sabato, 4 Luglio, 2020
Politica

Lockdown, servono scelte di buon senso

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Il presidente degli Stati Uniti d’America, nel fissare al prossimo 30 aprile, vale a dire un mese in più del previsto, la scadenza del lockdown ha fatto una sua personale previsione: ha affermato, cioè, che se le vittime causate dal coronavirus non supereranno le centomila unità “potremo dire di aver fatto un lavoro molto buono”.

Anche l’Italia si avvia verso la famigerata “fase 2” che dovrebbe segnare una parziale attenuazione delle rigide misure che sono state dettate dal governo per la riduzione del contagio.

Nel nostro caso la data fatidica dovrebbe essere quella del 4 maggio. Sul punto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato che l’allentamento delle misure dovrà avvenire sulla base di un piano ben strutturato e articolato che prenda in considerazione tutti i dettagli e incroci i dati, perché non possiamo permetterci di tralasciare nulla.

Fin qui le parole del capo del governo italiano. È bastato solo questo per far sì che nella opinione pubblica si facesse largo l’idea che il peggio è passato e che, al netto dei gravi lutti che si sono verificati, a breve tutto tornerà come prima. L’impressione è che gli stessi controlli che hanno visto impegnati per strada decine di migliaia di tutori dell’ordine, con uno spiegamento di forze che, in qualche caso, è apparso davvero eccessivo, si siano ridotti.

Per quanto, al pari dei nostri concittadini, non vediamo l’ora riprendere in mano la nostra vita, tornando a passeggiare, bere un caffè in compagnia o, più semplicemente, abbracciare una persona cara, abbiamo il dovere di evidenziare anche l’altro risvolto della medaglia, rispondendo a una semplice domanda: cosa accadrebbe se la fine del lockdown, fortemente voluta dal mondo imprenditoriale, avvenisse prima del previsto, e cioè in assenza di certezze riguardo al futuro?

In altre parole, ove mai il governo, d’intesa con le Regioni che scalpitano, desse un via libera generalizzato alle attività ferme da tempo, sarebbe giusto esporre il paese ad una nuova impennata di contagi e di morti?

Per la Costituzione non avremmo alternative, se non quella di restare in isolamento fino a tempi migliori.

L’articolo 41, infatti, nell’affermare solennemente che “l’iniziativa economica privata è libera”, precisa subito dopo che essa “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Sarebbe in contrasto con la funzione sociale dell’impresa la scelta di privilegiare sic et simpliciter la ripresa dell’economia, accettando il rischio di una impennata di morti e di positivi.

Alla stessa conclusione arriveremmo utilizzando i parametri della matematica applicata. Ci riferiamo alla cosiddetta “teoria dei giochi” che studia e analizza le decisioni individuali di un soggetto in situazione di conflitto o interazione strategica con altri individui. L’assunto di base è che se ognuno ragiona per sé stesso si arriva, per forza di cose, ad un equilibrio non ottimale. Se tutti fanno il comodo loro; ci rimettono tutti. Si raggiunge un equilibrio migliorabile, quando si possono compiere azioni che devono essere rivolte al bene della collettività, per migliorarlo.

Far ripartire tutto, considerando come “accettabile” un numero elevato di morti e di contagiati – da curare nelle strutture all’uopo predisposte – non corrisponderebbe affatto al bene della collettività ed avrebbe un costo di gran lunga superiore ai benefici connessi alla ripresa.

Anche noi siamo stanchi di restare chiusi tra quattro mura. Ma, senza scelte politiche assunte con giudizio, la nostra uscita all’aria aperta avrebbe lo stesso valore di una condanna a morte. Meditate gente, meditate…

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