mercoledì, 28 Luglio, 2021
Politica

Una forza centrale, popolare, liberale e verde

Cosa serve al sistema politico italiano per trovare un equilibrio e un funzionamento privo di sussulti?

In un precedente articolo (La Discussione 21 gennaio) abbiamo esaminato la frammentazione della sinistra, l’anomalia dei 5Stelle, lo sbandamento della destra su posizioni sovraniste, l’assenza di un’area che si collochi al centro del gioco politico.

Sono in tanti, anche illustri intellettuali, a storcere il naso quando sentono parlare di “centro”: lo descrivono come un “non-luogo” dove confluirebbe la tentazione italica al trasformismo, alla indecisione e alla paralisi. Si tratta di un’analisi superficiale e sbagliata che non tiene conto delle caratteristiche della nostra storia politica. Dal 1948 al 1993 la Democrazia cristiana è stata l’ancora di un sistema in cui una destra nostalgica del vecchio regime fascista e una sinistra comunista filosovietica e anticapitalista erano inutilizzabili per governare l’Italia senza correre avventure pericolose. La Dc ha esercitato un ruolo di “equilibratore” della politica italiana costringendo anche Pli, Pri, Psi e Psdi, suoi alleati, a gravitare in un’orbita moderata che ha evitato sbandamenti. Dopo il crollo della Prima Repubblica l’area centrale del sistema è stata occupata da Forza Italia e dalle varie reincarnazioni di quel che è rimasto della Dc (Ccd, Cdu e Udc). Berlusconi era riuscito a “moderare” sia la nuova destra di Alleanza nazionale che la Lega secessionista di Bossi. Da almeno 10 anni Forza Italia non riesce più ad esercitare un ruolo centrale nel sistema politico e rischia addirittura di essere schiacciata dal peso di Salvini che con le sue sirene cerca di attrare gran parte di ciò che resta della creatura di Berlusconi. Abbiamo così un gran vuoto creato dalla destra antieuropea, populista e sovranista che fagocita l’area moderata e dall’assenza dallo scena di tre componenti essenziali: quella popolare, quella liberale e quella ambientalista.

La nuova forza, centrale e non centrista, che serve all’Italia deve nascere dalla confluenza di queste tre componenti. Quella popolare non ha niente a che vedere con i populismi. Essa affonda le radici nel cattolicesimo democratico personalista e non integralista, con una forte anima riformista, attento ai problemi sociali e alle diseguaglianze sull’onda dell’enciclica “Fratelli tutti“.

La componente liberale, dispersa in mille rivoli, non è riuscita a fecondare positivamente le varie forze politiche nelle quali si è riversata costretta sempre ad occupare una posizione subalterna. E invece di essa c’è grande bisogno per la sua attenzione al funzionamento dell’economia sociale di mercato, alla difesa delle libertà e per il suo forte ancoraggio europeo ed occidentale. 

E poi c’è la componente ambientalista. L’Italia è il Paese europeo in cui i Verdi hanno la percentuale elettorale più bassa ( 2,2%) dopo lo 0,9% della Grecia. In Germania sono il secondo partito con il 22%, (Cdu-Csu hanno il 28%). In Irlanda (15%) e Austria (12,4%) sono al governo, in forte crescita in Finlandia (16%), Belgio(15%), Francia ( 13,5%), Danimarca (13,2%), Svezia (11,4%), Olanda (10,9%) Spagna e Portogallo (10%).

L’onda verde deve trovare anche in Italia un’espressione politica forte, ancorata all’idea dello sviluppo sostenibile e ai principi ricordati dall’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco.

Popolari, liberali e verdi hanno un comune orizzonte europeista e una forte spinta riformatrice, in sintonia con la strada indicata  dall’Unione Europea  col New Green Deal e il Next Generation Eu.

Occorre lavorare da subito alla costruzione di questo soggetto. 

Dopo anni di antipolitica e devastazione populista, deve tornare la Politica di qualità, capace di suscitare entusiasmi, di offrire soluzioni a problemi e di selezionare una classe dirigente competente e capace di governare. Questa nuova area centrale deve  essere la casa comune sia per  le sue componenti attualmente disperse in mille rivoli sia per coloro che non votano aspettando un segnale di avere un buon motivo per tornare a partecipare alla vita democratica.

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