare al mio incalzante interlocutore che la situazione venutasi a creare era del tutto nuova e – come tale – difficilmente spiegabile usando gli ordinari parametri della scienza politica.

Il Marziano, allora, ha cominciato a ridere di gusto e ha esclamato che, quanto appena accaduto, smentiva ogni concreta ipotesi di attendersi un tranquillo insediamento del nuovo Governo, perché quest’ultimo – nonostante l’ampia maggioranza di cui godrà in parlamento – dovrà spesso ricercare voti dall’altra parte e soprattutto dovrà ricercarli fra deputati o senatori che offriranno il loro interessato appoggio non alla luce del sole, ma più o meno clandestinamente.

Per ora, i grandi commentatori della politica hanno fatto finta di non vedere i rischi di ingovernabilità che potrebbero scaturire da questo modo di svolgersi della dialettica maggioranza/opposizione; ma il problema prima o poi dovranno porselo, a meno che i protagonisti degli scontri interni all’uno o all’altro blocco non decidano di restare coerenti al mandato ricevuto dai rispettivi elettori.

Né sembra estranea a quanto sta accadendo la circostanza per cui il maggiore partito politico italiano è rimasto quello dei non votanti e anche in questa tornata elettorale si è visto come siano caduti nel vuoto i tentativi di ridimensionare quest’ultimo partito, tentando di interpretarne i bisogni e le domande inespresse.

Kurt, nella sua semplicità, mi ha allora proposto una soluzione: alle prossime elezioni riempire i seggi in proporzione dei votanti e lasciare vuoti quelli che corrispondono ai non votanti, mostrare quindi agli elettori gli scranni vuoti e – a metà della legislatura – indire una seconda tornata elettorale per riempirli, prendendo esempio dalle elezioni di mezzo termine che si tengono negli Stati Uniti d’America.

In tutta sincerità non avevo pensato ad un simile rimedio, ma – se può andar bene per i Marziani – potrebbe anche essere accettabile per dei Terrestri quali noi siamo.

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