venerdì, 18 Ottobre 2019
Politica

Conte trasformista o “transformer”

L’accusa più pesante che viene rivolta al governo Conte, non solo da un Salvini messo nell’angolo, ma anche da esponenti Pd e 5s critici verso l’accordo e da alcuni commentatori politici, è che questo passaggio politico sia un esecrabile esempio di “trasformismo”.

L’imputazione è pesante sia sul piano politico che su quello etico.

Il termine “trasformista” porta con sé una connotazione negativa, al di là della denotazione tecnica della parola.

“Trasformista” è usato in senso spregiativo per qualificare negativamente chi cambia facilmente opinione e, in politica, chi lo fa con spregiudicatezza, cinismo e mero calcolo opportunistico.

In realtà la pratica del trasformismo politico italiano ha una storia un po’ più complessa.

A partire dal 1882 questo termine fu usato per indicare la convergenza tra Destra e Sinistra in maggioranze parlamentari costruite-come dice il dizionario Treccani- non sulla base di stabili e generali programmi, ma intorno a problemi contingenti e, soprattutto intorno a personalità singole di grande prestigio come Agostino Depretis e Giovanni Giolitti, “le quali attuando di volta in volta combinazioni tra i vari gruppi, finivano per essere il solo elemento stabile della politica”.

A Stradella, l’8 ottobre del 1882 il leader della Sinistra Storica Depretis così rispondeva a coloro che lo accusavano di aver stipulato un accordo con la Destra moderata di Marco Minghetti:” Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?”

Gli storici discutono se poi sia stata la Destra ad andare sulle posizioni della Sinistra o viceversa. Fatto sta -come affermò Rosario Romeo- che il trasformismo segnò la nascita di una classe dirigente centrista in un Paese, come l’Italia postunitaria, in cui non esisteva la tradizione del bipolarismo anglosassone.

Ma torniamo ad oggi, anzi a domani.

La domanda è: l ’accordo 5s/Pd è trasformista e il suo interprete Giuseppe Conte merita questo epiteto negativo?

Andiamo con ordine. Conte non ha cambiato casacca. Era stato indicato dai 5S un anno fa ed è stato indicato dai 5s anche quest’anno. L’anno scorso chi lo aveva indicato gli aveva chiesto di guidare un governo con la Lega. Quest’anno chi lo ha indicato gli ha chiesto di guidare un governo col Pd. Conte dunque rimane nel suo ruolo ma con un mandato diverso. Non si può dire che il trasformista sia lui.

Ma allora significa che trasformisti sono i due partiti Pd e 5s?

Occorre un’analisi attenta.  Al di là del trasformismo di comodo, di chi cambia casacca per mantenere il potere, esistono almeno due forme di trasformismo, quello politico e quello programmatico.

“Trasformismo politico” è quello di chi cambia alleato per poter attuare lo stesso programma; “trasformismo programmatico” è quello di chi cambia programma per poter mantenere il potere ricorrendo ad un’alleanza diversa da quella precedente.

Finora il Pd era stato demonizzato dai 5s e, a sua volta aveva duramente attaccato sia i 5s che la Lega. Oggi il Pd ha deciso che con i 5s si può e si deve aprire un dialogo a partire dal fallimento dell’alleanza gialloverde.

Questo significa che il Pd ritiene che i 5stelle, separati dalla Lega, possano essere migliori di quelli che ai loro occhi sono stati finora. Quindi il Pd non fa trasformismo politico perché era un partito che faceva opposizione non singolarmente ai 5s ma all’intera alleanza 5s/Lega. Il Pd non ritiene di poter attuare il proprio programma passando dall’opposizione alla maggioranza ma sa che dovrà trovare una mediazione con il programma dei 5s. Quindi non c’è trasformismo politico

I 5s erano un partito di governo che ha subito il doppio choc di essere, per un anno, dominato dal suo alleato-la Lega- e, all’improvviso, umiliato da una crisi aperta proprio dall’alleato cui aveva concesso molto. È normale che un partito che si senta politicamente tradito da un partner infido possa cambiare alleanza? A certe condizioni lo è.

I 5S non hanno tradito la Lega, ma la Lega ha tradito i 5s scatenando una crisi al buio dopo aver ottenuto quasi tutto. Dunque, i 5s, dopo la mozione di sfiducia presentata da Salvini, avevano tutto il diritto di sentirsi con le mani libere e di cercare un’altro alleato con cui poter governare senza pretendere di attuare il programma prima concordato con la Lega. Anche nel caso dei 5s non c’è trasformismo politico.

Veniamo al trasformismo programmatico.

Nei governi di coalizione ciascun partecipante all’alleanza sa che deve rinunciare a qualcosa. Il famigerato contratto 5s/Lega non era un programma di governo ma la sommatoria di due diverse e, a tratti, oppone visioni. Era destinato al fallimento e -se pienamente attuato- avrebbe fatto fallire lo Stato Italiano.

Oggi, dunque, sia il Pd che i 5s, per diverse storie e motivi sanno che devono fare qualcosa di diverso da quello che fu fatto lo scorso anno: devono scrivere un programma serio e coerente, non un collage di proclami e di libri dei sogni.

Se nessuno dei due partiti pretenderà imporre il proprio programma e se nessuno dei due rinuncerà ad elementi caratterizzanti del proprio programma col solo obiettivo di conquistare o mantenere il potere, non ci sarà “trasformismo programmatico”.

È presto per dirlo, perché il programma ancora non è stato scritto. Ma tutto lascia intendere che i 5s faranno tesoro della lezione appresa con la Lega e che il Pd -che ha più esperienza di governo- saprà concordare un programma concreto che metta insieme il meglio delle proposte delle due forze politiche.

Nulla è scontato. Ma la sfida è tutta qui.

E Conte? Abbiamo visto che non gli si può attribuire l’epiteto di trasformista perché non ha cambiato nessuna casacca.

Ma una qualifica non italiana ma inglese gliela potremmo dare, ed è quella di “transformer”. Per carità, non nel senso corrente ispirato dalla saga televisiva e cinematografica di science fiction, ma nel significato di “trasformatore” in senso figurato.

In pratica. Proprio perché Conte non ha cambiato casacca ma è stato indicato dai suoi per  guidare un governo con un alleato (il Pd)  radicalmente diverso da quello precedente (la Lega), Conte ha il compito di adoperarsi per “trasformare” i due -Pd e 5s- da partner occasionali, forzati dalle circostanze  a stare insieme per colpa di Salvini, in alleati politici impegnati ad attuare un disegno di profonda riforma dell’Italia ispirata da coraggio ed equilibrio, favorendo una maturazione reciproca tra le due forze politiche.

Non sarà una passeggiata, ma ci deve provare.

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