lunedì, 26 Febbraio, 2024
Cronache marziane

Commiato

Stamattina Kurt il marziano non si è presentato a colazione con il solito pacco di giornali sotto il braccio, ma semplicemente con uno zaino e mi ha annunciato che la sua seconda missione sul nostro pianeta poteva dirsi conclusa: era dunque in partenza, rispettando il richiamo dei marziani suoi datori di lavoro.

Ha aggiunto che non sapeva dirmi neanche quando – e se – sarebbe tornato fra noi.

Ho cercato di non apparire turbato da questa notizia, ma l’Extraterrestre deve aver capito che dietro la mia impassibilità non si celava alcuna indifferenza e così mi ha chiesto di accompagnarlo alla navicella che aveva opportunamente nascosto dentro un albero, nel galoppatoio di Villa Borghese: lo stesso albero – mi ha spiegato – che aveva custodito quel medesimo veicolo settant’anni prima.

Abbiamo così iniziato una passeggiata nel corso della quale il mio amico è apparso più loquace del solito, nell’intento di offrirmi qualche consiglio di buon vivere in questo difficile luogo che (almeno secondo Lui) è l’Italia del 2023.

“So che quanto sto per dirti non sortirà grandi effetti, ma voglio innanzitutto farti osservare che il lungo tempo dedicato a studiare il potere in tutte le sue forme non sembra averti insegnato molto, se continui imperterrito a divulgare – attaccandone quelli che ritieni esserne i responsabili – le deviazioni in cui incorrono coloro che lo hanno conquistato e che sicuramente non apprezzano i tuoi intenti e tanto meno il tuo idealismo; né mi sembra che le vicende che Ti hanno toccato, anche personalmente, abbiano avuto l’effetto di insegnarti qualcosa che nei libri non è scritto e questo qualcosa  – ha continuato – consiste semplicemente nel fatto che chi esercita il potere ha il solo problema di raggiungere i propri scopi, tentando di far  credere ai suoi sodali (e, talvolta, persino alle sue vittime!) di aver assunto determinati atteggiamenti solamente in nome della Legge e perciò a tutela del bene comune.

Quando poi – come accade in Italia – esistono figure che possono esercitare il loro potere senza che da quell’esercizio derivi a loro carico alcuna responsabilità, ecco che neanche la migliore Carta costituzionale del mondo potrà mettere i sudditi di quel potere in condizione di diventare finalmente cittadini di uno Stato che tragga davvero la propria legittimazione dall’appartenenza della sovranità al popolo, che dovrebbe esercitarla attraverso le istituzioni all’uopo delegate”.

Il riferimento al mondo della giustizia era così chiaro e condivisibile da non richiedere alcuna replica, anche perché nel frattempo eravamo giunti nel luogo da cui – con il semplice battito di mani – la navicella è stata tratta fuori dall’albero in cui era stata nascosta.

“Resteremo comunque in un contatto – ha concluso Kurt salutandomi – e conto su qualche scambio di mail, magari con reciproca allegazione di video che facciano sentire meno lontani i nostri due mondi.

Attraverso i potenti telescopi di cui disponiamo, conto poi di vedere presto completato il ponte sullo Stretto di Messina del quale sentii già parlare in occasione del mio primo viaggio sulla Terra.

Non servirà invece alcun telescopio per vedere finalmente attuata quella riforma della seconda parte della vostra Costituzione che riguarda le modalità di elezione del Capo dello Stato e il contenimento delle sue funzioni, soprattutto a proposito del ruolo che ricopre come Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura: un ruolo di cui gli ultimi fatti della cronaca giudiziaria hanno dimostrato i limiti e l’opinabilità delle scelte compiute nel segno di una discutibile continuità, soprattutto rispetto ad una politica giudiziaria dei governi fin qui succedutisi, che mostra ogni giorno i propri limiti e mette a dura prova la pazienza dei sudditi che attendono di diventare – almeno sotto questo profilo – finalmente cittadini, al pari degli abitanti degli altri Paesi dell’Unione Europea.”

Quindi Kurt è saltato sul proprio mezzo, mostrando un’agilità che non gli conoscevo e – mentre la sua navicella si allontanava velocemente nel cielo di Roma, fino a scomparire – il mio egoismo riprendeva progressivamente il sopravvento sulla tristezza di quella partenza improvvisa e ho così cominciato a domandarmi cosa sarebbe stato di questa mia Rubrica senza il Marziano presente nella Capitale.

Il primo istinto, forse il più saggio, è stato quello di salutare definitivamente i miei lettori; poi ho pensato di trasformare la rubrica stessa nel Format utilizzato prima dell’arrivo di Kurt: normali articoli nei quali fare uso e abuso della maschera dello smascheratore che, come diceva Giolitti, è sempre la più redditizia in politica: il che – aggiungo io – è ancor più vero per chi è abituato ad osservare la politica da lontano.

Ma come intitolare questa nuova Rubrica? Qui ho sentito per la prima volta l’assenza dei suggerimenti di Kurt.

Mentre tornavo a casa, però, sullo smartphone è comparsa la prima Mail del mio amico extraterrestre: mi raccomando – diceva – in un Paese assurdo come l’Italia, che ho trovato uguale a quella visitata tanti decenni addietro, una rubrica come la tua può avere un unico titolo e questo titolo può esser solamente “Cronache Marziane”!

Almeno per ora, ho deciso di dargli retta.

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