mercoledì, 16 Giugno, 2021
Politica

La sindrome del Papeete che ispira Salvini contro Draghi

Salvini ha tutto il diritto e il dovere di far pesare le idee della Lega sulla riforma della giustizia nelle sedi tipiche di un partito di Governo. Ma dovrebbe capire che queste continue docce scozzesi finiranno per fargli perdere ancora altri voti.

Mettiamo l’orologio indietro di due anni. Salvini stravince le elezioni europee del 2019, raddoppiando i voti. Si monta la testa. Comincia a parlare di “pieni poteri”, offusca l’alleato 5S, mette in un angolo il Presidente del Consiglio, scatena un’offensiva mediatica sulle spiagge d’Italia, facendo del lido Papeete il suo quartier generale. Selfie, post, messaggi a raffica tra cubiste e fans esagitati. Obiettivo? Far cadere il Governo, con due subordinate: prendere il posto di Giuseppe Conte oppure andare alle elezioni anticipate per cavalcare l’onda del trionfo alle europee e governare quasi da solo, con Forza Italia ridimensionata e Fratelli d’Italia ancora in fase di decollo.

L’operazione si tramuta in autogol. Conte liquida Salvini, apre la crisi e nasce l’alleanza inedita e impensabile Pd-5S.A nulla servono i tentativi del leader leghista di promettere Palazzo Chigi a Di Maio per rifare il governo giallo-verde. La Lega finisce all’opposizione e comincia a rotolare dalla vetta del 34% alle europee al 21% di oggi.

IRREQUIETEZZA CONTINUA

Nei confronti del Governo Draghi, Salvini sta dimostrando la stessa irrequietezza, uno stato di agitazione continua che gli fa tirar fuori ogni giorno qualche posizione stupefacente a volte anche strampalata, per un leader politico. Ci si chiede oggi come ci si chiedeva due anni fa: ma prima di lanciare le sue proposte come fulmini a ciel sereno Salvini consulta lo stato maggiore del partito o fa tutto di testa propria?

L’impressione è che colui che si faceva chiamare due anni fa il “capitano” oggi si senta un ardito stratega capace delle trovate più sensazionali che vorrebbero far sbandare il Governo un giorno si e l’altro pure.

Per sfortuna di Salvini al timone dell’Esecutivo c’è un uomo di ferro, con i nervi saldi, temprato alla BCE da 9 anni di attacchi di una potenza come la Bundesbank, sempre respinti al mittente, con perdite. Draghi sa dove deve condurre l’Italia per evitare che perda l’occasione storica del Next generation Eu. Non si farà né intimidire né fuorviare da nessuno, neanche dall’ex-capitano.

Il Governo si regge sulla fiducia del Parlamento e ogni partito della coalizione è’ libero di fare le sue scelte. Ma se ne deve assumere le responsabilità in Parlamento.

 

RIFORME URGENTI IN PARLAMENTO

L’idea di ricorrere ai referendum per ottenere riforme che, invece, devono essere approvate dalle Camere  nei prossimi mesi dà la misura del distacco dalla realtà che la sindrome del Papeete inesorabilmente induce. Salvini ha tutto il diritto e il dovere di far pesare le idee della Lega sulla riforma della giustizia nelle sedi tipiche di un partito di Governo. Ma dovrebbe capire che queste continue docce scozzesi finiranno per fargli perdere ancora altri voti , rispetto alla linearità di comportamento, ad esempio di Giorgia Meloni. La lezione dell’agosto 2019 non è servita a niente.

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