mercoledì, 7 Dicembre, 2022
Crea Valore

“Ancorare il rublo all’oro? Molto improbabile. Non conviene neanche a Xi”

Può la Russia tornare al sistema di convertibilità in oro, modello Bretton Woods, finito nel 1971? E quali sarebbero le conseguenze per il commercio internazionale, soprattutto della Cina? Su questi argomenti abbiamo intervistato il prof. Ubaldo Livolsi, banchiere ed avisor, esperto internazionale di mercati finanziari.

Prof. Livolsi, esperti russi stanno lavorando ad un progetto per creare un sistema monetario e finanziario a due circuiti nel paese. A comunicarlo, il segretario del Consiglio di sicurezza Nikolaj Platonovič Patrušev, in un’intervista con Rossiyskaya Gazeta. Patrušev ha spiegato che il progetto prevede che la valuta russa sia agganciata sia all’oro che ad una gamma di beni che rappresentano un valore in valuta. Cosa  pensa di questa strategia e quali saranno i suoi effetti diretti sul rublo?
Tutto, come è evidente e noto, nasce dalla invasione dell’Ucraina da parte della Russia, che ha determinato l’aggravamento delle sanzioni economiche e congiuntamente l’esclusione di Mosca dal sistema di pagamenti internazionali Swift e il blocco delle sue riserve valutarie che giacciono sui conti e sui fondi stranieri. Le esportazioni di gas e petrolio della Russia venivano principalmente pagate in euro e dollari, e poi erano convertite in rubli.

C’è però un grande punto per così dire di ipocrisia, il fatto che da tale sistema sia stata esclusa Gazprom Bank, la banca emanazione del colosso energetico con sede a San Pietroburgo. Questa decisione, che si può in parte giustificare con la dipendenza dei Paesi europei, a partire da Germania e Italia, ha consentito di tenere in piedi la Federazione russa, e così si spiega anche il grande recupero del rublo rispetto ai primi giorni successivi alle sanzioni e al blocco dei conti, quando era precipitato. Ora questa “ipocrisia” è messa in discussione: da un lato Mosca minaccia che accetterà solo pagamenti in rubli, dall’altro non solo l’Europa si oppone, ma paventa di rinunciare del tutto all’energia che proviene da oltre gli Urali.
L’ipotesi di Patrušev, quella di ancorare il rublo all’oro e ad altri beni, va letta in tale contesto, come un’ulteriore mossa in questa partita a scacchi che si sta giocando tra i due schieramenti. L’esponente russo vuole in sostanza tornare alla situazione precedente alla fine degli accordi di Bretton Woods, operata nel 1971 dal presidente statunitense Richard Nixon, che abolì la convertibilità tra il dollaro e l’oro, un sistema che sarebbe oggi insostenibile visti gli alti deficit degli Stati.
Quanto proposto da Mosca avrebbe senso e sarebbe percorribile alla condizione che molti Paesi si adeguassero e assecondassero la convertibilità del rublo in oro. Un’ipotesi che mi sembra davvero improbabile, se non impossibile. Oggi gran parte delle transazioni commerciali, monetarie e finanziarie sono e continueranno a essere fatte in dollari e/o in euro.

I governi del G7 e dell’Unione europea hanno bloccato l’accesso di alcune banche russe al sistema di pagamento internazionale Swift e sono anche andati oltre alle più diffuse aspettative, paralizzando circa la metà dei 630 miliardi di dollari di valuta estera e riserve auree della banca centrale russa. In tal modo, l’occidente ha minato la capacità di Mosca di difendere il rublo, pensa che questo possa essere sufficiente?
La guerra in Ucraina dimostra come la macroeconomia sia una disciplina con dei fondamentali che sono sempre più attuali nello scenario economico-finanziario globale, e ciò paradossalmente a prescindere dal fatto che, vista la complessità del mondo odierno, i cigni neri possono sempre arrivare, come è avvenuto nel giro di due anni, dal 2020 a oggi: prima la pandemia, poi il conflitto ai confini dell’Ue. Questa premessa per dire che l’esclusione dei pagamenti russi dal sistema Swift e il blocco dei conti funzionerebbe perfettamente se fosse applicato totalmente. Invece, come detto, è stata esclusa Gazprom Bank, propaggine della multinazionale russa, controllata dal Governo della Federazione, le cui vendite annuali superiori ai 120 miliardi di dollari la rendono la più grande azienda di gas naturale quotata in borsa e la quarantesima azienda al mondo per fatturato. Questa situazione non potrà continuare. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky invita a bloccare del tutto l’acquisto di gas e petrolio dalla Russia.

Sappiano però che il fronte avverso a Mosca non è unito, si pensi alla maggiore autonomia della Francia grazie al nucleare, o alla posizione meno radicale della Germania rispetto a quella dell’Italia sulla rinuncia all’energia russa. La situazione è in divenire e in questi giorni assisteremo alle conseguenze del diktat di Vladimir Putin, che chiede che il gas sua pagato in rubli. Già le forniture verso la Polonia e la Bulgaria, che si sono rifiutate di pagare in rubli, sono state interrotte, mentre la Ungheria ha deciso che lo farà.
Il decreto-legge sull’energia di questi giorni, che segue gli ultimi accordi con Algeria, Angola e Congo, e, tra le altre cose, massimizza la produzione dalle centrali a carbone e dà una spinta ai rigassificatori, è ulteriore segno che Roma intende emanciparsi dall’energia russa e questo causerà grandissimi problemi all’economia di Mosca e al rublo, sicuramente nel medio periodo, ma molto probabilmente anche nel breve. Sempre di questi giorni è la notizia che il sesto pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia preveda l’embargo totale sul petrolio russo da realizzare gradualmente entro il 31 dicembre.

Russia e Cina avrebbero in linea teorica la possibilità di creare un sistema alternativo di pagamenti basato sulla convertibilità in oro, senza contare che parliamo di due Paesi che in termini di hard assets non hanno nulla da invidiare a nessuno. La Russia ha grosse riserve di petrolio e oro (di fatto copre il 21% delle importazioni Usa di benzine), la Cina è il maggior fornitore praticamente… di ogni cosa, ed è il maggior trading partner degli States con quasi 560 mld di usd di scambi commerciali bilaterali nel 2020, pensa che questo sistema alternativo di pagamento possa essere una soluzione per la Russia?
Come abbiamo visto, la convertibilità rublo/oro è difficilmente praticabile – ripeto: a mio parere quasi impossibile – perché dovrebbe essere assecondata da più Paesi, che per giunta sceglierebbero una sorta di ritorno al passato. In teoria, se Russia e Cina decidessero di fare una simile operazione, le possibilità sarebbero maggiori perché sono numerosi gli Stati che per così dire gravitano intorno al Paese del lontano oriente, molto presente con i propri investimenti in Africa, nell’area del Pacifico e in Sudamerica.

Tuttavia, la Cina è leader mondiale economico, anzi è convinta che nel 2049 la propria economia varrà il doppio di quella statunitense. Come dice lei nella sua domanda, Pechino è il primo partner commerciale bilaterale degli Usa, quindi credo che farebbe autogol sostituendo i dollari e gli euro, che finanziano la propria crescita e potenza, con sorta di moneta o sistema monetario ibrido con il rublo. E qui concluderei evidenziando il fatto che questa nostra riflessione dimostra che Xi Jinping abbia dovuto appoggiare Putin più per affinità storiche, strategiche e ideologiche che per una convenienza economica. La Cina ha necessariamente dovuto appoggiare il partner debole per non rafforzare ulteriormente gli Usa.

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