giovedì, 5 Dicembre, 2019
Politica

Urge check-up alla sanità: c’è Speranza

La nomina di Roberto Speranza al Ministero della Salute è una buona notizia che lascia, come dice il suo cognome, ben sperare per il futuro del servizio sanitario nazionale.

Nato 41 anni fa, questo servizio, che continua a chiamarsi nazionale anche se è di competenza delle Regioni, ha bisogno di una urgente e rigorosa messa a punto.

La spesa sanitaria in Italia non è elevata in valori assoluti: è pari all’8,9% del Pil rispetto ad una media dei Paesi europei del 9,9%. In Germania e Francia la sanità costa oltre l’11%.

In teoria, quindi, l’Italia non dovrebbe tagliare la spesa sanitaria ma aumentarla di circa 15 miliardi di euro per portarsi alla media europea. Nei fatti le cose stanno diversamente.

Ci sono sprechi, c’è corruzione, dilaga l’inefficienza ma soprattutto c’è una disparità inaccettabile dell’erogazione del servizio in particolare tra le Regioni del Nord e quelle del Sud.

È vergognoso che cittadini italiani debbano avere la tutela della salute, che è prevista dalla Costituzione, erogata in forme così contrastanti a seconda delle Regioni in cui risiedono.

Roberto Speranza, provenendo da una Regione del Sud come la Basilicata che certo – e non è la sola – ha molti problemi nella gestione della sanità pubblica, queste cose le conosce molto bene. E da lui è legittimo aspettarsi un intervento radicale di modifica delle regole del sistema sanitario nazionale.

Se questo Governo vuol segnare una svolta decisiva per rimettere in sesto l’Italia deve rivoluzionare il modello esistente.

La regionalizzazione è stata un fallimento perché ha creato disparità di trattamento tra cittadini dello stesso Stato, ha di fatto favorito la proliferazione incontrollata di spese senza alcun parametro di efficienza, ha fatto dilagare la lottizzazione politica non solo delle gestioni amministrative ma anche delle nomine dei medici responsabili dei vari settori sanitari.

Ovviamente ci sono a macchia di leopardo aree di eccellenza ma esse non possono far dimenticare il degrado in cui versano la stragrande maggioranza delle strutture ospedaliere soprattutto nelle Regioni meridionali.

È vergognoso che chi abita in queste Regioni debba essere costretto ad una sorta di “migrazione sanitaria” rivolgendosi ad altre Regioni per poter avere cure adeguate creando, tra l’altro problemi anche per le Regioni più efficienti che vengono gravate di lavoro aggiuntivo dovuto all’incapacità di altre Regioni.

Tornare completamente indietro e riportare al Governo centrale le competenze sulla sanità pubblica è ovviamente impraticabile e comunque sarebbe anche ingiusto per quelle poche Regioni che sanno amministrare questo servizio pubblico.

Però non si può andare avanti così.

Al Ministro Speranza suggeriamo di effettuare in tempi brevi e con grande evidenza pubblica un check-up completo della sanità pubblica, un’operazione verità che fornisca gli elementi per una riforma radicale che riporti allo Stato centrale alcuni poteri, anche in forma sussidiaria.

In pratica sarebbe auspicabile che lo Stato potesse effettuare una programmazione generale del servizio sulla base di parametri univoci e vincolanti per tutto il territorio nazionale: costi standard per prodotti e servizi, centrale unica nazionale d’acquisto per la grande maggioranza dei prodotti necessari per la salute, livelli minimi di efficienza e qualità al di sotto dei quali nessuna Regione potrebbe scendere, criteri stringenti per la distribuzione sul territorio di strutture sanitarie, concorsi internazionali per l’idoneità a ricoprire ruoli apicali nel servizio sanitario.

Lo Stato, sulla base di questi parametri vincolanti dovrebbe riservare per sé il potere di intervento diretto quando essi non vengano rispettati, provvedendo alla nomina di commissari ad acta che rispondano al Governo e che intervengano ogni qualvolta i poteri regionali si dimostrino inadeguati.

Un intervento sulla sanità pubblica potrebbe richiedere un intervento sulla Costituzione.

Il Ministro Speranza ha dimostrato di essere capace di scelte coraggiose in passato. Ci aspettiamo che le faccia anche nel suo nuovo ruolo., senza farsi paralizzare dalle burocrazie e da giaculatorie regionaliste che fanno solo da alibi al malgoverno.

Buon lavoro.

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